A me non è mai piaciuto

11 12 2007

Maurizio Molinari per “La Stampa”

Al Gore

Al Gore riceve il Nobel per la Pace e lancia un appello a Stati Uniti e Cina affinché riducano le emissioni nocive, ma la sua immagine di paladino dell’ambiente esce indebolita dalle rivelazioni britanniche sui lauti proventi personali incassati grazie ai discorsi da militante pro-clima.

Il premio Nobel per la pace è stato consegnato ieri all’ex vicepresidente americano nel corso di una solenne cerimonia ad Oslo, che lo ha visto poi intervenire con un discorso in cui ha detto che «la Terra ha la febbre» e per curarla non è più rinviabile un drastico taglio alle emissioni di gas serra. «Rischiamo di andare verso la distruzione mutua assicurata – ha affermato Gore, richiamandosi al linguaggio della Guerra Fredda – e per evitarla dobbiamo fare la pace con la Terra, mobilizzando velocemente le risorse della nostra civiltà con una determinazione vista finora solo quando le nazioni si preparano ad andare in guerra».

«È l’intera umanità che deve affrontare l’attuale situazione di emergenza», ha aggiunto Gore citando il fondatore dell’India Gandhi, l’ex premier britannico Churchill e la Bibbia. Da qui l’appello ai governi di Stati Uniti e Cina affinché facciano venire meno le obiezioni presentate nelle ultime 48 ore al summit dell’Onu di Bali che ha in agenda proprio la riduzione dei gas serra, al fine di gettare le basi dell’accordo sul clima che entrerà in vigore dopo la scadenza del Protocollo di Kyoto del 1997.

«Cina e Stati Uniti sono i maggiori produttori di gas inquinanti – ha sottolineato Gore – e sta a loro compiere le mosse più coraggiose o dover rendere conto alla Storia della loro incapacità di agire». Domani l’ex vicepresidente sarà a Bali, assieme al co-premiato Rajendra Pachauri capo dell’organismo dell’Onu per la protezione del clima (Iccp), per fare direttamente pressione a favore di un accordo «rapido e solido». Riguardo alle altre «nazioni inquinanti» – dall’India ai Paesi europei, Italia inclusa – Gore propone di imporre una «tassa sulle emissioni di CO2» e di dichiarare una moratoria sulla costruzione di nuove centrali elettriche a carbone prive della capacità di «intrappolare i gas serra». Comunque vada a Bali, Gore è comunque sicuro che «il prossimo presidente degli Stati Uniti avrà un’attenzione per l’ambiente maggiore rispetto a quanto avviene ora» ma sull’ipotesi che possa essere lui a candidarsi ha ribadito il «no».

La giornata di festeggiamenti a Oslo ha tuttavia riservato qualche grattacapo per Gore in ragione delle indiscrezioni pubblicate dal britannico «Daily Mail» sui compensi da capogiro che chiede quando pronuncia discorsi a favore del clima. La polemica nasce dall’intervento pronunciato recentemente a Londra da Gore di fronte al «Fortune Forum» ottenendo un pagamento di 100 mila sterline per appena 30 minuti di durata, ovvero una media di 3300 sterline al minuto: talmente alta da rivaleggiare con le tariffe dell’ex presidente americano Bill Clinton, che si aggirano sui 200 mila dollari a serata. Nel parterre del forum vi erano personaggi noti come Bob Geldolf, Darryl Hannah e Jerry Hall ma molti dei presenti – paganti fino a 50 mila sterline a testa – si sarebbero lamentanti per un intervento «lungo e a tratti noioso».

Irritazione avrebbe provocato il fatto che la tariffa da 100 mila sterline per Gore non è stata resa pubblica se non a evento concluso, lasciando supporre agli intervenuti che l’ex vicepresidente degli Stati Uniti parlava a braccio in nome dei propri valori mentre invece stava intascando una cifra considerevole.
Come se non bastasse l’Alta Corte di Londra ha rinnovato alle scuole del Regno Unito la richiesta di «informare gli alunni» sugli errori scientifici contenuti nel film «Una verità sconveniente», che figura proprio nella motivazione del Nobel della Pace.


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