Il muezzin diventa un cd

4 01 2008

di TAHAR BEN JELLOUN

<B>In questo modo si snatura<br>il canto che avvicina a Dio</B>

SI DICE che un importante abitante della Mecca si sia convertito all’islam e sia diventato un compagno del profeta Maometto ascoltando una voce salmodiare il Corano. Quella voce profonda, grave, trasmetteva tutta l’emozione del testo sacro. Questo illustra l’importanza della voce umana nell’appello alla preghiera. Cinque volte al giorno, una voce richiama i fedeli alla preghiera.

Che ci si trovi al Cairo, a Fès o a Medina, quegli appelli scandiscono la vita dei cittadini. Per alcuni l’ora della preghiera è sacra: lasciano il lavoro, chiudono i negozi e si precipitano alla moschea per rispondere all’appello.

Ci sono muezzin – quelli che fanno l’adhan – la cui principale attrattiva è la voce, e ad essa debbono la notorietà. Da qualche tempo in certe grandi città la voce dal vivo è stata sostituita con una registrazione. I fedeli abituati agli appelli in diretta non apprezzano questo genere di cambiamenti, così come a volte si lamentano con le autorità quando un muezzin non ha una bella voce. Le voci nasali o acute sono proscritte. Il richiamo alla preghiera e la lettura pubblica del Corano possono essere affidati solo a voci piacevoli e attraenti. Una brutta voce potrebbe far fuggire i fedeli.

Il simbolo della voce è il simbolo della vita. Si chiama la gente a raccogliersi per il tempo di una preghiera che può durare pochi minuti o anche più a lungo, soprattutto il venerdì per la preghiera di mezzogiorno, durante la quale un teologo, un uomo che conosce i testi religiosi, tiene un sermone.

Il fatto di ricorrere a una macchina è una semplificazione sgradita ai fedeli che ritengono importante che l’islam sia vissuto in una verità fondamentale. La macchina non sostituirà mai la voce umana, una voce con le sue esitazioni, una voce calda e vera. E un voce vera non si guasta, mentre la macchina può bloccarsi o rallentare dando all’appello un ritmo anomalo.


Chi chiama i fedeli alla preghiera è anche la persona che la presiede. Difficile immaginare una macchina presiedere alla preghiera!

Detto questo, ridurre il numero dei muezzin è un modo per risparmiare un po’ come è stato fatto nelle stazioni o alle fermate della metropolitana, dove a poco a poco il personale è stato eliminato e sostituito con distributori automatici di biglietti.

Indipendentemente dalle ragioni dei politici, la sostituzione degli uomini con i registratori non può non amareggiare i musulmani praticanti, che ritengono importante che l’appello venga da uno di essi e non da una registrazione senza cuore, senza colore e a volte con incidenti tecnici che disturbano l’esercizio religioso.

Immaginate una macchina che va in tilt e mescola tutte le parole. Immaginate un cortocircuito elettrico. Insomma, che si vada alla moschea o al lavoro, nulla vale la presenza, la voce dell’uomo, che si pu? sbagliare ma si scusa e ripara al suo errore con una gentile formula di cortesia.

Il muezzin fa parte del quartiere. La sua voce è il suo capitale. Merita il rispetto e merita che il suo ruolo sia preservato. Ai tempi del profeta, saliva sul minareto e con il suo richiamo così bello radunava gli uomini che dovevano pregare il Creatore.
(traduzione di Elda Volterrani)

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