Luoghi sconosciuti della Terra

8 01 2008

La Terra non è un pianeta così noto come siamo generalmente portati a pensare. Il fatto che la popolazione mondiale, nell’ultimo secolo, sia passata da un miliardo a oltre sei, spinge a credere che il Mondo sia ormai occupato, o almeno conosciuto, in ogni suo angolo. Ma le cose, come ha mostrato una serie di servizi del New Scientist, e tradotti da Internazionale, non stanno così. Sul pianeta esistono ancora molti “ultimi luoghi”; dove l’uomo non è ancora arrivato, o del quale non esiste una mappa, o dove vive gente non ancora entrata in contatto con la civiltà. Secondo le ricerche di Survival International sono ancora più di 100 le tribù, per un totale stimato in circa 40mila persone, non ancora entrato in contatto con il resto del Mondo.

L’ULTIMO POSTO IN CUI NESSUNO HA MAI MESSO PIEDE – Il Gangkar Puensum, nel Bhutan, con i suoi 7541 metri è l’ultimo luogo della Terra più alto mai raggiunto da un umano. Gli alpinisti hanno tentato tre volte di raggiungere questa vetta ma dal 1994 il governo del paese asiatico ha proibito nuove spedizioni, per rispettare le tradizioni religiose della popolazioni locali. Ma anche dove non ci sono divieti “politici”, sono moltissime le montagne ancora vergini. Solo nella regione tibetana di Nyainqentangla Est 159 cime su 164, tutte al di sopra dei 6mila metri, non sono mai state scalate. Altre si trovano in Groenlandia, per non parlare di quelle dell’Antartide. Ultimi luoghi non ancora raggiunti da piedi umani sono anche quelli che si trovano sotto la superficie terrestre: la grotta più grande della Gran Bretagna, battezzata Titan, nel Derbyshire, è stata scoperta solo nel 1999 e gli speleologi sono convinti di avere ancora molta di strada da fare, prima di poter dire che non esitano cavità sconosciute.

L’ULTIMO POSTO SENZA UNA MAPPA – L’uomo fa e, ultimamente, disfa. E’ il caso del mare di Aral: non esiste più e, al suo posto, si estende un deserto di 50mila km quadrati. E’ questo l’ultimo luogo della terra del quale non esiste una mappa. Solo foto satellitari. Fino a quarant’anni fa Muynak, in Uzbekistan, era una delle più importanti località di villeggiatura dell’Unione Sovietica e un attivissimo porto di pesca. Ora, da Muynak, l’acqua di quello che era il quarto lago più esteso del mondo, non si vede nemmeno all’orizzonte. C’è solo sabbia. La canalizzazione selvaggia, lunga oltre 40mila km, dei due fiumi Ama Dariya e Syrdariya, per irrigare giganteschi campi di cotone e riso, si è rivelata nel corso degli anni all’origine di un disastro ambientale le cui proporzioni non sono ancora misurabili fino in fondo. Intanto però si sa per certo che malnutrizione, carestie, mancanza di acqua potabile e mutamenti climatici hanno messo in ginocchio decine di migliaia di persone. Una ricerca di Medicins Sans Frontieres tra la popolazione dell’area documenta che questa è diventata la zona del mondo con il più alto numeri di casi di tubercolosi. E che molti ceppi non risultano curabili.

L’ULTIMO POSTO ENTRATO IN CONTATTO CON LA CIVILTA’ – Filadelfia, Paraguay, paese al confine con la giungla. A circa cento chilometri da qui c’è l’ultimo luogo della terra dove un gruppo di umani, che nessuno aveva mai visto prima, il 3 marzo 2004 decise che era venuto il momento di rompere gli indugi. Diciassette indigeni Ayoreo uscirono dalla vegetazione spinti dalla sete perché gli allevatori di bestiame si erano appropriati delle loro riserve d’acqua. Se non messi in ginocchio da condizioni esterne ed estreme, i “selvaggi” solitamente ben si guardano dall’entrare in contatto con il resto del mondo. Anzi: nel 2006 i sentinelesi, indigeni che abitano una minuscola isola delle Andamane, hanno ucciso due pescatori che si erano avvicinati troppo alle loro coste e, subito dopo lo tsunami del 2004, scagliarono frecce verso gli elicotteri che sorvolavano la loro isola. Il ministero brasiliano per gli affari indigeni ha aggiornato recentemente l’ultima stima del 2005 sulle tribù ancora sconosciute nel proprio territorio ed ha alzato il numero da 40 a 67.

Stefano Rodi
28 dicembre 2007(ultima modifica: 08 gennaio 2008)


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