Il futuro secondo YouTube

11 03 2008

Ernesto Assante per “Affari & Finanza” di “la Repubblica”

Chad Hurley ha l’aria di un ragazzo qualunque. Faccia pulita, atteggiamento cordiale, linguaggio semplice, non sembra certamente un “geek”, uno di quelli che ha il pallino della tecnologia e non riesce a vivere senza. E non sembra neanche un miliardario, non ne ha l’atteggiamento né l’aspetto. Eppure Hurley, 31 anni, ha un patrimonio di diverse centinaia di milioni di dollari, dovuti al fatto di essere stato, assieme a Steve Chen e Jared Karim, l’inventore, il fondatore, il proprietario di YouTube.

Oggi YouTube è parte integrante di Google, ma lui è seduto saldamente al comando, nella poltrona di Ceo dell’azienda americana da lui fondata. «E’ un buon lavoro», dice ridendo, mentre passeggia sul lungomare di Cannes, dove è venuto a parlare di musica, video e Internet alla platea dei discografici riuniti al Midem.

Hurley sta guidando YouTube in una importante transizione, quella da sito in bilico tra legalità e illegalità, con le sue decine di migliaia di clip video che gli utenti caricano nel sistema e rendono disponibili a tutti, in barba alle regole del copyright, a quella di principale destinazione televisiva via Internet, in qualcosa che possa essere in grado di far concorrenza alla televisione vera e propria, al punto di prevedere, di qui a breve, persino l’uso della diretta, annunciata da Steve Chen come una realtà che si dovrebbe concretizzare entro la fine dell’anno.

«Il nostro interesse e quello di Google è di rendere YouTube disponibile per il maggior numero di media possibili. Ora siamo negli iPod, nei cellulari di Nokia, Lg, Motorola, nella Apple Tv, e ovviamente in Internet. Ma non ci poniamo dei limiti. La qualità delle nostre immagini è buona anche su schermi più grandi, l’offerta di contenuti sta diventando sempre più ampia, possiamo essere una interessante alternativa all’intrattenimento tradizionale. E pensiamo che il fatto di poter essere visti ovunque, in qualsiasi momento, per due o tre minuti, sia una chiave determinante per il nostro successo futuro».

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L’aneddoto della nascita di YouTube Hurley lo ha raccontato centinaia di volte, ma non si tira indietro quando gli viene chiesto per l’ennesima volta: «Ogni volta che racconto questa storia», dice, «mi ricordo esattamente qual è il nostro “core business”. Mi serve ricordarla, quindi, proprio per fare in modo che YouTube non si perda per strada, che resti fedele al suo nome, che nasce dall’unione di “you” e di “tube”. Se tenessi presente solo la seconda parte, quella televisiva, perderei d’occhio il motivo principale del successo del nostro sistema, che è la voglia delle persone di condividere immagini e suoni. Del resto io e Steve siamo partiti da una esperienza personale: eravamo a cena con degli amici, avevamo scattato delle foto e girato dei video, e quando l’indomani abbiamo provato a spedirli via email, a condividerli con gli altri, le difficoltà sono state enormi. Allora, nel mio garage, abbiamo deciso di metterci al lavoro per risolvere il problema. E’ così che tutto è cominciato. E così vogliamo che continui ad essere».

Di certo la battaglia tra la tv generalista e le nuove televisioni che proliferano nel web, sui satelliti, nei telefoni cellulari, è appena iniziata. «Ma non siamo contro la televisione, siamo integrati con la televisione, siamo complementari. Il nostro lavoro è quello di distribuire contenuti brevi che danno la possibilità a chi li vede di interagire con il video per qualche minuto, senza doversi sedere in poltrona e stare fermo per mezz’ora o un ora, condividendo la loro esperienza con altri. Il modo in cui i nostri utenti usano il video è simile al modo in cui si usava la fotografia qualche anno fa. E’ cambiato il mezzo, adesso c’è Internet, ma l’idea di base è la stessa, condividere con gli altri un’esperienza positiva, un immagine, un ricordo, un idea. Se a questo si aggiungono pezzi di film, videoclip, spezzoni di programmi televisivi, la memoria collettiva diventa ancora più grande e più condivisa».

Ecco, il problema più grande che YouTube ha dovuto affrontare e che continua ad affrontare: come fare a mettere on line contenuti protetti da copyright senza infrangere la legge? Per ora Hurley mostra piena disponibilità, «eliminiamo da YouTube i filmati ogni volta che ci viene richiesto. Vogliamo collaborare con i grandi produttori di contenuti, offriamo loro la possibilità di raggiungere una platea più ampia. Loro non hanno le idee molto chiare, comunque, perché i reparti marketing, che capiscono le potenzialità promozionali del sito, caricano i filmati delle novità, e il giorno dopo i loro stessi uffici legali chiamano per dirci di toglierli».

Molte aziende, dalla Universal alla Cbs hanno stretto accordi con YouTube, altre come la Viacom (proprietaria tra le altre tv anche di Mtv) gli hanno fatto causa chiedendo risarcimenti milionari. «Ma troveremo un accordo», dice fiducioso Hurley, «YouTube è una realtà molto grande, ha un mercato, delle potenzialità interessanti per chiunque voglia collaborare con noi. Non c’è motivo di farci la guerra». E la pubblicità? «Stiamo cercando il modo di integrarla ai video nella maniera migliore. Il problema è non dare fastidio agli utenti. Se la pubblicità è “entertaining” il pubblico clicca con piacere. Ma è evidente che dobbiamo trovare un modo per far si che il nostro prodotto sia ancora più interessante per gli investitori pubblicitari».

Dagospia 10 Marzo 2008


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