Lo schifo persiste #12

22 05 2008

Lo tsunami elettorale ha spazzato via la sinistra e i “nanetti”, ha rinnovato (in parte) le Camere e ha cancellato un esercito di mandarini che sedeva lì da decenni. Solo che ha svuotato anche le casse. Quelle del Senato, almeno. Nessuno è scappato via col bottino. Il fatto è che le liquidazioni d´oro ai grandi vecchi, da Armando Cossutta a Clemente Mastella giusto per dirne un paio, legittime e previste per legge, hanno però prosciugato il fondo di previdenza di ben 8 milioni di euro, quasi tutta la liquidità disponibile.

Un altro ammanco di due milioni lo hanno creato nei due anni della legislatura più breve della Repubblica i senatori che hanno usufruito (in massa, si suppone) dell´assistenza sanitaria gratuita. Risultato: lo Stato – il Tesoro, per la precisione – dovrà correre ora ai ripari, per coprire un buco da dieci milioni di euro rinvenuto nei conti interni di Palazzo Madama.

L´amara scoperta, è il caso di dire, è stata fatta dai tre nuovi questori insediati a Palazzo Madama al fianco del presidente Renato Schifani. A Romano Comincioli (Pdl), Paolo Franco (Lega) e Benedetto Adragna (Pd) è stata sufficiente la prima seduta del Consiglio di presidenza e il ditino dei funzionari sui conti in rosso per rendersi conto della situazione. Il «fondo di previdenza» quasi azzerato. Non si potranno limitare, come avviene per prassi, a «prendere atto» del bilancio interno da una sessantina di milioni già approvato il 28 febbraio scorso dal vecchio Consiglio di presidenza. Il bilancio dovrà essere «riaperto» e modificato. E quei dieci milioni del fondo esaurito non potrà che coprirli lo Stato.

Troppo facile puntare l´indice sui costi della casta, certo. Sta di fatto che a causare l´imprevisto sono state per lo più le liquidazioni degli onorevoli senatori cessati dal mandato perché non più rieletti. Qualche esempio? Per Armando Cossutta (10 legislature alle spalle), l´importo netto ammonta a 345 mila euro. Per Clemente Mastella (9 legislature) 307 mila euro. E poi l´avvocato forzista Alfredo Biondi, che con otto legislature porta a casa 278 mila euro, qualcosa in più rispetto ai 240 mila del centrista Francesco D´Onofrio. E, via scendendo, gli altri. Nulla di male, nulla di illegittimo, ha tuonato Mastella a chi lo ha incalzato dopo l´uscita di scena per quell´«obolo» finale.

Agli otto milioni di disavanzo hanno contribuito anche le restituzioni dei contributi versati ai più «sfortunati», si fa per dire: i senatori alla prima legislatura non rieletti il 13 e 14 aprile. Stesso discorso a Montecitorio, anche la Camera sta ancora pagando il “tfr” di Ciriaco De Mita (11 legislature) e Gerardo Bianco (9), Angelo Sanza (10) e Luciano Violante (8), solo per citarne alcuni. E anche lì, stime ufficiose, calcolerebbero in poco più di 8 milioni l´esborso.

Ma al Senato stanno già rimettendo mano al bilancio. «Qui dobbiamo mettere da parte l´appartenenza e ragionare come se questa fosse un´azienda» ha avvertito il questore “anziano” Comincioli rivolto ai colleghi al primo incontro. «Una cosa è certa – fa notare Adragna, Pd, fedelissimo dell´ex presidente Marini – dovremo proseguire l´opera di contenimento dei costi avviata da chi ci ha preceduto. E il primo banco di prova sarà proprio bilancio che andrà rivisto, sì, ma solo per far fronte all´ammanco e per nient´altro». Come dire, quando si rimette mano ai conti, il rischio di altri «ritocchi» al rialzo c´è sempre.

Infine il capitolo sanità. I senatori hanno fatto negli ultimi due anni un largo ricorso all´assistenza di Palazzo Madama. In questo caso il deficit registrato è di 2 milioni di euro e ad avvedersene è stato, a cavallo tra vecchia e nuova legislatura, il precedente collegio dei questori, in cui compariva lo stesso Comincioli (con Helga Thaler e Gianni Nieddu). La contromisura è già scattata con l´avvio della legislatura: cura dimagrante con provvedimento dal titolo «modifiche al tariffario delle prestazioni sanitarie».

Tipo, dal 100% di rimborso della «spesa sostenuta per ogni tipo di prestazione» si passerà all´80. Taglio da 30 a 23 mila euro del «plafond familiare triennale per cure odontoiatriche» (finora 10 mila euro l´anno per la famiglia del parlamentare). Con chicca finale: il senatore può iscrivere al fondo di assistenza sanitaria anche il genitore, ma ora – hanno scritto i questori ai colleghi – «questo comparto è in fortissimo deficit, tenuto conto dell´età molto avanzata dei beneficiari». Così, il contributo mensile per il genitore passa da 100 a 200 euro mensili. Ma «tale situazione, dato che il sistema è finanziato con fondi pubblici, non è oltremodo sostenibile». I senatori, e i loro genitori, sono avvertiti.

Dagospia 21 Maggio 2008


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