La storia di Metsu

9 01 2008

Bruno Lucas Felix Metsu è un personaggio dalla sto­ria particolare, oltre che il ct degli Emirati Arabi Uniti, l’uni­co sparring partner del Milan in questo periodo di prepara­zione. Fran­cese di Coudekerque (Nord), 53 anni, una modesta carriera da calciatore, allena squadre esotiche dal 2000, allorché gli ven­ne affidata la Nazionale del Senegal. La portò ai Mondiali del 2002. Ai sorteggi, un giornalista commentò con improvvida superficialità i raggruppamenti: « Alla Francia è andata bene, l’avversario più pericoloso che dovrà affrontare è Youssou N’­Dour » . Che, per chi non lo sapesse, di professione fa il can­tante ed è di Dakar. Metsu orecchiò la frase, non disse nulla, ma memorizzò. Pochi mesi dopo, nella partita inaugurale, il Senegal batté i Bleus detentori del titolo. Quello stesso gior­nalista in conferenza stampa gli fece una domanda, lui lo guardò e lo gelò: « Chieda a Youssou N’Dour » . Metsu, sempre nel 2002, s’è convertito all’Islam. Dopo la rappresentativa africana, ha guidato l’Al Ain (squadra degli Emirati Arabi), poi Al Gharrafa di Doha (Qatar) e l’Al Ittihad di Jeddah (Arabia Saudita, il club dove è transitato Roberto Donadoni). Ha assunto l’incarico attuale nel giugno 2006. Qui è diventato un eroe perché un anno fa ha portato gli Emi­rati Arabi Uniti a vincere la Coppa del Golfo per la prima vol­ta nella storia. Torneo regionale, ma festa nazionale. Per ren­dere l’idea, l’emiro Al Maktoum ha ringraziato i calciatori omaggiandoli di lussuosissime automobili e appartamenti da urlo. Ora il prossimo impegno è costituito dalle qualificazio­ni mondiali. Superato il Vietnam nel preliminare, gli Emira­ti a febbraio intraprenderanno il loro cammino nel gruppo D, che comprende Iran, Kuwait e Siria (avanti la prima). Metsu lavora con un preparatore atletico italiano, Massimo Marchesi. Non è solo il selezionatore, ma la figura di riferi­mento della Federazione, che non ha ancora un’organizzazio­ne efficiente in un Paese dove i club hanno invece un peso no­tevole in rapporto. Lavora in paesi arabi da anni perché s’è in­namorato di questa cultura e di questi posti. «Ho persino ri­fiutato un’offerta dell’Olympique Marsiglia pur di rimanere qui» . Sta lavorando sodo soprattutto sulla mentalità dei gio­catori. La sua filosofia è riassunta in uno slogan: «I soldi non servono. Voi avete tutto e potete comprare tutto. Ma le vitto­rie, non potrete mai comprarle».

(Fonte: Claudio Casagrande, Tuttosport di lunedì 7 gennaio 2007)
Link: http://www.tuttosport.com/sportnetwork/


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