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6 12 2007

Papa Benedetto XVI – Foto La Presse

1 – CORRONO LE OFFERTE AL VATICANO…
Carlo Marroni per “Il Sole 24 Ore”

Viaggia speditamente verso i 100 milioni di euro la “massa oblativa” (voce principale delle entrate) che permette il funzionamento della macchina vaticana. Nel 2006, infatti, il totale delle contribuzioni che arrivano da ogni parte del mondo cattolico verso San Pietro è stato di 86 milioni, in forte crescita rispetto ai 73 milioni circa dell’anno precedente, livello sui cui si era stabilizzato da qualche esercizio.

Ma evidentemente la maggiore attenzione verso la Chiesa, in linea con il forte afflusso di visite alle udienze papali, fa ritenere ormai non distante la soglia dei 100 milioni anche se da Oltretevere nessun fa previsioni o stime. Soldi previsti dal diritto canonico, dove si invita i vescovi a venire incontro liberamente alle necessità della Santa Sede per sostenerne l’attività. La massa oblativa proviene da Conferenze Episcopali, Diocesi, Istituti religiosi, fedeli ed Enti. Nel 2006 il bilancio consolidato si è chiuso con utile di 2,4 milioni, in calo tuttavia rispetto ai quasi 10 del 2005. Motivo: i mercati finanziari hanno penalizzato il dollaro.

La gestione del denaro vaticano in buona parte è di competenza di una sigla, al mondo sconosciuta: Apsa. Vuol dire Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. In pratica il ministero del Tesoro vaticano. Lo guida il cardinale Attilio Nicora, un prelato già vescovo di Verona (sede-chiave per i rapporti con il mondo dell’economiae della finanza di marca germanica) già ausiliario a Milano di Carlo Maria Martini e intimo di Giovanni Bazoli e Angelo Caloia, con cui negli anni ‘80 animò un cenacolo culturale-economico.

Insomma, un presule che conosce a fondo i meccanismi della finanza e della politica. Già perché l’Apsa ha il compito di amministrare i beni di proprietà della Chiesa destinati a fornire i fondi necessari per gli adempimenti della Curia Romana. L’attuale forma dell’Apsa nasce nel 1967 per volere di Paolo VI, ma la gestione organizzata del patrimonio risale a Leone XII nel 1878 e a Pio XI che, nel 1929, riunì i vari uffici sotto una Prefettura. La gestione dei beni della Chiesa è cosa ampia e si irradia in molte sezioni dell’arcipelago vaticano, tanto che Nicora siede tra l’altro nella commissione cardinalizia dello Ior.

Il cardinale Carlo Maria Martini

Ma non è l’Apsa a fare i conti. Quello è compito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, guidata dal cardinale Sergio Sebastiani. Alla Prefettura spetta la vigilanza e il controllo sulle Amministrazioni che dipendono dalla Santa Sede, quale che sia l’autonomia di cui possano godere.

Un compito delicato, quindi, che prevede l’esame dello stato patrimoniale e del conto economico, i bilanci preventivi e consuntivi fino alla possibilità di esaminare i singoli documenti ed esprimere giudizi sui progetti di maggiore importanza, indagare sui danni al patrimonio e se del caso promuovere azioni penali o civili presso i competenti tribunali. Insomma, una sorta di ministero del Bilancio e insieme Ragioneria Generale e Corte dei Conti, tanto che alla fine redige il bilancio consolidato.

Infine un dicastero economico è il Governatorato della Città del Vaticano, guidato dal neo cardinale Giovanni Lajolo, al quale è stata assegnata la diaconia della parrocchia di Santa Maria Liberatrice a Monte Testaccio (tutti i cardinali diventano titolari di una parrocchia romana). Al Governatorato fanno capo le attività dello Stato della Città del Vaticano, come i Musei, la Sanità e l’ufficio filatelico e numismatico, che creano redditi destinati al funzionamento della macchina vaticana.


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