Come sapere esattamente chi vincera’ le elezioni USA

9 09 2008

Clicca sul logo qui sopra e andrai diretto al sito ideato da Andrea Moro un Associate professor of Economics at Vanderbilt University.

Vi spieghera’ esattamente con metodi statici e scientifici qual e’ il candidato con maggiori probabilita’ di vincita nel complesso calcolo dei grandi elettori americani

Il perche’ e per come e’ spiegato qui

Comunque vada sara’ un insuccesso (parlo del prossimo Presidente USA); al momento, nonostante i media diano in vantaggo Potato McCain, il nostro propende per Baraccobama





Non cambiera’ nulla rispetto ad oggi con Bush..

29 05 2008

(Apcom) – Ancora una gaffe nell’accesa campagna elettorale americana per la nomination democratica: stavolta è il senatore dell’Illinois, Barack Obama, a suscitare disappunto e scatenare i commenti dei bloggers della rete.
Volendo rendere omaggio ai veterani dell’esercito, Obama, durante un discorso commemorativo al Memorial Day, lunedì, ha detto che suo zio sarebbe stato tra i militari americani intervenuti per liberare i prigionieri dal campo di concentramento di Auschwitz, durante la seconda guerra mondiale.

In realtà furono i soldati sovietici ad entrare ad Auschwitz nel 1945, mentre pare che Obama volesse riferirsi al campo di Ohrduf, a Buchenwald, in Germania. Subito dopo aver preso atto della gaffe, Bill Burton, portavoce della campagna elettorale del senatore, si è sentito in dovere di correggere la dichiarazione.
Obama si riferiva al fratello di sua madre, soldato dell’89esima Divisione fanteria che appuntò entrò a Buchenwald per liberare i prigionieri dei campi di sterminio nazisti.
“Nella mia famiglia si racconta”, ha detto lunedì Obama, “che quando questo zio, che fece parte delle truppe americane ad Auschwitz, ritornò a casa, si rifugiò sull’attico e non uscì più di casa per sei mesi”. Obama ha raccontato l’aneddoto per sostenere la richiesta di maggiori benefici per le truppe e assistenza ai veterani.





Terzo mondo (x gli ignoranti) ?

17 04 2008

Roma – Colpire gli elettori delle nuove generazioni, persuaderli a supportare il governo che ha imposto briglie censorie alla rete e che ha condannato blogger che hanno ardito postare manifestazioni sgradite alle autorità. Impresa impossibile? Ci prova il partito di maggioranza della Malaysia in occasione delle primarie previste per il prossimo dicembre, obbligando i propri candidati a gestire un blog.

L’imposizione giunge dal segretario generale della divisione giovanile dell’UMNO, il partito che fa parte della coalizione che governa il paese dai tempi della sua indipendenza. Dovranno gestire una finestra personale sul web, dovranno presentarsi ai netizen, dovranno intrattenere un dialogo con i cittadini della rete malese, dovranno esporre e discutere i propri programmi elettorali. “Tutti i candidati devono avere un blog – ha dichiarato Abdul Rahman Dahlan – in caso contrario non sono da considerare adatti a governare”.
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Povera Patria – (più che mai attuale)

16 04 2008

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.





Domenica non votate, mi raccomando !! Date un segnale forte

7 04 2008

Il Tribunale di Roma ha proibito l’uso del mio nome e della mia immagine per le elezioni politiche alle liste che se ne erano appropriate senza diritti. Le liste “dovranno cessare ogni utilizzo con qualsiasi forma e modo del nome e dell’immagine di Beppe Grillo ed ogni riferimento alla sua persona astenendosi in particolare dall’identificare l’attività politica delle rispettive liste di riferimento attraverso simboli, elementi grafici e scritti che riconducano direttamente o indirettamente alla persona del ricorrente”.Per i dettagli leggete la sentenza.
Le liste citate nella sentenza sono: “Amici di Beppe Grillo”, “No Euro – Lista del Grillo“,”Movimento ultima speranza – Grilli d’Italia”, “Forza Grillo”, “Lista Grilli Parlanti” e “Grilli d’Italia”.

Le elezioni politiche sono incostituzionali non possiamo scegliere il candidato e neppure il programma. Sono solo un pretesto per formare il governo Veltrusconi. Le prove generali di inciucio sono sotto i nostri occhi. La legge 30/Maroni la vogliono entrambi. La legge Gasparri la vogliono entrambi ( la Gentiloni è fumo negli occhi). Il conflitto di interessi anche. Le leggi ad personam pure.
Questa legge elettorale, un vero esproprio democratico, la vogliono sia Testa d’Asfalto che Topo Gigio. Il centro sinistra ha avuto a disposizione quasi due anni per cambiarla, non ha fatto nulla. Non solo Cuffaro e Dell’Utri saranno rieletti, “ma anche” Carra, Crisafulli, D’Alema, Fassino (4 legislature) e sua moglie Serafini (5 legislature). La copppia di diamante del Parlamento. Si scelgono persino gli stessi testimonial: precari, “ma anche” industriali. Gente incensurata, “ma anche” pregiudicati. Dopo le elezioni Veltrusconi taglierà la Lega e Antonio Di Pietro e farà il partito unico. PD e PDL diventeranno PDuequadro. L’evoluzione della P2. A Topo Gigio daranno la tessera numero 1, lo psiconano si terrà la sua vecchia tessera numero 1816, regalo di Licio Gelli. Le prossime elezioni saranno più semplici. Le elezioni del broglio perfetto. Il non voto è l’unico voto utile.
Vorrei chiedere, a nome del popolo italiano, 300.000 euro al giorno, a partire dal primo gennaio 2006 al Partito Radicale. E’ la multa che pagheremo per non aver applicato la sentenza europea per l’attribuzione delle frequenze di Rete4 a Europa 7 nell’ultimo Consiglio dei ministri. Il ministro Emma Bonino, Madre Teresa di Confindustria, ha infatti dichiarato che la sentenza “non aveva carattere di urgenza“.

Dal Blog di Beppe Grillo





Eh già…

15 03 2008

NESSUNO vincerà le elezioni in Italia. Nessuno. Perché finora tutti sembrano ignorare una questione fondamentale che si chiama “organizzazioni criminali” e ancor più “economia criminale”. Non molto tempo fa il rapporto di Confesercenti valutò il fatturato delle mafie intorno a 90 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil, l’equivalente di cinque manovre finanziarie. Il titolo “La mafia s. p. a. è la più grande impresa italiana” fece il giro di tutti i giornali del mondo, eppure in campagna elettorale nessuno ne ha parlato ancora.

E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche.

Non le vincerà nessuno, queste elezioni. Perché se non si affronta subito la questione delle mafie le vinceranno sempre loro. Indipendentemente da quale schieramento governerà il paese. Sono già pronte, hanno già individuato con quali politici accordarsi, in entrambi i schieramenti. Non c’è elezione in Italia che non si vinca attraverso il voto di scambio, un’arma formidabile al sud dove la disoccupazione è alta e dopo decenni ricompare persino l’emigrazione verso l’estero. E’ cosa risaputa ma che nessuno osa affrontare.

Quando ero ragazzino il voto di scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo. Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino modificato per fotografare la scheda in cabina senza far sentire il click. Solo i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato.

Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, l’imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo. La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa italiana che lo domina.

Mai come in questi anni la politica in Italia viene unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell’arco di una campagna elettorale.

Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata. E’ una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal ’92 a oggi, le organizzazioni hanno ucciso più di 3.100 persone? Più che a Beirut? Se vuole essere davvero nuovo, il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere.

Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l’inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini. Personaggi sconosciuti all’opinione pubblica, ma che negli atti di alcuni magistrati vengono descritti come cerniera tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata. Nel frattempo il governo ha permesso al governatore della Campania Bassolino di galleggiare nonostante il suo fallimento nella gestione dell’emergenza rifiuti. E non ha capito che quella situazione rappresenta solo l’esempio più clamoroso di quel che può accadere quando il cedimento anche solo passivo della politica ad interessi criminali porta allo scacco.

Tutto questo mentre il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi assisteva muto o giustificatorio ai festeggiamenti del governatore della Sicilia Cuffaro per una condanna che confermava i suoi favori a vantaggio di un boss, limitandosi a scagionarlo dall’accusa di essere lui stesso un mafioso vero e proprio.

La questione della trasparenza tocca tutti i partiti e il paese intero. Inoltre molta militanza antimafiosa si forma nei gruppi di giovani cattolici i cui voti non sempre vanno al centrosinistra. Anche questi elettori dovrebbero pretendere che non siano candidate soubrette o personaggi capaci solo di difendere il proprio interesse. Pretendano gli elettori di centrodestra che non ci siano solo soubrette e a sud esponenti di consorterie imprenditoriali. E mi vengono in mente le parole che Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 rivolse dalla collina di Agrigento alla Sicilia e all’Italia ferita dalle stragi di mafia: “Questo popolo… talmente attaccato alla vita, che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte… Mi rivolgo ai responsabili… Un giorno verrà il giudizio di Dio”. Parole che avrebbero dovuto crescere nelle coscienze.

È tempo di rendersi conto che la richiesta di candidati non compromessi va ben oltre la questione morale. Strappare la politica al suo connubio con la criminalità organizzata non è una scelta etica, ma una necessità di vitale autodifesa.

Io non entrerò in politica. Il mio mestiere è quello di scrittore. E fin quando riuscirò a scrivere, continuerò a considerare questo lo strumento di impegno più forte che possiedo. Racconto il potere, ma non riuscirei a gestirlo. Non si tratta di rinunciare ad assumersi la propria responsabilità, ma considerarla parte del proprio lavoro. Tentare di impedire che il chiasso delle polemiche distolga l’attenzione verso problemi che meno fanno rumore, più fanno danno. O che le disquisizioni morali coprano le scelte concrete a cui sono chiamati tutti i partiti. È questo il compito che a mio avviso resta nelle mani di un intellettuale. Credo sia giunto il momento di non permettere più che un voto sia comprabile con pochi spiccioli. Che futuri ministri, assessori, sindaci, consiglieri comunali possano ottenere consenso promettendo qualche misero favore. Forse è arrivato il momento di non accontentarci.

Nel 1793 la Costituzione francese aveva previsto il diritto all’insurrezione: forse è il momento di far valere in Italia il diritto alla non sopportazione. A non svendere il proprio voto. A dare ancora un senso alla scelta democratica, scegliendo di non barattare il proprio destino con un cellulare o la luce pagata per qualche mese.

© 2008 by Roberto Saviano
Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency

(15 marzo 2008)





Kenya yetu

17 01 2008

Sono circa 600 i keniani rimasti uccisi negli scontri seguiti alle elezioni del 27 dicembre scorso.

Internazionale, 7 gennaio 2008

Lo ha reso noto la polizia keniana i cui dati superano drammaticamente quelli diffusi nei giorni scorsi che parlavano di 486 vittime delle violenze post elettorali. I leader dell’opposizione hanno sospeso tutte le manifestazioni di protesta previste per i prossimi giorni in attesa dell’arrivo del presidente del Ghana a Nairobi: è incaricato di avviare la mediazione tra il presidente Mwai Kibaki e i suoi avversari politici guidati da Raila Odinga.

La stampa europea commenta preoccupata gli ultimi sviluppi della crisi in Kenya e auspica unanime l’intervento della comunità internazionale.

Secondo lo spagnolo El País: “È un errore spiegare le violenze di questi giorni solo con l’argomento dell’odio etnico. Così come è fuorviante parlare di crisi umanitaria. Quello che il Kenya sta vivendo è un conflitto politico sanguinoso nato dalla volontà del presidente Kibaki di rimanere al potere a ogni costo, anche con una frode elettorale”.

El País invoca l’intervento internazionale, in primo luogo dell’Unione europea che, sostiene il quotidiano, “deve essere più presente che mai. In ogni caso occorre tenere presente che, trattandosi di un paese africano, servono formule di mediazione diverse rispetto al resto del mondo. Bisogna pretendere innanzitutto che i partiti keniani rifiutino la violenza e la condannino ufficialmente”.

Il giornale spagnolo Abc scrive: “Il Kenya sta pagando un prezzo troppo alto e il suo presidente lo ha tradito due volte. per il modo in cui ha gestito il suo mandato e per non aver accettato le critiche dei suoi concittadini. Kibaki si sta trasformando in un nuovo Robert Mugabe”.

Infine il premio Nobel per la pace ed ex deputata keniana Wangari Maathai interviene sul Guardian esortando i politici locali a risolvere la situazione: “Sosteniamoci l’un l’altro, lasciando da parte le nostre origini etniche e le convinzioni politiche. Siamo noi cittadini la coscienza del paese. Un’ingiustizia contro uno di noi è un’ingiustizia contro tutti noi”.





Voteranno a Gennaio

19 10 2007


Da “Il Foglio”

Berlusconi ce l’ha fatta, è finita, tra pochi giorni si va a casa”. Stavolta l’ha detto Romano Prodi in persona. L’ha detto ieri ai promotori della manifestazione contro il protocollo sul welfare prevista per il 20 ottobre. Quelli erano arrivati a Palazzo Chigi per convincere (in un’ora) il premier che il loro corteo non sarà contro il governo né contro il sindacato. E lui, Prodi, con un’allegria quasi liberatoria, ha cordialmente annunciato che il governo da lui presieduto non supererà novembre: “Ora non è più un’ipotesi, è una cosa certa. Berlusconi ce l’ha fatta”. Protetto da una muta ostilità verso la maggioranza e il suo nuovo leader, Walter Veltroni, Berlusconi avrebbe infine portato a compimento il proprio piano: conquistare il cuore di almeno sette senatori disillusi e scontenti, pronti a fiancheggiare la svolta isolazionista del senatore Lamberto Dini e dei suoi due colleghi.

(Silvio Berlusconi e Romano Prodi – Foto U.Pizzi)


E’ appunto a lui che Prodi attribuisce l’inesorabilità della caduta. Perché la settimana prossima il Senato dovrà cominciare le operazioni di voto sulla legge finanziaria, i numeri sono quelli che sono, anzi lo erano: sarà quella della manovra 2008, ha assicurato Prodi agli interlocutori, la pietra tombale sul suo secondo e tribolato esperimento di governo. Sempre tranquillo, il presidente del Consiglio ha anche intrattenuto gli ospiti sulla prospettiva che si aprirà dopo la crisi. Nessun governo istituzionale, ha preannunciato Prodi. Non ci sono le condizioni, non ci sono le disponibilità. Sicché si scioglieranno le Camere. Il premier lo dà per scontato e prevede che a gennaio – “passato il Natale” – si terranno le nuove elezioni.

Ai vertici del Pd non tutti ne sono stati informati, e quelli che ne sono informati preferirebbero sorvolare. Ma il fatto è che tra i costituenti appena proclamati, peraltro dopo ben 72 ore di attesa – e sempre con l’eccezione dei collegi Campania 1 e 2 – circa un centinaio (tra assemblea nazionale e assemblee regionali) rischia di perdere il posto prima ancora dell’inizio dei lavori. In compenso, un centinaio di trombati, qualora decidesse di fare ricorso, avrebbe altissime probabilità (per non dire la certezza) di rientrare all’ultimo minuto tra i 2.800 eletti.

(Lambero Dini – Foto U.Pizzi)


Un problema non da poco, che rischierebbe oltretutto di alimentare veleni e sospetti a non finire. Ragion per cui, al momento, sembra che la linea prevalente nel Pd sia quella di non dire niente a nessuno, sperando che le incolpevoli vittime non si avvedano della fregatura. Il problema riguarda i voti non sufficienti a far scattare un seggio (i “resti”) raccolti dalle liste, computati in un complicatissimo sistema di compensazione circoscrizionale. Talmente complicato che in 19 regioni è stato applicato in un modo, quello (quasi certamente) sbagliato, e in una sola, la Toscana, nel modo (quasi certamente) corretto.

Si tratterebbe insomma di stabilire chi debba beneficiare dei seggi previsti per il “recupero” dei resti: coloro che hanno preso più voti in assoluto (più esattamente: i primi dei non eletti nelle liste, bloccate, che hanno preso più voti in assoluto) o coloro che hanno preso più voti in proporzione al numero dei voti validi nel collegio? Buon senso e regolamento – almeno secondo i toscani, che così l’hanno applicato – dicono che la risposta corretta è la seconda. Tutti gli altri, per ora, preferiscono non dire niente.








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