Uomini e pallone

8 04 2008

Una buona parola per tut­ti. Clarence Seedorf, 32 anni oggi, non è uno che la manda a dire. Era a Parigi, come am­basciatore Expo, in occasione del voto per scegliere tra Mila­no e Smirne per l’edizione 2015. «Il Suriname (suo paese di origine, ndr) ha votato per Milano» ha detto in un’intervi­sta a GQ. È solo l’inizio. Il resto è… calcio, nel bene e nel male. Per See­dorf, i calciatori sono carne da macello. «Il calcio è come il mercato della carne – spiega ­: c’è un pezzo di carne d’Argen­tina, buonissimo e molto ri­chiesto e lo vendo in Italia, poi lo esporto in Spagna, in Inghil­terra. Lo vendo dove mi fanno la miglior offerta. Non importa se lo mando nel posto giusto: comandano i soldi. Non m’im­porta di verificare se si integra, lo lascio solo al suo destino. Ec­co la mentalità che regge il si­stema calcio». Eppure, non è stanco: «Fino a 35-­36 anni gioco e voglio andare agli Europei e Mondiali 2010. Col Milan ho già parlato del dopo, ma mancano ancora mi­nimo 4 anni». Non ha mai avu­to vita facile. Ancora oggi c’è chi afferma che si risparmi nelle partite non fondamentali: «È un luogo comune che mi dà molto fastidio. Contro la Reggi­na in casa e il Torino fuori ho fatto la differenza. Ho saltato l’Arsenal per il campionato. Devo dire altro?». Che è riusci­to a resistere: «Ma chi non ha avuto la mia forza o la mia te­sta è stato buttato fuori». Ap­parenza versus sostanza. «La stampa ha costruito un’imma­gine di me senza che ne avessi il minimo controllo: poi, per for­tuna, andavo in campo e lì il giudizio tornava alla gente». Al Milan,«Ronaldo mi supporta molto. Anche lui sa quanto sia­mo stati vicini a essere buttati fuori. Trovi il direttore sportivo o l’allenatore sbagliato e sei ro­vinato. È ora che i calciatori tornino a essere persone». Domenica un altro tifoso mor­to, in autostrada. Il richiamo a Gabriele Sandri è automatico. Allora, Seedorf non indossò la fascia del lutto: «Quando an­dammo in campo non si sape­va nulla… e se fosse stato un mafioso?». Il rispetto, prima di tutto, ma «Non do la mia soli­darietà a un assassino. Invece, il mondo del calcio ci riversò addosso la responsabilità di un evento che non c’entrava nulla di nulla col calcio. Quello delle autorità calcistiche fu un atto di paura, con copertura politi­ca: una settimana dopo, la fa­scia l’ho messa. Ma perché non ce l’hanno fatta indossare quando è mancata la signora Prandelli? Io divento matto, di fronte a certe cose: e la soli­darietà a un allenatore? O per la morte atroce del fratello di Kaladze, che è stato seque­strato per anni? Non s’è fatto niente…». Una cruda risposta sul suo mondo se la dà già: è co­me il mercato della carne. (http://www.tuttosport.com).

Cambio in panchina: Carletto Ancelotti al posto di Fabio Capello. Ma non si tratta della panchina dell’Inghiltera, dove Capello si è appena sistemato. Si tratta di quella della Rai: don Fabio, si sa, era ottimo commentatore. Scelto dal direttore Massimo De Luca contro tutti: non era nemmeno costato carissimo, quasi un “argent de poche” per uno come lui. Il timore di tanti in Rai era che Capello fosse antipatico ai tifosi, soprattutto di Roma e Juventus. Così non è stato: è stato anzi bravissimo, attento, professionale, pungente. Un ottimo acquisto. Poi, come si sa, ha accettato l’offerta inglese e al suo posto per un periodo transitorio la Rai ha preso Walter Zenga: niente a che vedere, un mezzo disastro. Ora, per fortuna di De Luca, Zenga si è accomodato sulla panchina del Catania e il direttore dello Sport Rai sta cercando un opinionista importante per i prossimi Europei di giugno. L’uomo giusto è Ancelotti, che sta simpatico e sa cosa dire, e come dirlo: l’offerta c’è stata. Si vedrà. A meno che Capello riesca a svincolarsi dalla Fa, la federazione inglese per un mesetto: la sua Nazionale non è qualificata, come noto, per gli Europei ma lui dovrà seguirli per dovere professionale. Più possibile la pista Ancelotti. (Fulvio Bianchi, http://www.repubblica.it).


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