Avanti lo stesso..

14 01 2008

Beppe Severgnini, Mi sono fermato qualche giorno a Singapore, andando e tornando dall’Australia. Ho incontrato gli Italians che seguono la rubrica su Internet, e grazie a loro ho scoperto alcune cose.

A Singapore usano il portafoglio e il cellulare come segnaposto nei Food Courts (mense e tavole-calde), poi si mettono in coda (non ci crederte? Foto su http://www.corriere.it/italians).
A Singapore non si vedono cartaccce o lattine per strada e nei giardini; e sui muri non ci sono graffiti.
A Singapore non si possono comprare chewing-gum, perché sporcano per terra (li vendono solo i dentisti).
A Singapore si rischiano multe di mille dollari (473 euro) per un divieto di transito in bicicletta.
A Singapore tra le sanzioni rientrano le frustate (gli ultra-cinquantenni sono esenti).
A Singapore semplici cittadini possono effettuare un arresto.
A Singapore, per evitare ghetti etnici, i palazzi ospitano una quota di famiglie indiane, cinesi, malesi.
A Singapore i bambini cantano l’inno nazionale tutte le mattine prima delle lezioni.
A Singapore le domestiche consegnano il passaporto ai datori di lavoro.
A Singapore mettono a morte trafficanti e spacciatori di droga.
A Singapore conducono regolarmente test sui ragazzi delle scuole (capelli, sangue, urine). Se risultano aver assunto stupefacenti, la famiglia viene espulsa.
A Singapore uno straniero HIV-positivo non ha diritto a essere curato, ma viene deportato.
A Singapore, se 5 persone vogliono parlare di politica, devono ottenere un permesso del governo (10 se si tratta di club o gruppo religioso).
A Singapore si parcheggia sempre col muso dell’auto verso l’uscita.
A Singapore, per uno scherzo (ha ordinato tre vassoi di hamburger per un collega ignaro), un pilota d’aereo rischia due anni di carcere.
A Singapore un terzo della popolazione (totale 4,5 milioni) è nato all’estero, ma la violenza urbana è praticamente sconosciuta.
A Singapore, il prossimo 28 settembre, si disputerà il primo Gran Premio di Formula Uno in notturna.
A Singapore la competitività, tra il 2003 e il 2007, è stata la migliore del mondo (seguono Danimarca, Finlandia, Stati Uniti e Canada. L’Italia è 41°).
A Singapore, in un anno, l’economia è cresciuta del 9.4%.
A Singapore, vista la piccola superficie (697 km2), stanno costruendo depositi, laboratori e strade sotterranei.
A Singapore, temendo la concorrenza industriale cinese, hanno trovato nuove nicchie di mercato: l’ingegneria marina e le biotecnologie crescono del 40% l’anno.
A Singapore “il governo è insolitamente pulito ed efficace, e il sistema d’istruzione è tra i migliori al mondo” (The Economist, ottobre 2007).
A Singapore (Marina Bay) costruiranno un quartiere avvenieristico in una frazione del tempo necessario ad allargare la A4 Torino-Milano.
Ma a Singapore non c’è democrazia come la intendiamo noi. Governa da tempo un padre-padrone (il “ministro mentore” Lee Kwan Yu, 84 anni), insieme al figlio Lee Hsien Loong. Se leggendo quanto sopra avete invidiato Singapore, perciò, cominciate a preoccuparvi.

Dal Corriere della Sera del 15 novembre 2007


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2 responses

15 01 2008
liuksky

Libertà e benessere raramente vanno di pari passo!

affermazione pesante?

date un’occhiata all’occidente di questi tempi

15 01 2008
cissiboy

vero è che Singapore è un meccanismo perfetto in cui tutti operano per “comportarsi” meglio il più possibile…Se il prezzo da pagare per far parte di un meccanismo perfetto è una minore libertà individuale, io, per un po’, lo accetto volentieri…
😉

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