Masdar City, la città del futuro

9 05 2008

Roma – Costruire una città ad emissioni zero, dove l’energia non va mai sprecata, tutto si riutilizza, non ci sono auto a benzina o diesel, presto non sarà più un’utopia: sta accadendo negliEmirati Arabi Uniti, dove vicino ad Abu Dhabi prenderà vita Masdar City.

Condensato di tecnologia spinta agli estremi, misurerà circa 6 Km quadrati, ospiterà 50 mila persone e 1500 uffici ma i suoi consumi energetici saranno particolarmente contenuti. Non solo: verranno esclusivamente da fonti rinnovabili. Il primo edificio sarà un istituto di ricerca che i fondatori sperano possa divenire il fulcro della “Silicon Valley del Medio Oriente”, la sola imperniata non sull’IT ma sulle energie rinnovabili.

I fondatori puntano a fare di questo gioiello un testbed per una gran quantità di nuove tecnologie, tutte dirette alla riduzione dell’impatto ambientale. Il progetto è parte della Masdar Initiative, un programma di investimenti governativi che mette a disposizione 15 miliardi di dollari per assicurare agli Emirati una prosperità che non dipenda esclusivamente dal petrolio. Secondo il Sultano Al Jaber, presidente del Masdar, se tutto andrà come previsto, il paese “siederà sul tetto del mondo”.

I costi? 22 miliardi di dollari, con cui saranno implementate le tecnologie più di grido quali pannelli solari a film sottile, sensori per monitorare i consumi, particolari veicoli senza guidatore alimentati a batteria che renderanno inutile possedere un’automobile.

Progettare tutto da zero ha i suoi vantaggi, spiega Technology Review. Le celle solari, ad esempio, possono essere impiegate come facciate degli edifici al posto dei laterizi tradizionali, riducendo i costi. L’elettricità necessaria per il raffreddamento verrà contenuta intervenendo sulla sagoma degli edifici, il posizionamento delle strade e gli spazi aperti, cercando un equilibrio tra ombra e sole e favorendo la naturale circolazione dell’aria. I condizionatori, comunque, utilizzeranno sistemi di condensazione che sfruttano direttamente l’energia solare, invece di un comune compressore.

I trasporti? Da porta a porta, mediante semplice digitazione della destinazione, sufficiente a istruire il mezzo di trasporto a raggiungere il richiedente e trasportarlo automaticamente dove desiderato. Mezzo che potrà viaggiare, sempre alimentato a batterie ricaricate da fonti rinnovabili, su rotaie o tramite levitazione magnetica.

Anche i consumi idrici verranno contenuti il più possibile, per ridurre quelli energetici derivanti dall’attività di desalinizzazione dell’acqua. E nessuno spreco: i sensori di consumo informeranno i residenti se i propri assorbimenti eccederanno le quote previste, nel qual caso potrebbero essere chiesti pagamenti per il consumo eccedente.

La generazione di elettricità verrà principalmente dal sole, ma verrà in parte anche affidata a generatori eolici, di dimensioni ridotte a causa della scarsa intensità del vento. Si tenterà anche di convertire integralmente tutti i rifiuti in energia, o quasi.

Sulla scorta di queste ed altre ottimizzazioni, i progettisti pensano di ottenere un agglomerato i cui consumi siano del 75 per cento inferiori rispetto ad uno di analoghe dimensioni ma costruito e funzionante con tecniche tradizionali.

Uno degli scopi principali dell’iniziativa è trovare cosa funziona e cosa no: durante gli otto anni di sperimentazione ed anche successivamente è prevista la continua incubazione di imprese innovative che provino nuove tecnologie, in collaborazione con il Masdar Institute of Science and Technology e con il Massachussets Institute of Technology, che sta già selezionando curriculum e facoltà per il supporto.

Dei 22 miliardi di dollari necessari, 4 verranno dal governo e il resto da investitori esterni. I dirigenti del Masdar sperano che le credenziali ambientali, energetiche e fiscali attraggano acquirenti per le proprietà: “Vogliamo che dia profitto, non costi”, dice Khaled Awad, che dirige lo sviluppo. “Se non offre profitti esattamente come qualsiasi altra attività immobiliare non è sostenibile e, di conseguenza, mai sarà replicabile altrove”.

Per alcuni aspetti la replicabilità è già ardua: Abu Dhabi, ritenuta lo scorso anno da Fortune una delle città più ricche del mondo, ha un’economia che rende un simile progetto praticabile. Ma, oltre agli aspetti meramente economici, il progetto è in certo qual modo “tagliato su misura”: ripeterlo altrove porterebbe a ricalcolare molti aspetti, come la posizione e l’intensità del sole, la quantità di vento, le alte temperature, e molti altri fattori.

Cionondimeno Paul Dickerson, presidente dell’Ufficio per l’Efficienza Energetica e le Energie Rinnovabili degli Stati Uniti (EERE) è convinto che l’iniziativa non solo si dimostrerà un modello vincente ma anche che sarà in grado di offrire in diretta, sotto gli occhi di tutti, un esempio di come dovrà essere una città del futuro.

Per i più curiosi, in questa pagina un filmato introduttivo prodotto da National Public Radio.

Marco Valerio Principato per Punto-Informatico.it


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29 05 2008
Scintille di innovazione da San Francisco « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

[…] poco piu’ che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di “secchioni”, ma in più ha il gusto del “fai da […]

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