Silvio

30 10 2007

Fabio Poletti per La Stampa

Ha costruito un impero, inventato la tv commerciale in Italia, fondato un partito, occupato la poltrona di Palazzo Chigi, ma alla fine Silvio Berlusconi è quello di sempre. «Il dottore», come lo chiamano dal palco per il XX master di Publitalia 80, dove tiene una lectio inauguralis per l’apertura del corso, dispensando strette di mano e sorrisi, molti sorrisi. In un’ora di lezione, il dottore racconta mezza vita, quella iniziata a Milano 2 e che presto sogna di infilare in un libro che vorrebbe scrivere, quella proseguita in un giorno del ’94 con la discesa in campo. «Mi avevano portato i sondaggi, i comunisti erano all’82%, bisognava fare qualcosa…», racconta l’imprenditore prestato alla politica, anche se giura di turarsi spesso il naso.

(Quel volta bandana di Silvio)


«Ho un’idea romantica della politica, è un atto di carità verso gli altri… Da quando sono sceso in campo ho portato una moralità nuova che consiste nel mantenere gli impegni con gli elettori», racconta di sé dal palco azzurrino come piace a lui, davanti alla platea deferente di amici e collaboratori, quelli che lo hanno accompagnato in ogni avventura, a partire da Fedele Confalonieri rimasto a curare le aziende.

Alla politica di oggi non concede molto. «Sarà mica nuovo Veltroni che si vede da trentacinque anni? Lui è un professionista della politica…». Il leader del Pd gli ha lanciato un messaggio, per intavolare una trattativa sulle riforme. Berlusconi lo gela: «Rispondo a tutti, risponderò anche a lui… Ma se non rompono con la sinistra marxista non cambia niente. Con questo governo invece i giochi sono chiusi, se fossi al posto di Prodi con i sondaggi che ha mi dimetterei… Meglio andare a votare subito».

(I primi passi dopo essere sceso in campo)

 

Liquidato Veltroni, svaporato Prodi, il leader di Forza Italia torna a quello che più gli piace. Agli anni eroici, quelli della Milano da bere, gli Anni Ottanta in cui nasce il fenomeno Berlusconi. «Quella della tv privata è stata un’avventura… Ci trovavamo di fronte la Rai che era il braccio armato dei partiti e avevano nella tv pubblica il luogo dove rifugiare tutti i loro parenti…», ricorda il Cavaliere di quella battaglia nata negli studi di Milano 2 e poi a Cologno, contro i pretori che spegnevano i ripetitori e i partiti che si mettevano di traverso. «Dalla nostra parte c’era la gente, mi ricordo che andava in piazza urlando: “Ridateci i puffi…”.

La politica ha fatto di tutto per riprendere il controllo della tv dopo aver capito l’incidenza che ha sugli elettori», giura Silvio Berlusconi che ricorda pure di aver trovato nella sede di una major televisiva americana un suo busto in bronzo, per il ruolo svolto da pioniere della tv commerciale. Non ne aveva mai parlato nessuno. Magari non sarà neanche vero. Ma che importa. A Silvio Berlusconi l’arte dell’improvvisazione piace. Agli studenti dei master degli ultimi vent’anni – «Seicento laureati, finiti tutti nelle migliori aziende» – ricorda quali devono essere le caratteristiche di base per fare bella figura: «Un alito profumato, una stretta di mano vigorosa, sempre i complimenti pronti». Di complimenti, specie alle studentesse, ne riserva più di uno.

(L’incorregibile Silvio sul settimale ‘Oggi’)


Ammette pure di aver passato qualche guaio, per questa sua innocente passione: «Quando Veronica vide le foto che mi ritraevano in Sardegna con cinque ragazze, ma c’erano anche i loro fidanzati giuro…, si mise a preparare le valigie. “Cosa fai, torni da tua madre?” le chiesi. Lei mi rispose che le valigie erano le mie. Io da grande comunicatore l’ho convinta e alla fine è rimasta. Ahimè!».


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