C’era una volta un giovane corridore in bicicletta, Riccardo Riccò, che al Giro d’Italia 2008 vinse entusiasmando due tappe – quella di Agrigento e quella di Tivoli – e che per tutta la corsa andò così forte da finire 2° in classifica generale a 1’57” dal vincitore, lo spagnolo Contador. Poco tempo dopo, il giovane Riccò si iscrisse al via della grande corsa francese, il Tour, vinse due tappe di montagna, quelle del Col d’Aspin e di Super Besse, indossò la maglia a pois di miglior scalatore ma una mattina venne fermato, portato in gattabuia e poi mandato a casa perché al controllo antidoping era stato trovato positivo all’Epo di terza generazione, il cosiddetto Cera. Per l’esattezza, Riccò risultò positivo a due controlli diversi. Poi, a fine Tour, l’agenzia francese responsabile dei controlli (l’ADFL) decise di sottoporre le provette dell’urina dei corridori a un nuovo, più sofisticato controllo e si seppe che Riccò era risultato positivo al Cera non in 2, bensì in tutti e 4 i controlli effettuati; e che due volte positivo era risultato anche Leonardo Piepoli, l’anziano compagno di squadra di Riccò che al Giro d’Italia lo aveva scortato e in certi momenti trascinato al 2° posto in classifica e che al Tour aveva vinto, lui pure, un leggendario tappone di montagna, quello con l’arrivo pirenaico ad Hautacam.
Poiché nel frattempo era risultato positivo al Cera anche un altro corridore italiano che al Giro aveva fatto sfracelli, vincendo addirittura 3 tappe di montagna (all’Alpe di Pampeago, al Passo Fedaia e a Tirano) e piazzandosi 6° nella classifica generale, tale Emanuele Sella, gli sportivi di tutta Italia cominciarono a chiedersi: possibile che Riccò, 4 volte positivo nei 4 controlli al Tour, abbia corso il Giro – un mese prima – pulito come un angioletto (e Piepoli e Sella con lui)? Possibile che in Francia, in montagna, Riccò stracciasse tutti grazie all’Epo di terza generazione che gli scorreva nelle vene e che in Italia, qualche settimana prima, stracciasse tutti solo in virtù del nutrimento dei panini alla marmellata presi al volo al rifornimento? I dubbi erano pesanti. Perché delle due l’una: o Riccò, finito il Giro, aveva incontrato Lucignolo che l’aveva portato a scoprire il Paese dei Balocchi (e della Siringhe e delle Pasticche), facendogli conoscere le meraviglie dell’Epo di terza generazione; oppure non aveva incontrato nessun Lucignolo, perchè l’Epo di terza generazione sapeva già benissimo che cosa fosse (e forse il suo dimostratore di fiducia era stato proprio Piepoli, vecchia pellaccia di 37 anni rotto a mille battaglie). Insomma: che cosa doveva pensare, il povero, stralunato appassionato di ciclismo? Le vittorie di Riccò al Giro d’Italia, e il suo 2° posto in classifica, erano genuini o taroccati? E le vittorie di Sella? E le prodezze di Piepoli?
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