Ecco il segreto della nuova dieta di Djokovic

31 08 2011

Alessandra Retico per “la Repubblica

esultanza djokovic foto mezzelani gmtEntri nell´uovo, sgusci che sei Novak Djokovic. Il tennista serbo ha questo non più riposto segreto: usa una camera pressurizzata, una specie di astronave, ci fa un viaggio di una ventina di minuti al giorno e sbarca più ossigenato e col sangue frizzante. Una stanza ipobarica, con tecnica mista: abbattimento della pressione per simulare l´altitudine e stimolare la produzione di globuli rossi, veloce ritorno a pressione normale.

Come da Torino al Monte Bianco e viceversa in un lampo, e in continuazione, per evitare che l´organismo si adatti. «Penso che sia molto d´aiuto, non solo per i muscoli ma più che altro per il recupero dopo un set estenuante» dice il serbo al Wall Street Journal, che ha tirato fuori questa storia dell´uovo di Nole, capace di cancellare la fatica, eliminando l´acido lattico.

Prodotto da un´azienda californiana (Cvac Systems), l´astronave delle ottime performance costa 75mila dollari, ce ne sono solo venti al mondo. Djokovic fa ovoterapia da circa un anno ad Alpine, New Jersey, nella casa dell´amico Gordon Uehling, ex professionista e ora allenatore di tennis, che ne possiede una.

cvac-systemsCVAC-SYSTEMS

Doping? Per le federazioni internazionali no, in Italia invece sarebbe vietata. Il codice Wada (l´Agenzia mondiale antidoping) consente questo genere di aggeggi, come le tende all´ossigeno, nonostante li abbia definiti «contrari allo spirito sportivo».

Una nostra legge (la 376 del 2000), invece li bandisce: alterano i valori di ematocrito. Certo che Nole sta assai bene (a parte l´infortunio alla spalla), niente più allergie, segue una dieta senza glutine perché è celiaco. Ma non è solo quello: agli Us Open si presenta con 57 vittorie, 2 sconfitte (una per ritiro), 9 titoli tra cui 2 slam, 5 masters. Numero uno si diventa anche per altro. Lui per esempio ride molto, si ossigena di conseguenza. Poi, vai a cercare il Nole nell´uovo.





Il miglior tennista di tutti i tempi – Roger Federer

8 06 2009

“C è un ragazzino in Svizzera che è un mostro.
E’ pigro, grassoccio e indisciplinato, ma ha un braccio e un timing dei colpi incredibili.
Potrebbe diventare un grande giocatore.”

(Marc Rosset, tennista svizzero, medaglia d’oro a Barcellona 1992, no.8 come miglior classifica ATP)

“Oggi ho perso contro uno di un altro pianeta”

(Andre Agassi, l’ultimo a completare il Career Grand Slam prima di RF, dopo la finale persa all’US Open 2005)

“I miei complimenti, Roger, perche’ oggi mi hai insegnato come si gioca a tennis: sei il miglior tennista della storia !”

(Robin Soderling, ieri, dopo aver giocato da Dio per tutto il torneo e aver perso in finale contro The Genius)





L’ultimo anno dello Zar

9 01 2009

E’ arrivato a Perth con due occhi neri e il labbro spaccato. «Vabbè, è stata rissa, una settimana fa. Diciamo che mi sono trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. E comunque ho vinto io». L’ultima di Marat Safin. Anzi, una delle ultime: «Sì, questo sarà l’anno dell’addio. Il tempo passa, io fatico sempre più a trovare le giuste motivazioni. E’ ora di iniziare una nuova vita, anche se non so ancora cosa farò. Adesso penso a giocare, senza troppa pressione addosso spero di divertirmi e di vincere qualche partita». La rissa non lo ha scosso più di tanto, anche perché, a differenza di Gerrard, Safin ha avuto il buon senso di scazzottarsi in privato: non in un pub, più probabilmente nella camera da letto di qualche marito geloso. Appena sceso dall’aereo in Australia, insieme con la sorellina Dinara – “ina” si fa per dire: 1 metro e 82 di salute moscovita – ha battuto l’Italia del duo Bolelli-Pennetta nel primo turno della Hopman Cup. Tipico di Marat, talento immenso, e immenso, gioioso dissipatore di se stesso. Rivoluzionario e romantico, sciupafemmine e sciupatennis. Uno capace di chiudere per una settimana di fila le discoteche della città, e poi vincere il torneo (è successo davvero: a Tashkent).

Resta memorabile la frase del suo collega Nalbandian, l’anno in cui a Montecarlo lo mandarono in campo alle 10 del mattino: «Non potete farmi giocare all’ora in cui Safin va a letto». Avrebbe potuto far piangere Federer a lungo, Marat, come nella semifinale degli Australian Open 2005. Roger per anni ha sofferto le sue invenzioni, le sue botte di rovescio, il suo carisma. Ma Safin quasi sempre ha preferito far felici signore e signorine in giro per il mondo. A partire dalle “safinette”, tre clamorose bionde che qualche anno fa a Melbourne nel suo box dondolavano il pass davanti a décolleté abissali. E poi giù fino a Dasha Zukhova, l’attuale morosa di Abramovich, per cui aveva quasi messo la testa a posto. «Più sono belle più costano le donne», si lasciò scappare una volta Marat il playboy, russo svezzato al sole di Spagna, bello come un divo di Hollywood e spiritoso come Groucho Marx. «Ma non è vero che le pago per farle venire a letto con me. Le pago per farle andare via dopo». Aveva 23 anni. Nel tennis era piombato 5 anni prima, ottavi di finale dal nulla a Parigi, ottavi agli Us Open. Nel 2000, a vent’anni, fece invecchiare di un secolo Sampras nella finale degli Us Open. Nove settimane da numero 1 Atp, poi tanti infortuni, al polso e al ginocchio, che l’hanno tenuto per mesi lontano dai campi. Un altro Slam vinto (2005) e uno incredibilmente perso in Australia (2004), due Coppe Davis. Quindici tornei e 14 milioni di dollari in totale. Poco, per un unto del signore che non ha mai gradito i calici più amari? «Sapete quante volte alla settimana mi sento ripetere: “Avresti dovuto vincere di più”? Ma io me frego. Sono stato numero uno del mondo, fra i top-5 per cinque anni, ho vinto due Slam, due Coppe Davis. Se avessi avuto una testa diversa forse non ci sarei mai riuscito». Uno spirito libero, una grande anima russa. Drammatica e burlona. Capace di giocare match perfetti e di calarsi le braghe in campo per prendere in giro l’avversario: Mantilla, a Parigi, nel 2004.

Di prendersi in giro, anche: «C’erano alcuni juniores negli spogliatoi, abbiamo parlato di stupidaggini e mi sono sentito davvero addosso tutta la mia età. Cioè 14 anni». Nel 2007 pensò bene di allenarsi scalando il Cho Oyu, la sesta montagna più alta dell’Himalaya, ma mollò dopo tre giorni, quando capì che gli after-hours in quota non facevano per lui. L’anno scorso l’ultimo grande lampo, la semifinale a Wimbledon, torneo che non ha mai amato, persa contro Federer quando i suoi fan già sognavano una favola alla Ivanisevic. Oggi è numero 29 Atp. E a 28 anni la rissa vera, quella con il tempo, Marat – filosofo da campo e da boudoir – ha deciso di giocarsela senza racchetta: «Il tennis mi piace, ma non è tutto. L’importante è vivere intensamente. Perché quello che è stato non tornerà più e nessuno sa cosa succederà domani». Imbattibile, comunque.

fonte:lastampa.it





Interessante statistica di Rino Tommasi

6 08 2008

Fonte | UbiTennis

Della serie Federer è un giocatore finito...

Della serie "Federer è un giocatore finito..."





In effetti…

11 06 2008

Fino a un po’ di tempo fa la morale era che se Federer non avesse trovato sulla sua strada Nadal avrebbe fatto il Grande Slam e che se Nadal non avesse trovato Federer sarebbe già stato il numero uno al mondo. Il problema è che ora Rafa numero uno potrebbe diventarlo presto se l’incubo in cui è entrato Roger Federer non finirà presto. Intendiamoci: stiamo parlando di uno che comunque sia è arrivato all’ennesima finale di uno dei quattro tornei che contano. Però Roger, questo Federer, è da salvare da se stesso, da quello sguardo spento con il quale si è arreso al rivale, da quei quattro game vinti in tutta la finale che lo hanno relegato a giocatore qualunque. Arriva prima o poi, anche nella carriera di un fenomeno, il momento in cui bisogna fare i conti con la propria invincibilità. E Federer, ormai a 27 anni, ha una generazione di giocatori alle spalle che hanno – appunto – una generazione di meno, e questo conta. Fu il problema anche di Pete Sampras, un altro Grande che alla fine decise di concentrare i suoi sforzi solo su alcuni obbiettivi per entrare definitivamente nell’Olimpo. Federer lo è già in quell’Arca della Gloria, ma perdere così offusca il ricordo delle sue imprese. Insomma bisogna salvare il soldato Federer nel momento più buio e poco importa dire che in fondo non è tutto perduto: arrivare secondi, per uno come lui, è comunque una sconfitta. Che ha anche una giustificazione, per carità: la mononucleosi che lo ha colpito a inizio anno e che di solito, per uno sportivo, vuol dire saltare una stagione intera. Però, anche se lui è già in campo, questo Federer non lo vogliamo vedere più, perché così anche Wimbledon, il suo giardino, può diventare un campo di erbacce. «Sì, sono proprio io» ha detto con la solita classe parlando al pubblico dopo la sconfitta. E purtroppo aveva ragione.

marcopietro.lombardo@ilgiornale.it





Tennis…mon amour…

9 01 2008

Roger Federer e Justine Henin, due tennisti, lui con 698 voti davanti a un certo Kakà (un brasiliano dal volto pulito con una maglia a strisce che corre in mutande dietro a un pallone d’oro staccato di 143 voti con 555), lei più di misura con 551 voti (2 più dell’ex fidanzata di Luca Marin, tal Manaudou) sono gli sportivi – all sports! – più votati per il 2007 dai giornalisti di un quotidiano sportivo, la Gazzetta dello Sport, consacrato al Dio Pallone all’80 per cento delle sue pagine. Se non è un trionfo questo, per il nostro vituperatissimo, sottoconsiderato sport, non saprei quale dovrebbe essere. Eppure un significato questo dovrà pur averlo, altrimenti sarebbe una clamorosa contraddizione. Dietro a Federer finiscono abbondantemente staccati, dopo Kakà, Tyson Gay 427, Casey Stoner 425, Michael Phelps 349, Kimi Raikkonen 339, Asafa Powell 314, Filippo Magnini 258, Paolo Bettini 249, Tiger Woods 203. Dietro alle Henin e alla Manaudou, sono finiti Paula Ratcliffe 456, Valentina Vezzali 445, Anja Paerson 443 443, Alyson Felix 440, Blanda Vasic 366, Libby Lenton 281, Carolina Kluft 176, Venus Williams 121. Non sarà per caso, questo plebiscito per il tennis, dovuto al fatto che è lo sport individuale più praticato internazionalmente al mondo, e forse il più completo (ci vuole testa, fisico, tecnica e la competizione abbraccia 180 Nazioni), tanto è che molto più difficile diventare n.1 del mondo nel tennis che negli altri sport?

(per gentile concessione dell’autore, tratto dal blog Servizi Vincenti)
Link per l’articolo completo e tutti gli altri servizi: http://www.blogquotidiani.net/tennis/





ATP Doha – Tennis via internet

3 01 2008
Eurosport Webplayer
Certain
03-01-2008 14:00 19:30
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Era il mio mito…

27 11 2007

L'ex campione di tennis tedesco è il nuovo testimonial della più grande poker room al mondo: parteciperà anche lui alle tappe più importante del campionato europeo di texas hold'em

L’ex campione di tennis tedesco è il nuovo testimonial della più grande poker room al mondo: parteciperà anche lui alle tappe più importante del campionato europeo di texas hold’em





Playstation vip

21 11 2007




Le stranezze del caso Hingis

5 11 2007

Molti di voi già sapranno che Martina Hingis ha dichiarato alla stampa di essere risultata positiva alla cocaina durante l’ultimo torneo di Wimbledon e contestualmente ha annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica. Giovedì 1° novembre 2007, la notizia ha compiuto il giro del mondo ed è stata riportata da quotidiani, agenzie, rotocalchi che normalmente ignorano il tennis giocato. The Swiss Miss si dichiara innocente al 100%, afferma di non aver mai preso droghe. La decisione del ritiro – stando alle sue parole – è legata a problemi fisici (all’anca) e all’effetto demotivante del “fango” riversato su di lei dallo scandalo della presunta positività.

Veniamo ai fatti: Martina Hingis viene informata (non si capisce bene quando) che il primo controllo anti-doping (c.d. Test A) effettuato dopo la sconfitta subita a Wimbledon da Laura Granville – il match risale al 29 giugno scorso – è risultato positivo a un metabolita della cocaina. Subito dopo aver ricevuto la comunicazione, Martina dichiara di aver effettuato il test del capello – che, ricordiamo, può evidenziare tracce di cocaina assunta fino a 90 giorni prima dell’analisi – con esito negativo. Dopo qualche tempo, le controanalisi (c.d. Test B) confermano la positività alla cocaina. Gli avvocati ingaggiati dalla Hingis hanno riscontrato una serie di contraddizioni sul campione di urina utilizzato per le analisi, sono convinti che i test siano stati svolti così male che gli esaminatori non potranno provare l’effettiva provenienze delle urine risultate positive. Gli stessi avvocati hanno, tuttavia, anticipato alla diretta interessata che un eventuale battaglia legale contro le risultanze del test anti-doping potrebbe durare anni e Martina ha comunicato la sua decisione di non voler trascorrere i prossimi anni a difendersi dalle accuse di doping.

La nostra opinione è che, innocente o colpevole che sia la Hingis, le accuse hanno un effetto devastante sull’immagine e la reputazione della ex numero uno al mondo; indirettamente, ne esce male anche il Tennis, che nel frattempo viene lavorato ai fianchi dall’inchiesta sul caso-scommesse. Urge fare chiarezza e ci rifiutiamo di credere che una come la Hingis – che ha urlato la sua innocenza – rinunci a difendersi da accuse così gravi. Potremmo riflettere a lungo su verità, verità processuale e giustizia, ma riteniamo che al momento la cosa abbia poco senso e che soprattutto il tempo sarà galantuomo a riguardo. Quanto alla Hingis, solo un anno fa ha giocato un Masters straordinario, con quel set da incorniciare strappato alla Henin. A seguire, in gennaio, l’esibizione del berlocco di fidanzamento ricevuto da Radek Stepanek. A fine gennaio, è la volta del trionfo di Tokyo, con una Martina in salute che sbaraglia la concorrenza e mette le mani su quello che poi risulterà essere (?) l’ultimo torneo vinto in carriera. Dopo Tokyo, qualcosa si inceppa, iniziano i problemi fisici all’anca, Martina si allena poco e inizia a perdere da avversarie inferiori. Salta il French Open e si ripresenta a Wimbledon, dove rischia di esser sbattuta fuori al primo turno da…Naomi Cavaday. In estate, poi, c’e’ il triste annuncio di Radek: fine dell’idillio sentimentale tra i due che resteranno amici ma…ognuno per la sua strada. E la strada di Martina sembra un precipizio.

Concludiamo riportando le parole di Larry Scott, general magager della Wta, sul caso Hingis: “La Wta non ha ricevuto alcuna informazione ufficiale con riguardo alla positività del test di Martina Hingis e, pertanto, non siamo nella posizione di commentare l’accaduto. Comunque, è importante ricordare che, in materia di anti-doping, vale la presunzione di innocenza…Con riguardo all’annuncio del ritiro, Martina Hingis sarà sempre ricordata non solo per i suoi trofei vinti, ma anche per il suo incredibile tocco, per la sua intelligenza sul campo e per la sua professionalità fuori dal campo”. Saranno anche parole di circostanza quelle di Larry, ma in momenti come questo rappresentano un argine – benché fragile – al fango mediatico. Il nostro auspicio – per Martina, per il Tennis e per lo sport in generale – è quello di evitare un nuovo caso Pantani. Poiché, quando una come la Hingis entra nel tritacarne dei Media per una vicenda di doping, le premesse di un linciaggio ci sono tutte.

pemurama@yahoo.it
http://pemulis.blogspot.com/








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