Concordo con i colleghi..

19 11 2007

ARRIVA LA “COMMEDIA” DI BENIGNI SU RAI1 E DECOLLA SUBITO LA POLEMICA
IL DANTISTA SERMONTI: “SPIRITOSAGGINI E COSE OVVIE PER ADESCARE IL PUBBLICO”
ZEFFIRELLI: “AL CINEMA FA SOLO FLOP E ALLORA HA RISPOLVERATO DANTE ALIGHIERI”

1 – SERMONTI BACCHETTA BENIGNI: “COSÌ BANALIZZA DANTE”
Laura Rio per “Il Giornale”

Benigni Alighieri

Lui, Vittorio Sermonti, è il dantista per definizione, il cultore divulgatore della Divina Commedia, lo scrittore che con le sue letture perfette e meravigliose della massima opera italiana ha raccolto intorno a sé migliaia di persone in tutti i teatri e le chiese della penisola. L’altro, Roberto Benigni, è un giullare, un attore, un regista che la prima volta che si è cimentato con il sommo poeta raccontando l’Ultimo del Paradiso ha ammaliato davanti alla Tv dodici milioni di persone e che da un anno porta in giro l’Inferno, pure lui, per tutta Italia.

Ma a modo suo, giocando sul testo, attualizzandolo, infilandoci dentro Berlusconi e Veltroni, trasformando Dante in uno spettacolo di piazza capace di coinvolgere nonne e bambini. Bene, Benigni rischia di fare un altro botto di spettatori il 29 novembre su Raiuno, portando in Tv il V dell’Inferno, il canto dell’amore tra Paolo e Francesca. E prima dell’evento, si comincia a storcere la bocca. È proprio Sermonti, che già aveva avuto modo di criticare le letture teatrali fatte da Benigni negli ultimi mesi, ad aprire il fuoco.

In un’intervista al settimanale Sorrisi e canzoni, da oggi in edicola, spiega: «Per leggere Dante ci vuole uno scrittore e non un attore che per quanto intelligente e attrezzato professionalmente ha la tendenza a leggere un testo nel modo migliore possibile. Ma così facendo rischia di farsi sopraffare dalla sua bravura». E aggiunge: «Benigni è un esempio emozionante. L’ho visto in tv, mai dal vivo. Eravamo amici. Ora non ci sentiamo da molto tempo».

Poi arriva l’affondo: «Il suo modo di attualizzare Dante è divertente ma non si possono dire spiritosaggini e cose un po’ ovvie per adescare il pubblico. Questo non è un buon servizio fatto al Poeta e nemmeno agli ascoltatori. Ho 78 anni e mi dispiace lasciare il campo a questo tipo di divulgazione allegra. Dante è duro e severo e ci vuole durezza e severità per capirlo. È un’operazione delicatissima, che non si può fare alla buona».

Vittorio Sermonti e Diletta Petronio – FOto U.Pizzi

Insomma secondo Sermonti non si può ridurre la Divina Commedia a una burla, adombrando anche il fatto che quella del regista premio Oscar sia una grande operazione commerciale. E il diretto interessato cosa risponde? Nulla, non vuole entrare nella polemica. Però non si può non notare che cinque anni fa, nel dicembre 2002, quando l’attore portò il Paradiso su Raiuno, Sermonti, che allora fu coinvolto nell’operazione (mentre non è stato così per le successive letture dell’Inferno), giudicò diversamente il lavoro.

«Questo tipo di divulgazione – dichiarò allora ai giornalisti – mi trova del tutto solidale. Ma al di là della forza comunicativa straordinaria, quello che mi piace di Benigni è che la sua lettura di Dante lo tradisce, lo mette a nudo, a volte anche alla berlina. E questa è una cosa grandissima. Perché con Dante ci si può misurare solo rischiando il ridicolo. È così anche per me: so che devo rischiare il ridicolo». Ovviamente, ognuno ha il diritto di cambiare opinione.

Del resto, dell’avviso del celebre studioso sono in parecchi. Della lista fanno parte, ad esempio, Giorgio Albertazzi («Credo che il pubblico – disse in un’intervista – esca dallo spettacolo di Benigni uguale a quando c’era entrato e pensando che Dante sia attualissimo e anche un po’ fessacchiotto»), Franco Zeffirelli di cui riportiamo l’opinione nell’articolo sottostante e Franco Cardini, medievista e scrittore fiorentino: «Benigni in realtà recita Benigni che recita Dante – ha detto quest’estate -: non si preoccupa certo dei problemi filologici, né di nascondere il suo accento pratese. Detto questo ha suscitato un certo movimento di massa». Di massa, in ogni caso, ce ne sarà tanta il 29 novembre in prima serata su Raiuno, cui seguiranno altri tredici appuntamenti in seconda serata a dicembre e a gennaio.

2 – ZEFFIRELLI: È UN CANTORE DI TERZA MANO
Laura Rio per “Il Giornale”

Franco Zeffirelli con l’amico Berlusconi – Foto U.Pizzi

A Franco Zeffirelli, appena sente parlare di Benigni, viene l’orticaria. «Già uno di Prato che recita Dante è una bestemmia – parte in quarta al telefono il regista tra il divertito e l’arrabbiato -. Per uno di Firenze come me sentir parlare con quell’accento fa accapponare la pelle. Non ha il comando del toscano di Dante, il suo è quello dei montanari dell’Appennino. Se si pensa che uno dei più grandi lettori di Dante è stato Boccaccio, e ora arriva Benigni… Dante non può averlo come suo cantore».

Non è proprio l’ultimo arrivato, ha vinto un Oscar, ha fatto grandi film…
«E quali? Dopo La Vita è bella, gli altri due, Pinocchio e La tigre e la neve, non se li sono filati. In America non vogliono più sentir parlare di lui. E allora che ha fatto? Si è buttato sulla Divina Commedia per ritrovare un po’ di successo. Abbaglia la gente. Racconta Dante come se fosse un suo vicino di casa».

Ma riesce a portare un testo difficile alle persone comuni…
«È come far cantare Verdi a uno senza voce. Non è in quel modo che si aiuta la diffusione e la comprensione dell’opera. È un lavoro da lasciar fare a Sermonti o ad Albertazzi che sono di un altro spessore culturale».

Ma lo vanno a sentire migliaia di persone…
«Appunto. Ha trovato l’oro rispolverando Alighieri».


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Una risposta

29 11 2007
paolodilautreamont

Evo Morales ha dovuto cacciare un suo ministro, reo di avere intrattenuto affettuosi rapporti con una prostituta, con una serie di fotografie finite su diversi giornali mondiali (vedi a fianco).
Ricordo che Evo Morales è stato ricevuto con tutti gli onori in Italia un mese fa ed è stato premiato dalla Fondazione Pio Manzù per l’impegno pro infanzia abbandonata.
Il PRC ha addirittura proposto il cocalero presidente boliviano come Nobel per la pace…

Certo è bene che i vizi privati del ministro non ricadano sulle “pubbliche virtù” del Premier, ma è anche vero che Morales si è scelto un frequentasciacquette come ministro…

Notiziuncola. Nel Paese dove san Roberto Benigni predica al volgo “sesso-politica e Dante Alighieri” in una serata (dicono al modico prezzo di un milione di euro (18 milioni di lire al minuto! Ditelo ai kompagni lavoratori operai!) sono ben nove milioni i frequentatori di Mig Notte. Nove milioni. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Io non la scaglierò certo, ma dico solo che senza rigor ethicae resta solo il rigor mortis. Invece c’è chi pensa solo al rigor penis.

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