P. DM. per “La Stampa”
ZARA
La griffe spagnola Zara è accusata di usare mano d’opera in Brasile in condizioni di lavoro vicine alla schiavitù. Lo hanno scritto ieri i maggiori quotidiani brasiliani, dopo che il ministero del lavoro di Brasilia ha avviato un’inchiesta in seguito a una denuncia sulle condizioni disumane di lavoro in un laboratorio clandestino di San Paolo. Secondo la denuncia, 16 persone, per lo più boliviani e peruviani, fra i quali 14enne, lavorano 12 ore al giorno, senza pausa domenicale, né ferie.
«Abbiamo trovato bambini esposti a rischio, macchine senza protezione, fili elettrici a vista, locali insalubri con molta polvere e senza circolazione d’aria, senza luce solare – ha detto al «Globo» il funzionario del ministero del lavoro, Luis Alexandre de Faria, che ha partecipato a due blitz in fabbrica -. I lavoratori dovevano chiedere autorizzazione al proprietario del laboratorio per uscire e dovevano comunicare dove andavano». La retribuzione, inoltre, è pari a 100 euro al mese, anche se il salario minimo previsto dalla legge brasiliana è di 247. Altre ditte che lavorano per Zara sono state scoperte in situazioni irregolari alla periferia da San Paolo e ad Americana, 100 chilometri dalla capitale paulista.
ZARA
I laboratori sono stati denunciati per 48 infrazioni, come eccesso di ore al giorno, mancata iscrizione nel libretto di lavoro, mancata concessione di riposo settimanale e ferie, mancanza di estintori di incendio, di illuminazione adeguata, di acqua potabile, e di sedie idonee. In un comunicato rilasciato in Brasile, la Inditex, proprietaria di Zara, ha informato che c’è stata una terziarizzazione non autorizzata di un fornitore (la ditta Aha) che avrebbe commesso un’infrazione al suo codice di condotta che stabilisce norme per i latori di commessa diretti e indiretti. La Foha de S. Paulo aggiunge che solo in Brasile il gruppo spagnolo ha 50 fornitori fissi che impiegano circa 7 mila lavoratori.

























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