La terza vita di Jennifer

12 10 2007

Jennifer Capriati, 31 anni fatti a marzo, non si ricorda quando è stata la prima volta che ha pensato di farla finita, di uccidersi. Fra le visite ai dottori, due operazioni alla spalla e due al polso mal riuscite, la florida ragazzona figlia di un omone di Brindisi e di una hostess della Pan Am (da tempo divorziati) non ricorda neppur più quando sia cominciata la fase più acuta della sua depressione originata anche – ma non solo – dall’impossibilità di disputare un solo match in tre anni, dal 7 novembre 2004 (sconfitta nei quarti a Filadelfia da Vera Zvonareva). Sei volte ha provato a riprendere la racchetta in mano. Per lasciarla cadere. Per l’ex n.1 del mondo, Jennifer, è dura, durissima, come e più che per gli altri 21 milioni di americani che – sostiene una ricerca di “Mental Health America” – soffrono di crisi depressive. Ben poco solleva il cuore di Baby Jane, l’ex bambina prodigio, il ricordo di quando fu presentata al mondo come un vero fenomeno vivente, dacchè cominciò ad accumulare il primo dei 10 milioni di dollari poi vinti in carriera di soli premi ufficiali ancor prima del quattordicesimo compleanno, quando le consentirono di esordire nel circuito professionistico contro tutte le regole. E anche il ricordo di quando conquistò la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Barcellona a 16 anni, battendo la favorita ed olimpionica uscente Steffi Graf. Insomma n.8 del mondo a 14 anni, n.6 a 15, medaglia d’ oro a 16! Ma pare contare assai di più agli occhi, al cuore di Jennifer che si macera dentro, semmai di più l’amarezza di quei primi giorni bui, quando cominciò diciassettenne milionaria a frequentare cattive compagnie, venendo inghiottita dal gorgo della droga, subendo perfino un fermo di polizia per il furto di un anellino in un grande magazzino. Nemmeno oggi, dopo mesi e mesi di terapia e una gran quantità di medicine, sembra in grado di tirarla su di morale – come forse potrebbe – il ricordo della straordinaria resurrezione, quando, dopo quasi sei anni di black-out (i primi senza racchetta, gli ultimi con la racchetta ma con molte più sconfitte che vittorie, appena n.101 del mondo a fine 1998 e a 22 anni) ritrovò all’improvviso quella condizione che pareva persa per sempre per trionfare all’Australian Open del gennaio 2000. Cominciava lì una straordinaria escalation che la portava addirittura, nell’ottobre 2001, sul trono del tennis mondiale, n.1.

(per gentile concessione dell’autore, estratti del blog Servizi Vincenti: per leggere gli articoli in versione integrale: http://www.blogquotidiani.net/tennis/ )


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