Elenco delle compagnie aeree fallite

5 09 2011
Da HwUpgrade:
Elenco delle Compagnie Aeree che operavano su aeroporti italiani e a cui e’ stata revocata la licenza o che hanno cessato l’attivita’(Tra parentesi nominativo IATA – ICAO)

Alitalia – Linee Aeree Italiane (AZ – AZA) (Ora Alitalia – Compagnia Aerea Italiana (AZ-AZA))
Volare (VE – VLE) (assorbita da Alitalia-CAI)
Air Europe (PE- AEL) (assorbita da Alitalia-CAI e cessato il marchio)
MyAir(8I – MYW)
Air Sicilia (?? -???)
Sky Europe (NE – ESK)
Air Bee (BM – OBE)
Sterling Airlines (NB – SNB) (Assorbita da Maersk)
Swissair (SR -SWR) (Assorbita da Lufthansa)
Air Italica (?? -???)
Air Service Plus (?? -???) (Assorbita da Axis)
Alisarda (IG – ISS) (Assorbita da Meridiana)
Alisea Airlines (FZ – BBG)
Avianova (RD – NOV) (assorbita da Alitalia)
Azzurra Air (ZS – AZI)
Club Air (6P – ISG)
Gandalf Airlines (G7 – GNF) (assorbita da Alitalia)
Italy First (IF – IFS) (non fallita, ma cessata attivita)
Lauda Air (L4 – LDI) (assorbita da Livingston)
Minerva Airlines (N4 – MTC) (assorbita da Alitalia per essere poi passata ad Alitalia Express)
Ocean Airlines (VC – VCX)
Panair (P2 – PIT) (scomparsa nel nulla, velivoli abbandonati in qualche hangar)
Unifly Express (IP -???) (cessata attivita)
VolaSalerno (OI – ORI) (nata il 2 Agosto 2008, ha cessato le operazioni il 18 dicembre 2008 UN RECORD!!!)
FlyLAL (TE – LIL) (opera con licenza diversa come FlyLAL Charters)
Albatros Airlines (4H – LBW)
Belavia (B2 – BRU)
CityBird (H2- CTB) (Velivoli acquisiti da Virgin Blue Australia)
Constellation International (CQ – CIN)
Sabena (SN – SAB) (confluita in SN Brussels Airlines – con Virgin Express diventa Brussels Airlines)
Virgin Express (SN – VEX) (confluita in Brussels Airlines)
Helios Airways (ZU – HCY)
Noman (?? -???)
Federico II Airways(?? -???)
Air Emilia (6N -???) (altro record, Apr 2003 – Ott 2003)
Air Besit (?? -BST)
Air Columbia (?? -???) (fallita, assorbita da ItAli)
Air Blue(?? -???)
CiaoFly (?? -???)
Puglia Air (?? -???) (il vero record… mai volato!!!)
Action Air S.r.l. (??-ORS) 
eFly(LE-LEF)(cessata attivita’ commerciale (22 Ott 09 - 05 Nov 09), ora solo voli charter…)
Alpi Eagles (E8-ELG)(Licenza Sospesa il 01 Gen 2008, (Compagnia non piu’ autorizzata a volare)
Italia Tour Airlines S.p.A. (OI-IAZ) 8 Apr 09 – 14 Ott 09 (nata dalle ceneri di Club Air)
Unifly Servizi Aerei S.r.l. (??-UNU) (Compagnia non piu’ autorizzata a volare) (Licenza Sospesa il 23 Mag 2011)
——————- LICENZA SOSPESA ———————–
Interfly(??-RFL)(Licenza Sospesa dal 18 Apr 2011)(Voli VIP/Charter)
Livingston(LM-LVG)(Licenza Sospesa dal 23 Ott 2010, Amministrazione Straordinaria causa insolvenza)
Itali(FS-ACL)(Licenza Sospesa dal 11 Mar 2011)
Delta Aerotaxi S.r.l. (??-DEA) (Licenza Sospesa dal 06 Giu 2011)
Euraviation S.r.l. (??-EVN) (Licenza Sospesa dal 28 Giu 2011)
Helica S.r.l. (??-???) (Licenza Sospesa dal 28 Giu 2011)
Icarus S.c.r.l. (??-IUS) (Licenza Sospesa dal 15 Giu 2011)

——————– RESUSCITATE —————————

AirMach S.r.l.(??-KAM) ha ripreso a volare
Air Vallée [/b](DO-RVL) ha riottenuto la licenza e ripreso a volare.
Miniliner S.r.l.(??-MNL) ha riottenuto la licenza definitiva e opera solo cargo.

NOTA: Le compagnie aeree evidenziate in BLU NON sono fallite, ma hanno la licenza sospesa dall’ENAC. Le motivazioni della sospensione possono essere diverse, ad esempio mancata manutenzione dei velivoli, mancanza di fondi o di garanzie societarie riguardo la manutenzione dei velivoli, mancato versamento di tasse e/o contributi aeroportuali, etc. e potrebbero riprendere l’attivita’ in qualsiasi momento, laddove rientrino nei parametri previsti da ENAC.

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I 10 posti nel mondo in cui vorrei andare #10

23 06 2011

Inauguro con questo una serie di articoli su luoghi del mondo che vorrei visitare prima o poi.

Al decimo posto della mia virtuale Top10 metto la Polinesia

Per molti la Polinesia andrebbe messa tra le prime 3, ma per me, non propriamente un amante del dolce far niente, ci sono altre priorità turistiche in programma. E’ evidente, però, che se penso ad una vacanza da sogno “al mare”, allora penso alla Polinesia, possibilmente in barca a vela o trimarano… Bora Bora, Tuamotu, Rangiroa, Samoa, Tonga, le isole Marchesi, le Gambier, Hawaii e Rapa Nui…

…e l’isola di Lost ! ;-)

Alla prossima puntata per la numero 9





List aggiornata di server emule (ma chi lo usa piu’ ?)

4 03 2011

lista server emule Server Emule Lista Aggiornata Marzo 2011

Elenco la lista aggiornata server eMule (clicca sul link per aggiungere il server eMule in automatico su eMule):

1212.63.206.35:4242 – eDonkeyServer No2

283.233.30.55:4500 – Master Server 1

395.211.73.65:6348 – eMule Security

495.211.78.232:9715 – eMule Security

583.233.30.128:4500 – Master Server 2

6193.169.86.73:4184 – TV Underground No1

7193.169.87.52:4184 – TV Underground No2

888.191.228.66:7111 – PeerBooter

988.191.81.111:7111 – PEERATES.NET

1088.80.28.48:4321 – !-= Porn Pit =-!

11. 83.233.165.66:4500 – Master Server 7

12. 178.86.3.184:4184 – Share Islands

13. 94.75.216.6:4666 – Emule server No1

14. 95.211.78.239:7697 – BinVerse.biz

15. 60.172.80.197:8080 – VeryCD eDonkey Server

E’ anche possibile aggiornare i server mediante file met, per farlo vi basterà andare alla voce “Server” nel menu prefereze di eMule, mettere il segno di spunta alla voce “Aggiorna la lista server all’avvio”, cliccare sul pulsante Lista e inserire uno di questi indirizzi per aggiornare la lista server rapidamente:

1. http://upd.emule-security.net/server.met

2. http://www.peerates.net/servers.php

3. http://update.adunanza.net/servers.met

4. http://met.syltonline.de/server.met

5. http://peerates.net/servers.php

6. http://upd.emule-security.net/server.met

7. http://www.server-met.de/dl.php?load=gz&trace=33357819.4167

8. http://www.server-met.de/dl.php?load=gz&

9. http://servermet.altervista.org/emule.it_sett_server.met

10. http://www.linuxpourtous.com/server.met





La crisi irlandese

7 02 2011

di Michele Paris

Lo scioglimento del Parlamento irlandese e le imminenti elezioni anticipate, rappresentano l’ultimo atto di una farsa politica che ha segnato la fine della disastrosa esperienza di governo del primo ministro Brian Cowen. Mentre il voto del 25 febbraio prossimo produrrà un’inevitabile quanto umiliante sconfitta per il suo partito (Fianna Fáil), il nuovo Esecutivo che uscirà dalle urne è destinato a seguire lo stesso percorso fatto di devastanti misure di austerity per ripagare il prestito erogato dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale seguito alla crisi che ha sconvolto l’ormai ex “Tigre Celtica”.

 

Le tensioni sociali che attraversano l’Irlanda da oltre due anni a questa parte si sono amplificate nel corso delle ultime settimane, fino a produrre un totale sconvolgimento del panorama politico. Al centro delle trame dei vari partiti – alternativamente preoccupati per la loro sopravvivenza politica o decisi a sfruttare l’occasione per conquistare il potere – ci sono le sorti del Taoiseach (primo ministro) Cowen. A preannunciare il destino di quest’ultimo era stato peraltro uno scoop giornalistico, che aveva rivelato la sua complicità con il mondo della finanza responsabile del tracollo dell’economia irlandese.

In un recente libro, infatti, è stata descritta una telefonata e un amichevole incontro di golf tra lo stesso Cowen e Sean Fitzpatrick, già presidente di Anglo-Irish Bank. Il finanziere irlandese, nel 2008, si sarebbe sentito con l’allora ministro delle Finanze per concordare il salvataggio della propria banca sull’orlo del collasso. Poco più tardi, il governo di Dublino avrebbe incluso la Anglo-Irish Bank nel provvedimento di emergenza adottato per garantire tutti i depositi degli istituti bancari del paese, una decisione che avrebbe trasferito i circa trenta miliardi di debito della banca guidata da Fitzpatrick ai bilanci pubblici.

Con la prospettiva di un rovescio memorabile nelle prossime elezioni, a fare il passo decisivo verso la crisi di governo sono stati i Verdi, principale partner del partito di maggioranza. Allarmati per la loro stessa sopravvivenza politica, un paio di settimane fa i Verdi hanno così ritirato il proprio sostegno al gabinetto Cowen, passando all’opposizione. Nel frattempo, per il primo ministro la situazione ha cominciato a farsi critica anche sul fronte interno al proprio partito. I vertici del Fianna Fáil hanno cercato di dargli la spallata per presentarsi al voto anticipato con un leader meno impopolare. Brian Cowen, sostituito dal suo ex ministro degli Esteri, Michael Martin, è stato dunque costretto a farsi da parte, diventando il primo Taoiseach nella storia irlandese a non ricoprire contemporaneamente la carica di segretario del partito di maggioranza relativa.

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Il nuovo Sudan

4 02 2011

Il referendum per l’indipendenza del Sud Sudan (ora Repubblica del Sud Sudan) è stato un plebiscito e ha segnato la nascita di una nuova nazione africana. A smentire la folla di “esperti” pagati un tanto al chilo per difendere l’Occidente dalle sue evidenti responsabilità, è arrivata di seguito la presa d’atto del governo di Karthum, che ha augurato buona fortuna agli ex compatrioti e auspicato un futuro di buoni rapporti tra i due paesi. Secondo gli “esperti” il governo sudanese non avrebbe mai rispettato i patti, ma solo secondo gli esperti, visto che il regime sudanese non ha mai speso una parola che non fosse per confermare la sua adesione agli impegni presi.

Termina così una saga che è passata attraverso il processo di de-colonizzazione e la successiva lotta per la secessione sudista sostenuta in particolare da Gran Bretagna e Stati Uniti. Il Sudan era in effetti un aborto della colonizzazione, il più grande paese africano (otto volte la Germania riunificata, più dell’Europa senza la Russia), un enorme contenitore di decine di etnie al quale i britannici non avevano offerto e lasciato nulla che non fosse la cultura del dominio in punta di fucile e la divisione della società lungo linee razziali, ad emarginare le etnie più “primitive” e a sottometterle promuovendo a classe dirigente gli arabi, che nel paese rappresentavano decisamente la parte più sviluppata e moderna del paese.

L’indipendenza del Sudan è stata, come quella di molti paesi dopo l’indipendenza, una lunga teoria di dittature sostenute dai referenti occidentali, fino a quando nel Sud del paese sono stati scoperti vasti giacimenti petroliferi. Da allora la voglia d’indipendenza dei sudisti ha trovato un buon numero di fan. Per vent’anni il Sud e il Nord si sono fatti la guerra e il Sud è stato presentato alle opinioni pubbliche occidentali come la vittima del Nord “musulmano”e per mantenere viva questa narrazione è stata prodotta una mole di menzogne che ha ben pochi paragoni.

C’erano persino organizzazioni umanitarie gestite da personaggi come la baronessa inglese Caroline Cox che raccontavano che gli “arabi” del Nord riducevano in schiavitù e vendevano i “cristiani” del Sud,  anche se i cristiani al Sud non sono poi così tanti e, soprattutto, anche se non era vero. Si è scoperto poi che nessuno schiavizzava nessuno e che con i soldi che la Cox raccoglieva per “ricomprare” gli schiavi in realtà comprava armi inglesi, che giungevano in Uganda come “pezzi di ricambio” e da lì finivano all’esercito sudista, alla faccia dell’embargo dell’ONU.

 

Ora la pantomima è finita. Anzi, è finita nel 2004 quando sono stati siglati gli accordi che hanno portato all’indipendenza, firma alla quale i tutori occidentali tenevano così tanto da chiudere gli occhi mentre il regime di al Bashir stroncava nel sangue la rivolta del Darfur fomentata da alcune delle dittature confinanti, quella del Ciad su tutte.

Oggi nasce un nuovo paese, nel quale non c’è nulla, non ci sono infrastrutture, non c’è un governo e non esiste nemmeno una classe dirigente che non sia quel che resta della catena di comando dell’SPLA, l’Esercito di Liberazione del Sud Sudan una volta guidato da John Garang, il leader un po’ ingombrante (e non solo perché iscritto nella lista internazionale dei terroristi) opportunamente sparito in un incidente aereo all’indomani della firma degli accordi. Il destino di questa neonata nazione dipenderà ancora una volta dalla qualità e quantità delle ingerenze occidentali e per questo non è il caso di coltivare eccessivi ottimismi, piuttosto c’è da temere l’ennesimo saccheggio delle ricchezze di un paese per mano di un’associazione a delinquere tra i poteri locali e alcune potenze e corporation straniere.

C’è da scommettere che ora l’interesse per il Sudan “cattivo” e il suo regime adesso scemeranno dalle nostre parti, al Bashir ha le sue gatte da pelare con la rivolta che si è accesa sull’esempio di Tunisia ed Egitto e fino a che non si riaccenderà un nuovo conflitto per il petrolio scoperto nel Darfur meridionale, le faccende del Sudan non faranno più notizia. Che è esattamente ciò di cui hanno bisogno i soggetti che nei prossimi anni s’impegneranno nella facile impresa di saccheggiare le risorse di un paese inerme e privo di una classe dirigente capace di difenderne gli interessi.

 





Angry Birds 1.0.2 per MacOS

12 01 2011

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Buon download





Quante lire ci sono ancora in giro ?

21 07 2010

di Roberto Faben

ROMA (14 luglio) – Pensare di tornare alla cara, vecchia lira è pura utopia, sostengono gli economisti, un sogno che resterà tale. Nonostante la situazione della bilancia dei pagamenti nazionale non manifesti il passivo degli anni del serpente monetario, l’appartenenza ad un sistema monetario integrato, quello dell’area euro, tiene al riparo da crisi valutarie, come quella, del 1992, che colpì l’Italia. E allora gli italiani, popolo cronicamente malato di nostalgia, se non possono avere più il privilegio di possedere ed utilizzare una propria divisa nazionale, così come la Svizzera fa con il franco, le lire rimaste in circolazione se le tengono in cornice, in una busta, fra le pagine di un libro.

Analizzando i dati della Banca d’Italia, la quale, dopo l’introduzione dell’euro, ha perso la funzione di emissione, delegata alla Banca Centrale Europea, emerge un fenomeno curioso. Al 31 maggio 2010, risultano non rientrati quasi 310 milioni di pezzi dell’ultima serie in circolazione prima dell’avvento della moneta unica, quelli che possono essere ancora cambiati. Si tratta di denaro, di fatto ancora circolante, per il rispettabile valore di 2.557 miliardi di lire, ossia quasi 1,3 miliardi di euro.

Dopo una prima fase di corsa al cambio, durata dal 28 dicembre 2001 al 31 dicembre 2002, nella quale il valore complessivo dei biglietti cartacei in lire, ancora circolanti, è passato da oltre 126mila miliardi di lire, a 4.216 miliardi, il processo di rientro ha subìto una brusca frenata, tanto che, è ormai pressoché certo che si concretizzi un’eventualità assolutamente non prevista. Dal momento che, anche dal 2009 al 2010 è rientrato soltanto un minimo quantitativo di vecchi biglietti, alla data del 29 febbraio 2012, termine ultimo per l’accettazione per il cambio in euro della tramontata moneta nazionale, centinaia di migliaia di banconote resteranno fuori dal controllo della Banca d’Italia, e saranno dunque sottratte alla distruzione (i biglietti, infatti, dopo la consegna agli sportelli, sono triturati nello stabilimento sulla Tuscolana, a Roma).
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Due milioni ???

22 06 2010

Non mi sono accorto in tempo, ma ho superato la barriera dei due milioni di unique hits (accessi) al blog !!!

Secondo me c’e’ un errore..un paio di settimane fa ero a 1.9 milioni e mi sembra impossibile aver fatto oltre 200.000 accessi unici in cosi’ poco tempo. Ma magari mi sbaglio io..

Era gennaio 2009 quando raggiunsi il mio primo Milione :)





Sospetti maoisti nel West Bengal

14 06 2010

di Marco Montemurro per Altrenotizie

Dopo il deragliamento del treno Gyaneshwari Express, avvenuto lo scorso 28 maggio nel West Bengal, la polizia e il governo indiano hanno subito diretto le accuse verso un’unica matrice: i guerriglieri maoisti. I media indiani, e a seguire le principali agenzie mondiali, hanno descritto l’avvenimento come l’ennesimo attacco di una lunga serie e, senza porsi troppe domande, hanno definito la tragedia un atto di terrorismo dei ribelli maoisti.

Tuttavia, dopo oltre due settimane, sulle cause del deragliamento vi sono ancora molti quesiti irrisolti. Non solo l’esatta dinamica non è stata individuata, ma perfino la matrice non è stata identificata con certezza. Centoquarantotto passeggeri sono morti nell’incidente, un elevato numero di vittime che i guerriglieri non hanno mai provocato in precedenza. Inoltre, considerando che non sono stati presi di mira soldati, bensì vagoni di civili, l’ipotesi di un attacco politico appare ulteriormente controversa.

Il Partito Comunista d’India (maoista), in effetti, ha negato una sua responsabilità. D’altro canto, la polizia ha condannato i maoisti, poiché sono stati trovati presso i binari manifesti del Pcapa, ossia il Comitato popolare contro le atrocità della polizia, una forza ritenuta legata ai ribelli. Tale dettaglio però rende lo scenario ancora più complicato. Il portavoce del Pcapa, Ashit Mahato, ha accusato invece il Partito Comunista d’India (marxista), al governo nel West Bengal, di aver ordito un complotto contro la sua organizzazione, come ha riferito Dola Mitra sulla rivista indiana Outlook.

Le reali cause del deragliamento, pertanto, aleggiano ancora nella nebbia, circondate da interrogativi. Tuttavia, benché le indagini siano in corso, una certezza è evidente: il governo di New Delhi è intenzionato a mostrare i maoisti come crudeli terroristi, in modo tale da poter giustificare la repressione militare in corso nelle province contro le forme di lotta.

Per comprendere le accuse in campo, è necessario esaminare il luogo e la modalità dell’incidente. Nella regione i maoisti da anni combattono il governo e, prendere di mira le ferrovie, è una delle pratiche di lotta utilizzate. Nello stesso stato del West Bengal, infatti, il 27 ottobre dello scorso anno, i guerriglieri rossi bloccarono un treno per diverse ore. Azioni di disturbo contro le ferrovie sono state commesse anche in altri stati, ad esempio, lo scorso 20 maggio nel Bihar sono stati incendiati vagoni merci, il 22 aprile 2009 furono sequestrati 250 passeggeri nel Jharkhand e, nello stesso stato, un evento analogo accadde nel marzo 2006.

Gli episodi sopra citati, dunque, sono avvenuti negli stati del West Bengal, Bihar e Jharkhand, vale a dire nelle regioni nord orientali del paese, zone che appartengono a quel che i media indiani definiscono il “corridoio rosso”. I ribelli maoisti sono distribuiti nel subcontinente lungo una sorta di fascia, specialmente ad oriente in Orissa, Chhattisgarh e Andhra Pradesh, vicino al confine con il Nepal nell’Uttar Pradesh, nel centrale Madhya Pradesh, fino alle aree più occidentali del Karnataka e del Maharashtra.

I maoisti indiani, che prendono il nome di naxaliti dal remoto villaggio di Naxalbari dove la ribellione ebbe origine nel 1967, sono radicati in molti stati e la loro determinazione preoccupa il governo di New Delhi. Il primo ministro indiano Manmohan Singh, nell’aprile 2006, vedendo crollare la monarchia del Nepal sotto la pressione dei maoisti, definì i ribelli indiani “la più grave minaccia alla sicurezza del paese”.

Il conflitto tende sempre di più ad acuirsi e infatti, dall’inizio dell’anno, gli attacchi rivendicati dai maoisti sono stati numerosi. Il 15 febbraio a Silda, nel West Bengal, sono stati uccisi 24 paramilitari; il 4 aprile a Koraput, nell’Orissa, è stato fatto esplodere un convoglio con 9 soldati e, in maniera analoga, l’8 maggio, nel Chhattisgarh, sono rimasti vittime 8 militari. Quest’anno poi ha avuto luogo anche l’attacco più cruento finora mai sferrato dai maoisti, avvenuto il 6 aprile nel distretto di Dantewada con l’uccisione di 75 paramilitari.

Tali agguati dimostrano che l’operazione militare “Green Hunt”, avviata dal governo nel novembre 2009, non sconfigge i maoisti; anzi, ha perfino incrementato il livello di scontro. Considerato il gran numero di soldati uccisi negli ultimi mesi, i guerriglieri reagiscono alle forze armate.

Ma cosa rivendicano i maoisti? Per poter rispondere la scrittrice indiana Arundhati Roy ha svolto un viaggio nei villaggi della regione del Dantewada, cuore della guerriglia. Grazie a tale esperienza, lo scorso 29 marzo ha pubblicato sulla rivista Outlook un lungo saggio, “Walking with the comrades”, in cui racconta i volti dei maoisti. Devono difendere le loro terre e considerano il governo un nemico, perché legato alle grandi compagnie interessate solamente alle risorse minerarie. È uno scontro frontale, tra un’India che si esprime in termini di Pil e sviluppo e, al polo opposto, un’altra India che lotta per la sopravvivenza.





Devo fare qualcosa per questo blog !

3 05 2010

Da dove RIcomincio ?








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