Bruno Lucas Felix Metsu è un personaggio dalla storia particolare, oltre che il ct degli Emirati Arabi Uniti, l’unico sparring partner del Milan in questo periodo di preparazione. Francese di Coudekerque (Nord), 53 anni, una modesta carriera da calciatore, allena squadre esotiche dal 2000, allorché gli venne affidata la Nazionale del Senegal. La portò ai Mondiali del 2002. Ai sorteggi, un giornalista commentò con improvvida superficialità i raggruppamenti: « Alla Francia è andata bene, l’avversario più pericoloso che dovrà affrontare è Youssou N’Dour » . Che, per chi non lo sapesse, di professione fa il cantante ed è di Dakar. Metsu orecchiò la frase, non disse nulla, ma memorizzò. Pochi mesi dopo, nella partita inaugurale, il Senegal batté i Bleus detentori del titolo. Quello stesso giornalista in conferenza stampa gli fece una domanda, lui lo guardò e lo gelò: « Chieda a Youssou N’Dour » . Metsu, sempre nel 2002, s’è convertito all’Islam. Dopo la rappresentativa africana, ha guidato l’Al Ain (squadra degli Emirati Arabi), poi Al Gharrafa di Doha (Qatar) e l’Al Ittihad di Jeddah (Arabia Saudita, il club dove è transitato Roberto Donadoni). Ha assunto l’incarico attuale nel giugno 2006. Qui è diventato un eroe perché un anno fa ha portato gli Emirati Arabi Uniti a vincere la Coppa del Golfo per la prima volta nella storia. Torneo regionale, ma festa nazionale. Per rendere l’idea, l’emiro Al Maktoum ha ringraziato i calciatori omaggiandoli di lussuosissime automobili e appartamenti da urlo. Ora il prossimo impegno è costituito dalle qualificazioni mondiali. Superato il Vietnam nel preliminare, gli Emirati a febbraio intraprenderanno il loro cammino nel gruppo D, che comprende Iran, Kuwait e Siria (avanti la prima). Metsu lavora con un preparatore atletico italiano, Massimo Marchesi. Non è solo il selezionatore, ma la figura di riferimento della Federazione, che non ha ancora un’organizzazione efficiente in un Paese dove i club hanno invece un peso notevole in rapporto. Lavora in paesi arabi da anni perché s’è innamorato di questa cultura e di questi posti. «Ho persino rifiutato un’offerta dell’Olympique Marsiglia pur di rimanere qui» . Sta lavorando sodo soprattutto sulla mentalità dei giocatori. La sua filosofia è riassunta in uno slogan: «I soldi non servono. Voi avete tutto e potete comprare tutto. Ma le vittorie, non potrete mai comprarle».
(Fonte: Claudio Casagrande, Tuttosport di lunedì 7 gennaio 2007)
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