Il campo di calcio è uguale per tutti

14 03 2008

L’uso della tecnologia, o più banalmente della televisione, per rendere più credibile il calcio conquista sempre i suoi bravi titoli, ma la grande decisione presa nel fine settimana di International Board a Gleneagles non ci sembra lo stop a cellule, sensori, microchip (nonostante la sponsorizzazione Adidas) nel pallone, eccetera, nel nome di quello che Blatter ha definito ‘human aspect of the game’. E nemmeno la blanda apertura verso l’introduzione di due ulteriori assistenti dell’arbitro, focalizzati sui falli in area, ci sembra poi questa grande genialata: arrivata per giunta da chi aveva bocciato più volte i cronometristi (anzi, il cronometrista), e quindi il tempo effettivo, perché non sostenibili economicamente. La notizia ci sembra una modifica alla prima regola del gioco, quella riguardante il campo: che come tutti sanno per i match internazionali definiti ‘A’ dalla Fifa aveva dimensioni imprecisate, con un minimo ed un massimo (da 100 a 110 metri la lunghezza, da 64 a 75 la larghezza), tanto da far correre fra un terreno e l’altro anche 100 metri quadrati di differenza, che in uno sport basato sui dettagli, in cui il singolo episodio è tutto, sono un’enormità. Quindi la modifica è la seguente: i campi che pretendono di essere usati per le partite vere, quelle fra nazionali, devono essere 105 per 68. Sembra incredibile, ma lo sport più popolare del mondo ha dovuto aspettare la 122esima riunione del suo organo giuridico per stabilire le misure del campo nelle sue manifestazioni più importanti. Appuntamento l’anno prossimo in Irlanda del Nord, ricordando che nel calcio reale le dimensioni del campo sono queste, come da ‘Laws of the game’: minimo 90 e massimo 120 in lunghezza, minimo 45 e massimo 90 in larghezza. Teoricamente e praticamente si giocano quindi sport diversi, basta fare due moltiplicazioni. Questo per dire che quella dello stesso sport per 6 miliardi di persone, davanti alla capanne o in Champions League, è solo una scusa per mantenere controllo, discrezionalità ed arbitrio.

di Stefano Olivari
13.03.2008

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