Da BeppeGrillo.it #4

25 06 2008

Fonte | BeppeGrillo.it

Il Dipartimento della Difesa Usa dà ragione al blog. Nel 2005 scrissi che a Ghedi Torre e ad Aviano c’erano novanta testate nucleari americane. Potenza distruttiva pari a 900 volte Hiroshima. Dissi nel mio spettacolo Reset che il livello di sicurezza del sito di Ghedi era inesistente. La televisione svizzera mostrò un gruppo di ragazzi entrato nella base a fare un picnic dimostrativo senza alcun problema. La sicurezza intervenne quasi mezz’ora dopo. Nel caso di un attentato le bombe contenute a Ghedi farebbero sparire l’Italia del Nord insieme a parte dell’Europa Centrale. Il federalismo della Lega sarebbe finalmente realizzato. Il rapporto riservato dell’Air Force è stato pubblicato dalla Federazione degli scienziati americani (FAS).
Il rapporto è stato ordinato da Roger Brady, comandante dell’Air Force in Europa, dopo che un B52 trasportò per errore sei testate atomiche sorvolando gli Stati Uniti. Nel rapporto si legge: “problemi di edifici di supporto, alle recinzioni dei depositi, all’illuminazione e ai sistemi di sicurezza, a guardia delle basi vi sono soldati di leva con pochi mesi di addestramento”.
Anna Maria Guarneri, sindaco di Ghedi, è sorpresa. “Ora (ORA?) si indica che nella base del mio centro ci sono bombe atomiche”. La bella addormentata.
In questa situazione di emergenza nazionale (che cosa è infatti emergenza se non la possibile scomparsa dalla cartina geografica dell’Italia?) La Russa e l’ambasciatore USA Ronald Spogli insistono perchè sia allargata la base di Vicenza. Nonostante la sospensione dei lavori a seguito dell’ordinanza del Tar del Veneto. La Russa: “Questa decisione non ci turba. Gli impegni con gli alleati saranno mantenuti”. Spogli:”Le truppe USA di ritorno dalle missioni in Afghanistan si eserciteranno a Vicenza con i soldati italiani che si preparano a intervenire nello stesso teatro”.
Perchè siamo in Afghanistan? Perchè abbiamo novanta bombe atomiche americani sotto il culo? I discendenti di Mussolini sono i primi ad aver abdicato alla sovranità nazionale. I leghisti vogliono essere padroni a casa loro, ma con le bombe e le basi degli altri e l’esercito per le strade.
Fuori le bombe atomiche dall’Italia. Fuori gli italiani dalla guerra in Afghanistan.

A ottobre ci sarà un referendum a Vicenza contro l’allargamento della base. Io ci sarò.

Link precedenti:
- Usabomber-1
- Usabomber-2
- Occupazione americana, informazione Mentana





CheBanca! Conto Tascabile molto interessante

23 06 2008
Novità “CheBanca!” - Il conto corrente in una carta di credito!

VI segnalo l’apertura di questa nuova banca del gruppo mediobanca.
Chebanca!

La vera novità consiste nel “Conto Tascabile“, ovvero un conto con un suo IBAN (ABI, CAB, numero di conto) che sta in una carta!
È infatti una carta multifunzione personale che in più ti offre i tipici servizi di un conto corrente (bonifici, accredito dello stipendio, RID, domiciliazione delle utenze, ricariche telefoniche), di un bancomat e i vantaggi del circuito MasterCard (prelievi e pagamenti in Italia e all’estero).
Il vantaggio sta ovviamente che non è un vero conto corrente, quindi non è soggetto ai costi e bolli di stato di un conto corrente.

DIciamo che è come se fosse una postepay, ma con molte funzioni in più.
Ed è anche una ottima soluzione per chi vende su ebay e non ha un conto corrente. Infatti con questa semplice carta può ricevere pagamenti in modalità bonifico da qualsiasi banca, senza costi e senza avere appunto un conto corrente.

Chebanca! offre anche poi il classico conto corrente che non mi sembra molto più vantaggioso rispetto a tanti altri, ed offre il “Conto Deposito” (stile ingdirect) associabile a qualsiasi conto corrente o al sopra citato “Conto Tascabile” con il vantaggio in più che gli interessi vengono accreditati in anticipo!

L’euro al mese è da pagare se attivi la funzionalità evoluta (bonifici, domiciliazione utenze), altrimenti è gratuito.





Autoricarica ?

20 06 2008

Fulvio Buffi per il “Corriere della Sera”

Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino
© Foto La Presse

C’è un consigliere comunale del centrosinistra che con il suo cellulare di servizio, quindi pagato dall’amministrazione e quindi dai napoletani, ha fatto in quarantotto ore telefonate per una spesa di 7.500 euro. I suoi colleghi sono dilettanti rispetto a lui, ma comunque si difendono bene: qualcuno porta in bolletta una media di quattromila euro a bimestre, molti stanno sotto i mille.

Chi fa spendere all’amministrazione una cifra normale è invece il sindaco Iervolino, che abitualmente non va oltre i 150 euro ogni due mesi. Anche i suoi assessori si mantengono bassi, ma non basta a contenere una spesa che ha raggiunto cifre tali da far aprire una indagine della Guardia di Finanza.

Il Consiglio comunale di Napoli è il posto dove qualche mese fa fu portata in aula la questione ingressi gratuiti allo stadio San Paolo. Molti consiglieri lamentavano di essere scarsamente riforniti dal Calcio Napoli di biglietti omaggio e posti in tribuna vip, e fecero mettere la questione all’ordine del giorno. Succedono cose così in quel Consiglio. E nelle stanze di Palazzo San Giacomo succede invece che da una settimana sia stata bloccata per tutti i circa 12.500 dipendenti la libera navigazione in Internet a causa dei troppi collegamenti con siti porno e di scommesse online.

Ora si apre la questione spese telefoniche, con l’indagine della Finanza, che è stata anticipata ieri sulle pagine del Mattino e che avrebbe già accertato un dato singolare: la spesa di circa seicentomila euro cui il Comune fa fronte ogni anno per le bollette delle novecento linee di telefonia mobile senza limitazioni assegnate a consiglieri, funzionari, dirigenti e dipendenti di vario livello è dovuta per il 55 per cento al consumo dei sessanta cellulari assegnati ai politici e per il 45 per cento agli altri 840 utenti.

Molto lo si deve certo al consigliere dei 7.500 euro in 48 ore. Che forse dovrà dare qualche spiegazione, ma se per convocarlo proveranno a fargli una telefonata sarà un problema trovare la linea libera: il nome che gira è quello di un ex Margherita passato al Pd che se lo incontri dieci volte in una giornata lo vedi per dieci volte con il telefono attaccato all’orecchio. Ed è capace — sa solo lui come — di mantenere il campo pure in un ascensore dove qualunque altro cellulare è puntualmente isolato.

Dagospia 16 Giugno 2008





Istituti di cultura italiana all’estero

18 06 2008

Riccardo Chiaberge per “Il Sole 24 Ore”

Riccardo Chiaberge tra Beppe Scaraffia e Nicoletta Picchio
© Foto U.Pizzi

Se rischiamo di essere estromessi dagli europei di calcio, come ci piazzeremo nelle Olimpiadi dell’arte e della creatività? L’equivalente della squadra azzurra, in questi campi, è la rete degli Istituti italiani di cultura. Sono ben 88 sparsi in altrettante città di tutti i continenti, da Tirana a Caracas.

Dovrebbero essere un punto di riferimento per i nostri connazionali all’estero e una piattaforma di lancio per scrittori, artisti, cantanti. Ma non fanno bene né l’uno né l’altro mestiere. I dieci istituti più importanti, come Londra, New York o Parigi, sono retti da direttori «di chiara fama» che restano in carica da due a quattro anni. Alcuni si mostrano all’altezza della loro fama, altri no. Ma procurano comunque un danno limitato. Il vero problema è il personale, gli «addetti culturali» e i «contrattisti» che lavorano (o dovrebbero lavorare) alle loro dipendenze.

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Nordest

17 06 2008

Repubblica — 11 giugno 2008 pagina 32 sezione: CRONACA
SCHIO - La terra più ricca del mondo nasconde il suo ultimo, imprevisto, osceno prodotto: il povero. La carriera del disperato, tra i capannoni della “Manchester d’ Italia”, è facile e fulminea. Quella di Luca, 35 anni ricercatore, esemplare. È bastata la chiusura della società che gli affidava le analisi di mercato. I risparmi sono finiti in due mesi. Ora deve scegliere: o mantiene la moglie e il figlio, o paga il mutuo della casa. La sera fa il giro dei negozi per ritirare mele e pomodori che iniziano a marcire.

Nella regione più elegantemente “capannonizzata” d’ Europa, dove la disoccupazione ufficiale coincide con i giorni di vacan za alla fine degli studi, non occorre però perdere il lavoro. Chi fa la coda per la borsa-spesa dei frati di S. Lucia, ha il posto fisso. A Mario è successo dopo la fine dell’ amore con Michela. Settecento euro per l’ assegno di mantenimento dei due figli, quattrocento per un nuovo affitto, centocinquanta per bollette e benzina. Divorziare è un diritto da imprenditori: un professore separato, a entrare alla Despar, non ce la fa. Ma nemmeno una sarta, come Silvana. Fino all’ anno scorso, a Valdagno, trascorreva la primavera sfogliando i cataloghi dei villaggi-vacanze in Sardegna. Perso il marito, passa il sabato a pulire magazzini. La domenica esce a pranzo con la figlia: 90 centesimi a testa, carne e contorno nella mensa della Caritas. “La festa - dice - mangiavamo sempre fuori. Non voglio che mia mamma capisca”. Il fronte dei poveri più invisibili, nel Veneto dei ricchi più appariscenti, sono però le parrocchie. È ancora qui, nelle sacrestie discrete della Pedemontana, che attorno alle sette del mattino si infila un ateo esercito di bancari, operai, commesse, manovali, cameriere e pensionati. Sono gli stessi che un’ ora dopo si incontrano in giro, al lavoro.

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Non ci vuole un genio per bocciare la 3+2

13 06 2008

I «figli della riforma» sono cresciuti, e tirano le somme sul passato. Più giovani, più numerosi, più esperti in stage e tirocini. Ma anche molto meno convinti del valore di quel pezzo di carta, guadagnato a suon di crediti e tesine. A quasi sette anni dalla riforma universitaria — datata 1999, ma entrata in vigore nel 2001 —, il coro di critiche è (quasi) unanime: il 3+2, così com’è, non funziona. Per i ragazzi, che vivono il triennio «base» come un prolungamento delle superiori; per i docenti, che spesso considerano i laureati di I˚ livello come «dottori di serie B»; per il mondo del lavoro, che sembra non apprezzare i nuovi titoli di studio. Il modello, quindi, va corretto, se non addirittura abrogato. Per ripartire non da zero, ma da 4, 5 o 6: gli anni della laurea, secondo il vecchio ordinamento.

Più dottori, ma di «lungo corso»
È dal X Profilo targato AlmaLaurea — il consorzio creato nel 1994 dall’Osservatorio statistico dell’Alma Mater bolognese — che emerge il primo confronto tra i laureati pre e post riforma; e i risultati del «terremoto » di 7 anni fa, sostiene il direttore Andrea Cammelli, iniziano ad assumere contorni definiti. I numeri, innanzitutto: ci si laurea prima (dai 28 anni pre riforma ai 27 dei dottori usciti complessivamente nel 2007), si resta di più in corso. E soprattutto, aumenta il totale dei laureati. «La triennale — conferma il chimico Guido Scutari, prorettore per la condizione studentesca a Padova — ha portato a un aumento sensibile del numero di iscritti che provengono da ambienti di livello culturale o economico non elevato». Cresce il «capitale umano disponibile per il Paese», come lo definisce Cammelli, e crescono anche le esperienze di stage e tirocinio: ferme al 17,9% per i «ragazzi del 2001», schizzate a quota 50,8% per i «figli della riforma». Tutto bene, dunque? Certo. Non fosse per il calo della partecipazione ai programmi Erasmus, sacrificati a un calendario troppo fitto di corsi e scadenze. E, soprattutto, per quell’80,5% di laureati triennali (il 42,9% dopo la specialistica) che si dichiarano fermamente intenzionati a proseguire gli studi. Laureati «non più “fuori corso”, ma di “lungo corso”», scrive AlmaLaurea; «Lauree brevi e molto inutili», titolava l’Espresso un paio di settimane fa. Perché il rovescio della medaglia, che rischia di prevalere sui benefici, è la svalutazione di quel pezzo di carta conseguito dopo 3 anni di esami dalla «taglia» ridotta e a distanza ravvicinata. Una didattica che favorisce un’interpretazione riduttiva, in primis da parte dei ragazzi: «Il sistema di studio, molto compresso tra lezioni e verifiche — chiosa Scutari —, non fa percepire lo stacco con le scuole superiori». Cammelli è ancora più severo: «Temo che la specialistica abbia acquisito una preponderanza qualitativa anche nella testa dei professori. Il triennio andava curato con puntualità, fornendo una preparazione di base solida, ma anche i primi elementi di comprensione del mondo esterno. Invece, buona parte della classe docente si è ben guardata dal mettere in atto questa piccola rivoluzione culturale». «La laurea breve esiste in tutti i Paesi, l’Italia doveva uniformarsi», scrive il semiologo Umberto Eco; il problema «non è la brevità della laurea, bensì l’intensità della frequenza». Il motivo della crisi: «un’interpretazione restrittiva e fiscale dei “crediti”». Cammelli ridimensiona, «il 3+2 non è fallito, ma a rischio. I docenti, l’opinione pubblica, il mercato del lavoro in difficoltà: tutti hanno concorso alla svalutazione del titolo di I˚ livello. La sensazione è che il “parcheggio” degli anni ‘60, quando si diceva che si andava all’università perché non c’era lavoro, si sia trasformata in una specie di autosilo a due piani».

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Gomorra in edicola a 3 euro

6 06 2008

M. Mau per “Il Sole 24 Ore” - Via Manzoni, quartiere elegante di Napoli. Da Mergellina curve e controcurve attraverso via Orazio, condomini tirati a lucido, terrazzi ricolmi di piante mediterranee e vista mozzafiato sul golfo di Napoli. Proprio a metà di via Manzoni c’è l’ingresso della funicolare. Cameriere con le ceste della spesa, signore che fanno shopping. All’interno della funicolare un’edicola. Chi entra compra i giornali ma non riesce a poggiare i soldi sul piatto di plastica che di solito è sorretto da due braccia di acciaio: il piatto c’è, ma è utilizzato come base di un proiettore portatile. Sul video scorrono le scene del film Gomorra. Un pezzo di carta appiccicato con lo scotch chiarisce la questione: ” Dvd di Gomorra 3 euro”.

Chiediamo lumi alla signora seduta all’interno dell’edicola. Un po’ impacciata, minimizza: «Un ragazzo di colore ce ne consegna una decina alla volta». Noi insistiamo: e se fosse la camorra a commercializzarli? La signora si preoccupa: «Ma che dice, so’ guaglioni!». Sì, certo, a Napoli so’ tutti guaglioni. Anzi, bravi guaglioni. Ma chi lo compra il dvd pezzottato, come si dice da queste parti? Qui non siamo ai Quartieri, qui abitano tutti signori, gente con le case di proprietà, magari da generazioni. Vuoi vedere che sono gli stessi che poi s’indignano? Quelli del «guarda come ci siamo ridotti »?, quelli che imprecano contro lo Stato che non c’è e poi lasciano cadere lì che dopo tutto Gomorra avrebbero potuto scriverlo pure loro. Scriverlo magari sì, ma girare il film no. E dammi ’sto dvd a tre euro…





Lo schifo persiste #13

29 05 2008

ROMA — «Fannullone io? Non scherziamo, ragazzi! Sto lavorando per tutti voi, per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel mondo». Non potrebbe farlo dal suo scranno in Parlamento, onorevole Santo Versace? «Ho comunicato per iscritto al capogruppo del Pdl il mio viaggio a Mosca per presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama, un grattacielo da cento milioni tutto arredato Versace ». E quindi non si sente un peone-fannullone, lei. «I fannulloni alla Camera sono quelli che presentano certi emendamenti. E poi io a questa storia ci credo poco, cento deputati assenti sono un segnale politico».

Troppo impegnati (altrove) o troppo stanchi, malatissimi o solo incontinenti, in missione segreta a Palazzo Grazioli o, semplicemente, un filino distratti. C’è di tutto nella lista nera stilata da Berlusconi dopo il flop della maggioranza sulla tutela della fauna selvatica: 48 onorevoli di Pdl-Lega-Mpa in missione e 51 assenti al momento del voto, quando la corazzata del Cavaliere è andata sotto in Aula con relativo strascico di polemiche tra alleati. E adesso, sulla lunga guida rossa che taglia in due il Transatlantico, i «pentiti» camminano a testa bassa, in attesa che da Palazzo Chigi giunga la lettera di richiamo auspicata da Giorgio Stracquadanio: «Spero che ci sia una lezione, una vera e propria sanzione…». Assente ingiustificato? «Ero a Palazzo Grazioli a lavorare sulla comunicazione». Analoga scusa accampa il forzista Gianni Mottola, «uscito a fare una cosa per il presidente Berlusconi». Ce la racconta? «Non mi sembra il caso». Misterioso anche Giancarlo Pittelli, dice che si è assentato «solo tre minuti» ma non vorrebbe rivelare il perché e poi si scopre che era alla toilette. Probabilmente in fila, visto il fuggi fuggi verso i bagni all’ora del quarto voto, spiegazione ufficialmente addotta anche dal barese Carmine Santo Patarino di An: «Pensavamo che la cosa tirasse avanti, ci siamo presi qualche minuto di pausa e siamo cascati nella trappola del Pd».

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OpenMamba

29 05 2008

openmamba GNU/Linux is a ready-to-use operating system for notebooks, desktop and server personal computers. It comes with a plenty of software programs for office, multimedia, internet, games and much more. Created and maintained by mambaSoft, openmamba is now supported by a community of developers and Open Source software fans. openmamba is free software, read the licensing terms for more information.

E’ una distribuzione tutta italiana, sviluppata a Torino dalla Mambasoft. La distribuzione è basata su pacchetti RPM, con un buon repository di pacchetti personalizzati ed è completa delle funzionalità più usate, compresi i driver delle schede video ATI e Nvidia, Flash e i codecs proprietari e Compiz fusion. E’ una distro facilmente personalizzabile, anche attraverso 3 ottimi pacchetti sviluppati dal suo creatore: distromatic, autospec e autodist. Al momento sono disponibili diverse iso scaricabili in versione italiana o inglese a scelta: LiveCD, LiveGames, LiveStudio, Flash e BootCD.

LiveCD è la versione “base” con i principali pacchetti da ufficio installati e la classica selezione di programmi presente in quasi tutte le distro. La distro è installabile con un click, un po’ sul modello di Ubuntu.

LiveGames, come intuibile dal nome presenta invece una selezione di giochi tra cui Torcs, Tuxracer, Tuxkart, Pingus, FlightGear, Frozen Bubble, KSudoku. Anche questa versione è installabile.

LiveStudio è la versione dedicata agli artisti presenta infatti Blender, GIMP, Mixxx, Lives, Qtractor, Rosegarden, Audacity, ZynAddSubFX, Hydrogen, Kino preinstallati, un miglior riconoscimento dell’hardware dedicato al multimedia. La distro è ovviamente installabile.

Flash è una versione da 270Mb circa dedicata all’installazione su penne usb o schede di memoria.

L’ultima versione è una mini iso da meno di 4Mb che permette il boot da CD delle installazioni su Pendrive sulle macchine che non hanno il supporto per il boot da usb.

Ulteriore caratteristica di openmamba è che Mambasoft da gennaio vende portatili preinstallati e preconfigurati con Openmamba a bordo: al momento sono disponibili 6 portatili prodotti dalla Zepto e si va da un core2 duo 1.6 GHz al 2.4GHz, con monitor da 14,1″ o 15,4″, varie configurazioni di RAM e schede video NVidia 8600 o Intel X3000.





Come i gamberi

24 05 2008

Gli illustri e illuminatissimi politici italiani propongono il ritorno al nulceare.

21 anni fa era stato fatto un referendum a proposito e, sicuramente spinti dal disastro di Chernobyl, gli italiani hanno votato fermamente per un NO al nucleare.

Una decisione col senno di poi rivelatasi giusta

Adesso vogliono ritornare al nucleare senza un referendum per chiedere alla gente se è giusto o no. Perchè ? Perchè l’Italia deve subire l’ignoranza di questi politici ?

Nel frattempo in tutto il mondo il nucleare viene abbandonato o sostituito con soluzioni alternative migliori

Noi siamo come i gamberi