Facce nuove

11 06 2008

L’ annata dell’ atletica che conduce ai Giochi di Pechino non poteva iniziare in maniera più fragorosa e spettacolare. Il record del mondo dei 100 metri riassume da sempre il senso della sfida dell’ uomo ai limiti imposti dalla natura e per questo non lascia indifferente nemmeno chi di solito non si occupa di corse e di salti. Il primato di Usain Bolt, quel 9”72 che abbassa di 2 decimi il limite vecchio di 9 mesi di Asafa Powell, segna uno spartiacque fra quello che è stato e quello che sarà. Bolt non è soltanto il più giovane primatista mondiale della storia (compirà 22 anni il 21 agosto), il più alto (1,96), il più sorprendente per i progressi fatti quest’anno (9”76 il 3 maggio, 9”72 sabato notte): è lo sprinter che cambia il modo di correre i 100, perché ha raccolto il massimo profitto interpretandoli da duecentista. A New York, sulla pista bagnata, ma sfruttando l’ aria ripulita dopo la tempesta, ha impiegato 20 metri per lanciarsi e non ha mai smesso di accelerare, quasi che il traguardo fosse troppo vicino. Talento precocissimo, è esploso non appena è riuscito a trovare il punto di equilibrio fra la potenza del motore e la resistenza del telaio. Il record dei 100 non rappresenta un punto di arrivo, ma può diventare la prima pietra per arrivare a quello dei 200, il 19”32 di Michael Jonhson ad Atlanta ’96 che aveva lasciato il mondo senza fiato. Perché Bolt è più veloce di Johnson sui 100 metri, perché ha la giovinezza dalla sua parte, perché è nato duecentista. Il record del giamaicano di Trelawny dimostra anche quanto sia viva l’atletica e quanto sia aperta al nuovo. I 100 metri ne riassumono la storia: con Gatlin uscito di scena per doping nel luglio 2006, Asafa Powell sembrava il re incontrastato della distanza. A Osaka, invece, è crollato, di fronte alle prodigiose accelerazioni di Tyson Gay, oro dei 100, dei 200 e della 4×100, salvo riemergere subito con il record di Rieti il 9 settembre. In questo 2008 l’ atletica non ha avuto tempo di aspettare il recupero fisico di Powell, né la ricerca della miglior condizione da parte di Gay. Così ecco lanciare in orbita Bolt. Del resto le gare di Berlino, che ieri hanno aperto la serie dei grandi meeting europei, hanno confermato che a questa atletica mancheranno anche i personaggi carismatici di una volta, ma non i talenti. Dopo i 100 metri newyorkesi di Bolt, gli 800 che Pamela Jelimo, keniana, 19 anni, ha corso in un tempo mai visto dall’89, hanno fatto capire che questa è l’ atletica dei giovani, delle sorprese, di chi ha le energie e il coraggio per non fermarsi mai.

Fonte: Fabio Monti, Corriere della Sera di lunedì 2 giugno 2008 Link: http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/02/portatoatleticanelfuturoco9080602122.shtml


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