SimCity diventa opensource !!

14 01 2008

Roma – Uno dei grandi classici del videogaming, per lungo tempo il successo di punta per la softwarehouse Maxis (Electronic Arts) diventa patrimonio comune dell’umanità programmatrice e degli aficionado del software a codice aperto.

Uscito in origine nel 1989 per computer Amiga e Macintosh, SimCity ha nel corso del tempo lasciato il posto a serie di maggiore appeal per il pubblico moderno (The Sims su tutte), e ora arriva il riconoscimento del perdurante successo del gestionale con il rilascio del codice sorgente sotto licenza GPLv3.

Sarà felice della cosa Will Wright, il geniale game designer che con SimCity ha in pratica dato vita a un settore – quello dei gestionali propriamente detti o anche dei “city-builder” – che prima del titolo Maxis non esisteva. Ora Wright è impegnato nell’ennesimo progetto che si preannuncia rivoluzionario (Spore), ed EA si è dimostrata tanto lungimirante da donare alla community il codice del progetto originale, che potrà ora essere sezionato, studiato, “hackerato” e rimontato nel modo che più aggrada ad appassionati e virtuosi del codice.Adottare SimCity all’attuale mercato open e alle moderne macchine informatiche ha però significato introdurre parecchi cambiamenti a cominciare proprio dal nome, che per motivi di copyright sarà d’ora in poi Micropolis, lo stesso titolo provvisorio usato durante i 4 anni di sviluppo del gioco. EA è sì lungimirante, ma vuole mantenere i diritti di sfruttamento del nome SimCity per gli anni a venire. Della conversione del codice si è occupato Don Hopkins, già responsabile della trasposizione dell’originale – circa 15 anni fa – ai sistemi Unix e, con l’affermazione di Linux come sistema operativo mainstream, all’ambiente del pinguino diversi anni dopo.

“La cosa fondamentale qui è riuscire a penetrare nella testa dei programmatori originari di Maxis quando lo hanno messo insieme” scrive Boing Boing, mettendone in evidenza la complessa struttura di gestione di un vero e proprio mini-ecosistema cittadino con componenti economiche, sociali e strutturali compresse nei limiti di memoria e capacità di calcolo dei personal computer dell’epoca – siamo negli anni del DOS e del limite dei 640 Kbyte di memoria convenzionale disponibili per i programmi, videogame inclusi.

Il codice originale, scritto in C e vecchio più di 24 anni, è stato convertito da Hopkins in C++ e integrato in Python, ripulito, ottimizzato e riformattato per poter girare su Linux nella migliore maniera possibile. Successivamente Micropolis è stato adattato al sistema operativo della Childen’s Machine, anch’esso figlio del pinguino, per servire gli intenti educativi del software incluso nel celebre e discusso laptop per i paesi in via di informatizzazione.

E che il titolo di Maxis sia indubbiamente formativo lo dimostra l’affetto che i fan ancora gli tributano, condensato in commenti che parlano del tempo speso a costruire micro-città digitali come di una esperienza fondamentale nella vita: “La cosa migliore che ho appreso da SimCity (oltre che a contrastare l’attacco di un mostro, ovviamente) rimane con me ancora oggi: il solo modo di risolvere le congestioni da traffico è quello di pianificare un trasporto di massa più efficace” scrive Wil Wheaton sul celebre portale.

“Se costruisci semplicemente più strade, queste verranno semplicemente riempite da più macchine”, continua poi Wheaton, e giù coi ricordi tra le righe dei bei vecchi tempi dei pixel squadrati e con le comparazioni tra le peggio intasate metropoli americane. I cui sindaci dovrebbero scaricare o ricevere una copia di SimCity, suggeriscono gli appassionati, per avere almeno un’idea di massima di come si amministra efficacemente una città.

Alfonso Maruccia


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