Rilasciato Osiris 0.12 !!!

13 01 2009

The Osiris Team is happy to announce a new version of Osiris.
Osiris 0.12 gives many new improvements over every features: security, speed, stability and moreover this is the first Osiris version that introduce a native support of GNU/Linux.

Osiris is a freeware software made to build completely shared portals through p2p ( serverless ) and the new version 0.12 add the gateway Isis feature that gives the read-only access, to all content available on the Osiris p2p network with just a common web browser.

The software doesn’t need any other pre-installed component to work, and it is distributed as installable software or portable, it’s useful for external hardware.

You can download Osiris from the download-page ( eDonkey & Torrent links available )

To register to a portal it’s needed only to click on invite-link, or copy and paste the link into the browser. It’s available a dedicated forum to spread invite links, here you will find and publish link to portals made by the community.

To surf portals where you have been registered, by running Osiris, click on the right arrow-button: you will see the main page showing all your subscriptions.

To made new portals is available a Video Tutorial that shows how to made a new one, manage contempt and publish it on the dedicated forum.

We kindly ask to report any problems on the official forum.

A special thanks is given ( as usual smile.gif ) to all the support team for the contribution to the release of this version, thanks!

Click here for the forum discussion





Manchester Utd, sorprese in serbo

12 01 2009

Doppio colpo del Manchester Utd: Zoran Tosic e Adem Ljajic, i due gioielli del Partizan, sono stati acquistati dai Red Devils per una cifra complessiva superiore ai 20 milioni di euro. I campioni del mondo erano da tempo sulle tracce dei due ragazzi serbi e hanno cncluso la trattativa proprio in tempo per la riapertura del mercato. Tosic ha 21 anni ed è un centrocapista offensivo che può giocare anche in posizione più esterna: ha velocità, tecnica e un sinistro assolutamente magico, che lo rende letale nei calci di punizione. Ed è già stato convocato 12 volte in nazionale. Ljajic, invece, è ancora più giovane: 17 anni. Gioca prevalentemente sulla fascia destra, dribbla che è un piacere vederlo e fa tutto col piede destro. Inutile dire che lo United spera di aver fatto un grande affare: quando all’Old Trafford arrivò Nemanja Vidic, connazionale dei due giovani talenti, la scommessa fu stravinta.

Fonte | InTheBox





Chi glielo spiega agli intertristi ??

11 01 2009

Avendo a suo tempo letto la sentenza che ha condannato la Juventus alla B, al contrario di chi ne ha scritto senza sapere di che cosa stesse parlando, ho sempre sostenuto che, anche per la sentenza che ha condannato la Juventus, non era stato commesso alcun illecito sportivo ex articolo 6 del codice sportivo, ovvero non c’era niente che confermasse la teoria da bar dello sport che la Juventus di Moggi avesse anche solo provato a modificare l’andamento o il risultato di una singola partita.
Oggi questa cosa la sostiene in un’intervista – più accessibile di una sentenza per i frequentatori di un bar dello sport – l’autore della sentenza stessa, l’uomo che ha condannato la Juventus alla serie B, con penalizzazione e perdita di due scudetti legittimamente e meritatamente vinti sul campo, cioè Piero Sandulli.
Che dice Sandulli? Dice che “nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudini, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. E’ stata una condanna etica“.
Capito? Cattive abitudini, non “illeciti classici”. E la condanna è stata “etica”.
Sandulli conferma che la Juve non aveva commesso un “illecito sportivo”, non aveva né comprato né tentato di comprare le partite, ma soltanto una violazione dell’articolo 1, come tutti gli altri peraltro, che stabilisce il principio della lealtà sportiva e che non prevede né la retrocessione né lo scippo di due scudetti (uno dei quali assegnato da un dirigente degli indossatori a se stesso).
Continua Sandulli: “E’ violazione dell’articolo 1. E l’illecito associativo che non esisteva, era una falla nel sistema giuridico, è stato da noi introdotto“.
Avete capito bene, l’autore della sentenza di condanna conferma quello che c’è scritto nella sentenza e che non si è mai voluto leggere: la Juventus non ha commesso un illecito sportivo, ma è stato “introdotto” un reato associativo che “non esisteva” per poterle comminare una “condanna etica” (e scipparle Ibra in modo che gli indossatori anche oggi col Cagliari facessero punti)
Non è la prima volta che Sandulli lo dice, del resto l’ha scritto nella sentenza. E, nel luglio 2006, l’ha ribadito: “Non ci sono illeciti, era tutto regolare, quel campionato non è stato falsato, l’unico dubbio riguarda la partita Lecce-Parma”.
La Juventus di Cobolli Gigli è stata corresponsabile di tutto ciò.

Fonte | Camillo – Il blog di Christian Rocca





Global Warming ? TUTTE BALLE !!!

10 01 2009

PAOLO GRANZOTTO PER IL GIORNALE DI GIOVEDì 8 GENNAIO 2008

ADESSO, SE I MEMBRI DELL’ACCADEMIA REALE DELLE SCIENZE DISPONESSERO di una seppur modica quantità d’amor proprio e volessero restituire al Premio Nobel quel poco di rispetto che tutto sommato si merita, dovrebbero convocare a Stoccolma Al Gore e Rajendra K. Pachauri, il presidente dell’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change. E lì, nella sala del concerto dell’Accademia Reale di Musica dove nell’ottobre del 2007 il Bibì e il Bibò del «global warming» ricevettero dalle mani di Re Gustavo il Nobel per la Pace – per la Pace! -, degradarli come si fa con gli ufficiali felloni o traditori. Con obbligo di restituire medaglia d’oro, diploma e, soldi sull’unghia, quel milione e centomila euri che ricevettero di prebenda.

L’ABBIAMO SCAMPATA BELLA. SE NON INTERVENIVA LA NATURA con le sue gelate, le sue piogge e le sue nevicate, se non ci si fosse messa di buzzo buono per riempire fino all’orlo fiumi, laghi e bacini, per rimpinzare – in un fiat, fra l’altro – con trilioni e trilioni di tonnellate di ghiaccio le calotte polari di sopra e di sotto oltre che ghiacciai di tutto il mondo, ivi compreso il dato per morto e sepolto Perito Moreno, se non avesse, insomma, voluto dimostrare che lei fa quel che più le pare e piace strabuggerandosene delle proiezioni matematiche dell’Ipcc e delle quattro puzzette emesse da noi umani, Al Gore e Rajendra K. Pachauri sarebbero ancor qui a dettar legge. Lasciamo stare noi, che da anni battiamo e ribattiamo per denunciare la grande bufala del riscaldamento globale di origine antropica. Contiamo niente, noi. Ma i 650 scienziati – non cialtroneschi dilettanti, non improvvisati cultori della materia: scienziati, fisici, geologi, meteorologi – ai quali, grazie al provvido intervento della Natura del quale abbiamo parlato si presta finalmente orecchio, non è che abbiano smantellato il dogma del «global warming» solo ieri. È da sempre che lo picconano, è da sempre che lo smascherano rivelandolo per quello che è: una balla planetaria. Ma la stampa internazionale (con rare eccezioni), le tivvù, i blogger, i Michel Moore, le stitiche star di Hollywood, i rincoglioniti da Facebook o altri «social network» per finire ai pecorariscanio, alla minutaglia ambientalista nostrana, tutti a irriderla, la scienza. Tutti a crogiolarsi nel catastrofismo.
MI RIPETO, LO SO E SO ANCHE CHE INFIERIRE SUL VINTO NON È BELLO, ma tant’è: qualche tempo fa L’espresso sparò una mezza dozzina di pagine – con le solite fotografie delle zolle seccate dal sole, dello stento ciuffetto d’erba ingiallita – per annunciare al suo popolo di beoni che a far data 2022 la Puglia si sarebbe ritrovata totalmente desertificata. Niente più olivi e vigne. Solo sabbia e pietraie, pietraie e sabbia. E Repubblica? Avrà sfornato mille, duemila paginoni sul tema «Il pianeta ha un piede nella fossa». Attaccandosi a tutto, prendendo a pretesto i fatti più insignificanti o stravaganti. Come quella volta che lanciò l’allarme – e gli ci volle ovviamente un’intera paginata – per la diminuzione del numero delle farfalle in non ricordo più quale plaga del Sudamerica. Non si sa bene chi mai le avesse contate – prima e dopo – le farfalle, comunque sia, con matematica certezza i repubblicones attribuirono il calo della presenza dei lepidotteri all’effetto serra originato dalla dissennata attività umana. E gli orsi annegati per via dello scioglimento dei ghiacci polari? E il pesce flauto – uno, uno di numero – pescato nel Mediterraneo lui, lui il pesce, che bazzica abitualmente acque subtropicali? Ecco! Strillarono i repubblicones , il riscaldamento globale costringe i poveri pesciolini a risalire il canale di Suez e ciò dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che tra due o tre anni il Mar Rosso entrerà in ebollizione.
E COSA DIRE DELLA MATTANA CHE  colpì la società che si dice civile? Cosa dire di Fulco Pratesi che andava predicando di tirare lo sciacquone solo una volta ogni due giorni, di farsi il bagno solo una volta al mese e di cambiarsi la biancheria solo al mutare delle stagioni? Il tutto per risparmiare anche solo dieci litri di quell’acqua che il riscaldamento globale stava velocissimamente evaporando? Cosa dire dell’ossessione per la «carbon print», per l’«impronta ecologica» che falangi di bischeri tenevano aggiornata, attenti a non sforare i parametri? Tram in luogo di taxi uguale tre punti guadagnati, quattro se al posto del tram s’è inforcata la bicicletta. Dieci piani a piedi in luogo dell’ascensore punti due, virgola uno. Panino con la Bologna in luogo di spaghetti pomodoro e basilico uguale (per via del risparmio d’acqua e di gas) cinque punti tondi tondi. Punti preziosi, estremo omaggio al pianeta in agonia, già alla canna del gas.
CHE POI, SE LE CONSEGUENZE DEL CANONE CATASTROFISTA si fossero limitate al folklore del radicalume chic ambientalista o alle menate di Repubblica, amen. Potevamo anche farcene una ragione. Il guaio è che aveva finito per indurre eminenti statisti, tirati per i capelli dagli Al Gore, a sottoscrivere e giurare di rispettare i precetti di quell’incommensurabile bidone chiamato Protocollo di Kyoto. Bidone che all’Italia, cioè a noi contribuenti, sarebbe costato la bellezza di 180 miliardi (e qui è doveroso dirlo: puntando i piedi, mettendosi «fuori dall’Europa», rifiutandosi di sottostare ai diktat degli ayatollah ambientalisti, Silvio Berlusconi vide più lontano di tutti i Sarkozy e le Merkel e gli Zapatero messi insieme. Chapeau).

MA SI’, CI È ANDATA BENE. Seppure in zona Cesarini, l’abbiamo scampata. Vecchia cara Natura, sempre pronta a metterci una buona parola e a sputtanare, scusate il termine, i cialtroni. Non ci resta, ora, che rimboccarci le maniche e con tanta pazienza chiarire alle nuove generazioni, cresciute ahiloro a forza di balle sul clima condizionato dalle lacche per i capelli o dal forno a legna d’una pizzeria, che la neve, la pioggia, il sole, il caldo o il freddo sono fenomeni naturali. Anche i capricci del tempo – e il tempo può essere molto capriccioso – sono fenomeni naturali. E non invece, come hanno fatto loro credere bombardandoli di fregnacce ecologiste, reazioni più o meno inconsulte di una sussiegosa Terra Madre indispettita per scarsa sensibilità ambientalista dell’uomo cattivo. Ci vorrà tempo, ma si convinceranno. Anche perché fra una dozzina d’anni potranno sempre andare a dare un’occhiata alla Puglia e ivi controllare se quelle che gli avevano raccontato erano verità scientifiche o panzane di ciarlatano.





In Malaysia hanno il tribunale per internet

9 01 2009

Roma – Sono troppi e troppo intricati i nodi che si avvolgono intorno a crimini commessi online e che i tribunali della Malaysia sono incaricati di sciogliere: in futuro potrebbe essere un cybertribunale dedicato ad occuparsi di dirimere le questioni insolute e a giudicare i netizen accusati di aver violato la legge.

A reclamare l’avvio di una strategia più mirata per fronteggiare le minacce che la Malaysia intravede nella rete è il ministro delle Comunicazioni Shaziman Abu Mansor: i crimini online sembrano moltiplicarsi, negli scorsi tre anni sono 30 i casi sottoposti all’attenzione del procuratore generale. A mobilitare le autorità sono sovente cittadini della rete che si scagliano contro le politiche governative, sobillatori che turbano l’ordine pubblico con affilate denunce e pungenti invettive.

Non basta dunque investire i netizen di responsabilità rinunciando alle minacce di registrazione coatta e di leggi ad hoc, non basta dare fiducia ai cittadini della rete riconoscendo il valore dei media online. A parere del Ministro Shaziman l’avanzata della banda larga pone dei rischi che le autorità dovranno prepararsi ad affrontare: il governo prevede che entro il prossimo anno la penetrazione della banda larga crescerà dal 18 per cento, fino a raggiungere metà delle famiglie malesi. In quel caso nemmeno le truppe di pensionati connessi potrebbero costituire un efficace deterrente alle sortite sconvenienti: “Se nel futuro non dovessimo più riuscire a gestire i casi di cybercrimini perché aumenteranno di numero – ha annunciato il ministro – potremmo aver bisogno di un cybertribunale dedicato”.

Se la Malaysia medita su tribunali speciali per temperare con condanne mirate le pulsioni dei netizen sgradite alle autorità, la Cina mette in campo una strategia di respiro decisamente più ampio. L’annuncio emesso dalle autorità promette l’avvio di una campagna lunga un mese che avrà l’obiettivo di ripulire la rete dalla illegale trivialità che attenta alla moralità dei giovani cittadini della rete. I netizen cinesi sono incuriositi dalla pornografia, una pornografia che corrompe menti malleabili e induce i giovani a delinquere: le famiglie invocano aiuto e chiedono allo stato di mettere in salvo le giovani generazioni. Ma le autorità non hanno modo di perseguire e riportare sulla retta via ciascun cittadino: per questo si rivolgono ai portali e agli intermediari della rete.

Sette istituzioni si sono mobilitate per “purificare l’ambiente culturale di Internet e incoraggiare un salutare sviluppo dei minori”, sette istituzioni hanno lanciato il primo avvertimento a Google, a Baidu e a 17 portali cinesi, responsabili di “aver sfruttato vuoti legislativi” e di “aver messo in campo ogni tipo di strategia per distribuire contenuti di bassa qualità, crudi e persino volgari”. “Fra quei siti che ignorino gli avvertimenti – ha minacciato il rappresentante del governo Cai Mingzhao – qualcuno lo denunceremo, qualcuno lo puniremo, qualche altro lo faremo chiudere”.

Non è sufficiente che i motori di ricerca abbiano adottato in Cina politiche di autocensura: le istituzioni della Repubblica Popolare li invitano ad esercitare con maggiore risolutezza il loro ruolo di gatekeeper, li invitano a bloccare meglio e a bloccare di più. Se Baidu non si è ancora espresso a riguardo, la Grande G ha già opposto la propria reazione alle minacce delle autorità: Google non è che un motore di ricerca, non produce contenuti ma si limita a renderli accessibili senza per questo violare le leggi che condannano i pornografi.

Ma non di sola pornografia si tratterebbe. Se le campagne per epurare il Web dai contenuti sessualmente espliciti si sono susseguite nel tentativo di estirpare dalla rete il materiale che corromperebbe le menti più sensibili, a parere di molti l’azione della Cina si dispiegherebbe nel più ampio quadro della circolazione dell’informazione. Sono 206 milioni i netizen cinesi che utilizzano la rete come principale fonte di notizie: alcuni dei siti nominati dalle autorità sono dedicati al dibattito politico, un dibattito che potrebbe rivelarsi incandescente nell’anno del 60esimo anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare e a vent’anni dagli eventi di Tienanmen.

Gaia Bottà per Punto-Informatico





L’ultimo anno dello Zar

9 01 2009

E’ arrivato a Perth con due occhi neri e il labbro spaccato. «Vabbè, è stata rissa, una settimana fa. Diciamo che mi sono trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. E comunque ho vinto io». L’ultima di Marat Safin. Anzi, una delle ultime: «Sì, questo sarà l’anno dell’addio. Il tempo passa, io fatico sempre più a trovare le giuste motivazioni. E’ ora di iniziare una nuova vita, anche se non so ancora cosa farò. Adesso penso a giocare, senza troppa pressione addosso spero di divertirmi e di vincere qualche partita». La rissa non lo ha scosso più di tanto, anche perché, a differenza di Gerrard, Safin ha avuto il buon senso di scazzottarsi in privato: non in un pub, più probabilmente nella camera da letto di qualche marito geloso. Appena sceso dall’aereo in Australia, insieme con la sorellina Dinara – “ina” si fa per dire: 1 metro e 82 di salute moscovita – ha battuto l’Italia del duo Bolelli-Pennetta nel primo turno della Hopman Cup. Tipico di Marat, talento immenso, e immenso, gioioso dissipatore di se stesso. Rivoluzionario e romantico, sciupafemmine e sciupatennis. Uno capace di chiudere per una settimana di fila le discoteche della città, e poi vincere il torneo (è successo davvero: a Tashkent).

Resta memorabile la frase del suo collega Nalbandian, l’anno in cui a Montecarlo lo mandarono in campo alle 10 del mattino: «Non potete farmi giocare all’ora in cui Safin va a letto». Avrebbe potuto far piangere Federer a lungo, Marat, come nella semifinale degli Australian Open 2005. Roger per anni ha sofferto le sue invenzioni, le sue botte di rovescio, il suo carisma. Ma Safin quasi sempre ha preferito far felici signore e signorine in giro per il mondo. A partire dalle “safinette”, tre clamorose bionde che qualche anno fa a Melbourne nel suo box dondolavano il pass davanti a décolleté abissali. E poi giù fino a Dasha Zukhova, l’attuale morosa di Abramovich, per cui aveva quasi messo la testa a posto. «Più sono belle più costano le donne», si lasciò scappare una volta Marat il playboy, russo svezzato al sole di Spagna, bello come un divo di Hollywood e spiritoso come Groucho Marx. «Ma non è vero che le pago per farle venire a letto con me. Le pago per farle andare via dopo». Aveva 23 anni. Nel tennis era piombato 5 anni prima, ottavi di finale dal nulla a Parigi, ottavi agli Us Open. Nel 2000, a vent’anni, fece invecchiare di un secolo Sampras nella finale degli Us Open. Nove settimane da numero 1 Atp, poi tanti infortuni, al polso e al ginocchio, che l’hanno tenuto per mesi lontano dai campi. Un altro Slam vinto (2005) e uno incredibilmente perso in Australia (2004), due Coppe Davis. Quindici tornei e 14 milioni di dollari in totale. Poco, per un unto del signore che non ha mai gradito i calici più amari? «Sapete quante volte alla settimana mi sento ripetere: “Avresti dovuto vincere di più”? Ma io me frego. Sono stato numero uno del mondo, fra i top-5 per cinque anni, ho vinto due Slam, due Coppe Davis. Se avessi avuto una testa diversa forse non ci sarei mai riuscito». Uno spirito libero, una grande anima russa. Drammatica e burlona. Capace di giocare match perfetti e di calarsi le braghe in campo per prendere in giro l’avversario: Mantilla, a Parigi, nel 2004.

Di prendersi in giro, anche: «C’erano alcuni juniores negli spogliatoi, abbiamo parlato di stupidaggini e mi sono sentito davvero addosso tutta la mia età. Cioè 14 anni». Nel 2007 pensò bene di allenarsi scalando il Cho Oyu, la sesta montagna più alta dell’Himalaya, ma mollò dopo tre giorni, quando capì che gli after-hours in quota non facevano per lui. L’anno scorso l’ultimo grande lampo, la semifinale a Wimbledon, torneo che non ha mai amato, persa contro Federer quando i suoi fan già sognavano una favola alla Ivanisevic. Oggi è numero 29 Atp. E a 28 anni la rissa vera, quella con il tempo, Marat – filosofo da campo e da boudoir – ha deciso di giocarsela senza racchetta: «Il tennis mi piace, ma non è tutto. L’importante è vivere intensamente. Perché quello che è stato non tornerà più e nessuno sa cosa succederà domani». Imbattibile, comunque.

fonte:lastampa.it





E’ uscita Easy Peasy 1.0 !!!

9 01 2009

Easy Peasy logo

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Intertristezza

8 01 2009

Gianni Dragoni per “Il Sole 24 Ore”

È costato 148,27 milioni di euro lo scudetto all’Inter nell’ultimo campionato. È la perdita netta dichiarata dal bilancio al 30 giugno 2008 del club di Massimo Moratti, approvato senza discussioni dai 57 soci intervenuti all’assemblea il 30 ottobre, abituati a digerire bilanci con un rosso più profondo.

La perdita record è stata raggiunta l’anno precedente, con un rosso di 206,8 milioni nei conti al 30 giugno 2007. Nella scorsa stagione il club nerazzurro, al terzo scudetto consecutivo, ha stabilito un altro primato negativo: la spesa più alta mai pagata da una squadra italiana per il personale.

Tra stipendi ai calciatori, agli allenatori e agli altri dipendenti, in totale ha speso 190,66 milioni, pari al 97,6% del valore della produzione. Questo è in flessione da 197,24 a 195,37 milioni, come riclassificato dal Sole 24 Ore depurando i ricavi dalle plusvalenze da cessione calciatori, scese da 23,9 a 8 milioni di euro.

La spesa per il personale dichiarata nel bilancio è di 180,47 milioni, in crescita rispetto ai 160,77 del 2007, comprensiva di 28 milioni di premi rendimento (21,66 milioni nel 2007). Ma c’è dell’altro: l’accantonamento di 10,19 milioni «per oneri futuri relativi a personale tecnico esonerato prima dell’inizio della nuova stagione sportiva» (2,09 milioni nel 2007). Si tratta «dell’accantonamento degli stipendi per la stagione 2008-2009 degli stipendi» dell’ex allenatore «Roberto Mancini e del suo staff», ha spiegato Moratti all’assemblea.

Nell’esercizio i dipendenti in media sono saliti da 123 a 151, dei quali ben 55 «giocatori prima squadra e riserve», 23 allenatori, 46 impiegati, 8 dirigenti.
La quota più importante dei ricavi sono i diritti televisivi e proventi media, 124 milioni, pari al 63,5% del valore della produzione; quindi 31,8 milioni da sponsorizzazioni e pubblicità e 31,3 milioni di ricavi da gare, cioè biglietti e abbonamenti. Lo sponsor Pirelli ha versato 8,4 milioni.

La società presieduta da Marco Tronchetti Provera era presente all’ultima assemblea con una quota che si è assottigliata all’1,59% del capitale. La partecipazione di controllo, il 98,3%, è dell’Internazionale Holding Srl, di cui sono soci Moratti con il 98,27% e la lussemburghese Hellas Sport International Sa con l’1,73%, che fa capo alla famiglia Giulini.

A causa di queste «perdite significative », come ha sottolineato la società di revisione, Deloitte & Touche (subentrata in febbraio a Kpmg), il patrimonio netto del club era negativo per 12,8 milioni al 30 giugno. Per garantire la «continuità aziendale», cioè l’iscrizione al campionato e la prosecuzione dell’attività, è intervenuto, come di consueto, il generoso socio di controllo: tra luglio e ottobre la holding di Moratti ha versato 68,5 milioni nelle casse dell’Inter. E l’assemblea del 30 ottobre ha approvato un’ulteriore ricapitalizzazione da 86,6 milioni, da versare entro la fine di quest’anno.

A fine giugno l’Inter aveva debiti totali lordi per 394,88 milioni, un po’ meno dei 423,7 dell’anno precedente, ma sempre una somma imponente, il doppio del giro d’affari. Ci sono 82,2 milioni di debiti verso banche e 127 milioni verso la controllata Inter Brand Srl, alla quale è stato apportato il marchio alcuni anni fa. L’intera quota sociale di Inter Brand per 40 milioni è in pegno a favore di Banca Antonveneta, a garanzia di un finanziamento.

Il patrimonio calciatori è di 99,4 milioni, dopo ammortamenti per 35 milioni. I giocatori col maggior valore di libro, al netto degli ammortamenti, erano Zlatan Ibrahimovic ( 20,2 milioni) e Cristian Chivu (13).

L’Inter ha ottenuto plusvalenze per 8 milioni con la cessione di due calciatori nel luglio 2007, oltre a minusvalenze per 0,195 milioni: Marco Andreolli venduto alla Roma per sei milioni (5,57 milioni di plusvalenza) e Fabio Grosso all’Olympique Lione per 7,3 milioni (2,42 di plusvalenza). Nel 2007 c’erano plusvalenze per 23,9 milioni e minusvalenze per 4,65 milioni.

C’è una controversia con il fisco sul pagamento dell’Irap sulle plusvalenze da calciomercato. Nel bilancio sono stati accantonati 3,5 milioni relativi a Irap su plusvalenze di precedenti esercizi «contabilizzate a seguito di cartelle esattoriali notificate nel corso dell’esercizio». Nel luglio 2007 l’Agenzia delle Entrate ha accertato maggiore Irap per 3,8 milioni, l’Inter ha presentato ricorso.





E’ morto Magnotta !

8 01 2009
Abruzzo
Mario Magnotta

L’Aquila, 5 gen. – E’ morto Mario Magnotta. Il bidello più famoso d’Italia, reso celebre ovunque dallo scherzo telefonico della “lavatrice”, se n’è andato nella notte tra il 4 e il 5 gennaio all’ospedale San Salvatore, dove era ricoverato, a causa di una embolia polmonare molto estesa. L’ultimo sfogo: “L’Aquila non mi piace più”.AUDIO. Il mitico scherzo su Repubblica.it
Su Facebook: “Una strada a Magnotta”
Le sue ultime apparizioni video su Aquilatv.it

Magnotta Mario aveva 66 anni. Bidello in pensione dell’Istituto Tecnico Commerciale dell’Aquila, era diventato un personaggio conosciuto in tutta Italia per il suo carattere burrascoso, schietto, genuino e per sue alcune frasi in dialetto aquilano registrate su nastro durante un scherzo telefonico. Alcune chicche umoristiche hanno pero’ formato un cocktail così esplosivo che alla fine lo “scherzo della lavatrice”, realizzato nel 1986, è circolato in mezza Italia prima su cassetta, poi su internet, decretando il successo del “personaggio” Magnotta. Le “chicche” del bidello più famoso d’Italia (”m’iscrivo ai terroristi”) sono finite persino nei testi di una canzone di Simone Cristicchi. Un vero e proprio successo che ha portato l’ex bidello ad essere invitato in diverse trasmissioni radio-televisive nazionali come ‘I fatti vostri’, ‘Piazze d’Italia’ e ‘Maurizio Costanzo Show’. Numerosi anche i fan club sorti un po’ ovunque dopo le serate trascorse in discoteca nelle quali Magnotta veniva invitato. Nel 2007, Aquilatv.it ha sancito il ritorno di Magnotta come opinionista anche sul web. I suoi interventi sono diventati un cult su Youtube.it. Il sito a lui dedicato, magnotta.it, è da sempre uno dei più cliccati della rete. In uno dei suoi caratteristici sfoghi contro i politici ci colpì una frase. Deluso da tutti disse: “L’Aquila non mi piace più, me ne voglio andare”. Lo ha fatto davvero, purtroppo, e L’Aquila ha perso una parte della sua anima. Addio, mitico Mario, lo urliamo come facevi tu: “per voi Magnotta è morto”.

I funerali si svolgeranno mercoledì 7 gennaio alle ore 11 presso la chiesa di S. Maria del Soccorso al cimitero dell’Aquila

VIDEO. Mario Magnotta si racconta
VIDEO. L’esordio con Aquilatv
VIDEO. Magnotta e Napolitano a L’Aquila
VIDEO. Magnotta presenta le 99 cannelle
VIDEO. Magnotta presenta Collemaggio
VIDEO. Magnotta e il caldo record
VIDEO. Magnotta e le tasse





Last.fm stila la classifica musicale dell’anno

7 01 2009

Se c’è qualcuno che può conoscere i gusti musicali degli utenti della rete, quello è senza dubbio Last.fm.

Il portale “web 2.0″ ha recentemente pubblicato una classifica della musica più ascoltata dai propri utenti, ovvero quei 25 milioni di utenti che hanno installato sui propri computer l’omonimo programma che consente agli audiofili di condividere e ottenere suggerimenti basati sui propri gusti.

Tre sono le “chart” proposte dal sito: gli artisti debuttanti più apprezzati, gli album dell’anno, le singole tracce rilasciate durante il 2008 riprodotte più volte.

Per quanto riguarda gli artisti debuttanti, sono gli MGMT al top della classifica, affiancati sul podio da The Ting Tings e Sara Bareilles.

Sono invece i Cold Play con Viva La Vida a raggiungere il primo posto nella classifica dedicata agli album, seguiti da Oracular Spectacular dei MGMT e quindi da Third, realizzato dai Portishead.

Ma è forse quella relativa alle singole tracce riprodotte la graduatoria più interessante. I Cold Play spadroneggiano, guadagnano ben 6 posizioni fra le prime 10. I MGMT ne guadagnano altre 3, lasciando il singolo posto vacante all’orecchiabilissima I Kissed a Girl di Katy Perry.

Fonte | MegaLab








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