Finding Nemo a Rawa

26 08 2010
Finding Nemo

Finding Nemo





La guerra segreta di Obama [DA LEGGERE]

18 08 2010

Fonte | Camillo il Blog di Christian Rocca

Estratti

L’America di Barack Obama, il paese del presidente Nobel per la Pace 2009, sta conducendo una guerra segreta, oltre a quella palese in Afghanistan e Iraq, in una dozzina di paesi stranieri e in due continenti. Il New York Times ha pubblicato il primo di una serie di articoli rubricati “The shadow war”, la guerra nell’ombra, sul coinvolgimento militare e spionistico dell’apparato di sicurezza americano in Nord Africa, in Yemen, in Kenia, in Pakistan, nelle ex repubbliche sovietiche e ovunque si nascondano i terroristi di al-Qaeda e i nemici islamisti dell’America.

John Brennan, il principale consigliere antiterrorismo di Obama, dice che la Casa Bianca preferisce lo il «scalpello bisturi» al «martello», agisce cioè con operazioni militari chirurgiche, non con aperte campagne belliche. Non fornisce telecamere. Non convoca conferenze stampa. I sacrifici umani e finanziari sono ridotti al minimo. La maggior parte di queste operazioni non è nemmeno riconosciuta.

Obama, inoltre, sta lentamente trasformando la Cia in un’organizzazione paramilitare, si legge nell’inchiesta del Times, con i continui attacchi aerei con i droni in Pakistan e in altri paesi. Il 25 maggio scorso, un attacco aereo americano nello Yemen ha ucciso un gruppo di terroristi, alcune decine di civili e anche il vicegovernatore della provincia di Marib che si trovava sul luogo per tentare di convincere i militanti di al-Qaeda a rinunciare alla lotta armata. Un errore che ha complicato la situazione in Yemen, ma che non ha fermato la Casa Bianca.





Meno tasse per tutti (era una balla ovviamente)

11 08 2010

di Ilvio Pannullo

Stanno cadendo, cadono e continueranno a cadere uno dopo l’altro, come in un domino ben progettato, i pezzi del mosaico dorato disegnato da Berlusconi e spacciato all’Italia intera come il dipinto di un successo inarrestabile. La crisi politica in atto, ormai cristallizzata nell’immotivata richiesta di dimissioni di Gianfranco Fini da Presidente della Camera dei Deputati, avanzata scompostamente da un iracondo Presidente del Consiglio  – da sempre scarso conoscitore delle norme costituzionali che disciplinano le varie istituzioni che compongono il nostro ordinamento – segna la fine del grande sogno.

E con esso, una dopo l’altra, vengono sbugiardate tutte le promesse fatte per ottenere quel consenso popolare utilizzato solo per fuggire dalla giustizia dei tribunali. Dopo quindici anni il berlusconismo, il sogno americano all’italiana, getta la spugna e si rivela per ciò che è, che è sempre stato: una maschera si ottimista e sorridente, ma pur sempre una maschera imposta ad un’Italia troppo brutta per essere vera.

Esemplificativa, se non addirittura paradigmatica, è la vicenda che ha interessato il fisco. Chiunque ricorderà il mantra azzurro del “meno tasse per tutti”. Uno slogan vincente, un progetto politico, un’idea propulsiva ora ridotta ad un clichè; un’utopia, un motivetto consolante da ripetere davanti le telecamere, nella speranza che ci sia ancora qualcuno disposto a credere alle favole. Purtroppo la realtà è ben diversa da come l’avevamo immaginata, da come ce l’avevano fatta immaginare attraverso descrizioni luminose, plastici lucidi e cartine dello stivale magicamente ridisegnate in quei grandi consessi autocelebrativi che sono diventati i salotti tv.

Sono i numeri, le proporzioni matematiche, i rapporti economici tra indicatori socialmente apprezzabili a spazzare via il campo da ogni ambiguità dialettica. E i numeri non hanno voce; posso essere interpretati, ma mai fino al punto di rovesciarne il significato originario (come invece puntualmente accade con le parole). E cosa dicono i numeri del decennio azzurro? Eccoli qui.

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L’emigrazione come scelta – [Leggere please]

6 08 2010

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/L%27emigrazione_come_scelta

“Ho quindi grande rispetto per quelli che fanno il proprio dovere. Ma il fatto che (non è solo un’idea tua, Sergio: è un’idea che in Italia si sente spesso, quindi nulla di personale) in Italia sia necessario riconoscere pubblicamente che X o Y hanno fatto il proprio dovere dovrebbe dar da riflettere. Quanto impazzito deve essere un paese se si tende a riconoscere come fatto straordinario e degno d’encomio che si faccia nient’altro che la propria, regolare e comune, parte?”








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