HERMAN MEDRANO a SANREMO

19 02 2010

HERMAN MEDRANO
rappresenterà il Veneto a
SANREMO MILLECOLORI 2010 – 20 febbraio 2010
Rassegna della canzone nelle lingue regionali d’Italia

In diretta dal Teatro del Casinò di Sanremo

per la prima volta gli artisti canteranno solo canzoni nelle lingue regionali.

Il programma sarà diffuso dalle ore 14.00 sul canale SKY 878 e/o 872

e in streaming audio dal sito di Radio Sanremo
www.streamingmedia.it/live/RadioSanRemo.asx

su cellulare Win Mobile e Nokia Internet Radio (scaricando l’applicazione)

oppure sulle radio collegate:
INTERNATIONAL RADIO (VE-RO-PD)
RADIO SANDONA’ (VE)
TRV (VR-PD-VI-RO)
RADIO VANESSA (VE)

Gli artisti partecipanti alla rassegna sono nove:

Herman Medrano (Veneto), Laura Conti (Piemonte), Lissander Brasca (Lombardia),

Zibba (Liguria), Buio Pesto (Liguria), Francesco Sossio Banda (Puglia), Malanova (Sicilia),
CantoAntico (Musiche dal Sud Italia), Nasodoble (Sardegna) e Vittorio De Scalzi





Buone notizie

17 02 2010

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Coca Cola made in China

16 02 2010

L’arte della guerra è un libro scritto dal Maestro Sun Tzu (un Generale cinese vissuto tra il VI e il V secolo a.c.). Uno dei suoi capisaldi consiste, per venire a capo di una durissima disputa, nell’abbracciare insistentemente il proprio nemico in modo che lo stesso non abbia mai a capire le nostre cattive intenzioni e si scopra. Rendendo più facile ed efficace il nostro attacco finale e i nostri propositi egemoni. Ci è tornato in mente questo trattato di arte militare letto moltissimi anni fa (molto in voga anche nel pensiero manageriale contemporaneo) leggendo un report su un giornale finanziario riguardante la penetrazione dell’economia americana da parte della Repubblica Popolare Cinese. Dalla esplosione della crisi mondiale del 2009, la Cina ha investito negli Usa circa 15 miliardi di dollari sottoforma di partecipazioni azionarie attive che hanno riflessi anche nella governance di importantissime aziende (Morgan Stanley, Bank of America, Motorola, Coca Cola, Johnson & Johnson, Visa). Inoltre, il più grande produttore di alluminio del colosso asiatico (Aluminium Corporation Of China) ha accettato di investire 19,5 miliardi di dollari in una delle più importanti società minerarie del mondo, l’australiana Rio Tinto, aumentando, tra l’altro, la sua quota nel
capitale della società sino al 18% del totale e di fatto assumendone il controllo. Operazioni analoghe
sono state compiute dalla CIC (China Investement Corporation, Fondo sovrano cinese che ha guidato queste operazioni) in Canada dove circa 5 miliardi di dollari sono stati investiti nella Teck Resources (colosso del settore minerario).
Fino al 2006 gli Stati Uniti avevano respinto i tentativi di penetrazione della loro economia da parte dei cinesi, innalzando in modo netto le proprie barriere doganali e i dazi. Causa la crisi economica e finanziaria che ha sconvolto ogni cosa nel 2009, oggi l’Amministrazione Usa è stata costretta ad
aprire agli investimenti cinesi, grazie ai quali alcune di queste aziende sono state letteralmente salvate da un disastro altrimenti inevitabile. Penetrazione commerciale della Cina a parte, il risultato (banalizzato) è che uno beve una lattina di Coca Cola, pensando che sia il prodotto più “made in Usa” al mondo, invece si accorge che quella lattina (almeno al giorno d’oggi) è molto meno americana ed espressione del capitalismo imperiale di quanto ci si possa aspettare

Estratto da La lattina di Coca su Indiscreto





Lo schifo persiste #27

9 02 2010

Andrea Scaglia per “Libero”

Ed eccoci qui, signore e signori, a presentare e commentare come ogni anno i numeri relativi alle spese direttamente o indirettamente legate al nostro primo cittadino per antonomasia, che poi è il presidente della Repubblica (più che altro nel senso d’istituzione, ovviamente). Un appuntamento fisso, che mai manca di strappare una smorfia d’istintivo e anche un po’ populista fastidio. Intendiamoci, sarà pur vero – come sottolinea esultante la nota diffusa dal Quirinale – che il bilancio di previsione per il 2010 è in calo rispetto a quello degli ultimi anni, -3,5 milioni di euro se confrontato con il 2008, – 4,7 paragonandolo al 2007. E che anche il personale è diminuito.

E che, insomma, Napolitano e il suo entourage cercano di tener fede al progetto di riduzione dei costi, che peraltro negli anni avevano raggiunto livelli ingiustificabili e insopportabili. In ogni caso, sapere che la nota spese per il 2010 è stata impostata «sulla base di una richiesta di dotazione a carico del bilancio dello Stato pari a 228 milioni di euro», ecco, lascia comunque sbigottiti. Soprattutto considerando che nel 2000, il “carissimo Quirinale” – così era intitolato un servizio dell’Espresso dell’epoca – spendeva 264 miliardi di lire.

Riconvertiti in euro, fanno 136 milioni 344mila e rotti. Poi bisogna però considerare l’inflazione, e allora l’equivalente attuale di quei 264 miliardi diventa 163 milioni e 272mila euro. Significa che in dieci anni il conto complessivo è comunque salito di quasi 65 milioni, euro più euro meno.

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