Non potrebbe neanche iscriversi al campionato e invece…

28 12 2007

di ETTORE LIVINI

Massimo Moratti allo stadio

MILANO – L’Inter dei grandi numeri conferma anche nella Serie A dei bilanci la sua incapacità di essere normale. Schiacciasassi sul campo – dove nel 2007 hanno raccolto una media di 2,48 punti a partita, il massimo degli ultimi tre quarti di secolo – i nerazzurri sono riusciti a polverizzare un record decisamente meno glorioso anche sul fronte finanziario: quello delle perdite. Il bilancio 2006-2007 della squadra di Massimo Moratti si è chiuso con un passivo monstre di 206 milioni, obbligando il presidente a staccare l’ennesimo assegno da 105 milioni per tenere in piedi il club e interrompendo dopo tre anni di progressi il virtuoso recupero di redditività dei big del nostro campionato. I conti dei top team (Inter, Milan, Juventus, Roma e Lazio) sono andati infatti in archivio nell’ultimo esercizio con un passivo di 192 milioni, quasi il triplo dell’anno precedente. Senza il buco dei nerazzurri – gonfiato dai 146 milioni di ammortamenti contabilizzati per l’addio allo spalma-perdite – quest’anno le grandi del calcio tricolore avrebbero potuto festeggiare il loro primo risultato positivo (14 milioni di utili al netto dell’Inter) dagli anni bui delle plusvalenze gonfiate.

I conti un po’ abnormi della squadra allenata da Roberto Mancini nascondono però una realtà complessivamente meno grigia di quanto appaia. Con tutti i suoi difetti genetici – come l’abissale differenza tra i conti dei grandi e quelli dei piccoli e la dipendenza ormai totale dal piccolo schermo – il calcio di casa nostra sta lentamente viaggiando verso una pseudo-normalità finanziaria. Cinque anni fa il mondo del pallone spendeva 1,8 euro per ogni euro che incassava. Oggi il rapporto per le cinque big si è ridimensionato a un più equilibrato uno a uno. Non solo. Il monte-stipendi, un passo alla volta, continua a ridursi. Nel 2003 le buste paga dei calciatori erano pari al 73,1% delle entrate. Oggi per le grandi della Serie A siamo scesi al 51%, valore che ci avvicina alla media del calcio europeo. E su questo fronte l’Inter, con i 151 milioni pagati alla sua rosa nel 2006-2007, ha strappato l’Oscar della generosità al Milan, sceso a 125 milioni.


La radiografia dei conti del calcio tricolore conferma in cifre lo strapotere della tv negli stadi. I diritti per il piccolo schermo – Uefa più campionato – rappresentano ormai più della metà delle entrate (il 53,2%) dei big. Il fatturato garantito da Mediaset, Sky & C. è il quintuplo di quello generato vendendo i biglietti per le partite, un’attività ormai marginale per i club visto che rappresenta “solo” il 12% dei loro ricavi.
Sparite le plusvalenze farlocche e ammortizzato l’addio allo spalma-perdite con la partita di giro delle vendite dei marchi – operazione che ha portato nelle casse dei big (Juve a suo onore esclusa) 597 milioni di guadagni “fittizi” – le cinque stelle del nostro campionato hanno imparato a usare la testa anche sul fronte del calciomercato. Qualcuno – leggi la Juventus, costretta a un anno di austerity per la retrocessione targata Calciopoli – l’ha dovuto fare per forza. Le entrate dei bianconeri si sono contratte l’anno scorso del 18% e il bilancio è stato fatto quadrare con le cessioni di Zlatan Ibrahimovic (15 milioni di guadagno) e Zambrotta (11). Ma persino Moratti – dopo gli anni da mangia-allenatori e da collezionista di campioni inutili – ha imparato a muoversi con più oculatezza (l’addio a Oba-Oba Martins ha garantito 14 milioni di guadagno) mentre il parsimonioso Claudio Lotito, costretto dai numeri un po’ “bonsai” della Lazio a far le nozze con i fichi secchi, ha portato a casa 10,7 milioni girando Massimo Oddo al Milan.

Questa volta però, contrariamente a quello che succedeva solo pochi anni fa, si tratta di soldi veri. E queste oculate campagne acquisti sommate ai milioni delle tv stanno riportando in linea di galleggiamento i bilanci dei top team della Serie A. La Roma, sostenuta pure dai 3 milioni di plusvalenze per la vendita dell’egiziano Mido, ha guadagnato nel 2006-2007 oltre 10 milioni. L’inedita “austerity” di Silvio Berlusconi – da qualche tempo più attento alle spese anche sul fronte rossonero – ha regalato un piccolo profitto persino al Milan, che in perenne attesa del (costosissimo) sogno di Ronaldinho ha archiviato i conti 2006 in nero grazie ai 42 milioni di plusvalenze incassati girando al Chelsea Andriy Shevchenko. E anche la Juve del dopo Moggi – malgrado la Cayenna della serie B – è riuscita a far quadrare il bilancio.

All’appello del buon senso finanziario, insomma, manca solo l’Inter. Ma con la squadra in cima alla classifica, il primo derby della stagione in cassaforte e in attesa della sfida stellare con il Liverpool in Champions League, i 206 milioni di perdite, per Massimo Moratti e a maggior ragione per i tifosi nerazzurri, sono un particolare secondario. “Il presidente – riporta l’ultimo bilancio in profondo rosso – ha espresso la sua volontà di supportare anche in futuro, in caso di necessità, la società”.

(28 dicembre 2007)


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4 responses

28 12 2007
john lennon

uahuahuahuaua come rode…

28 12 2007
cissiboy

Chi rode ? Io ? No, io sono consapevole che in italia ci sia una squadra di Onesti Indossatori di Scudetti Altrui che può fare quello che vuole…

31 12 2007
matteo

scusa… per quale motivo non potrebbe iscriversi al campionato? perchè papà moratti sgancia cifre che gli altri non arrivano a spendere?

2 01 2008
cissiboy

dai matteo no stemo dir cazzade per piacere..

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