Borse asiatiche in difficolta’ (ma neanche tanto poi)

18 06 2008

Serie nera, a picco Shanghai


Meno 22% in dieci giorni, meno 50% rispetto ai massimi dell’ottobre 2008: continua la serie nera delle Borse cinesi, trascinate in una spirale di ribassi da una miscela infernale: alta inflazione, difficoltà dell’export, stretta monetaria, compressione dei margini di profitto delle imprese. Nella sola seduta di oggi ha perso il 3,7% l’indice Csi 300, che misura una media dei valori delle azioni di categoria A quotate nelle due Borse di Shanghai e Shenzhen (quest’ultima specializzata nelle piccole e medie imprese). Il volume degli scambi è nella media quotidiana di 65 miliardi di yuan (1 euro = 10,6 yuan o renmimbi) e la capitalizzazione cumulata delle due Borse è di 18.500 miliardi di yuan. In cima alle preoccupazioni degli investitori c’è il forte aumento dei prezzi, soprattutto per i generi alimentari, con le ripercussioni probabili sui consumi.

Nel settore energetico le tariffe amministrate finora non hanno riprodotto fedelmente gli aumenti del petrolio sui mercati mondiali, ma il governo di Pechino deve ridurre i sussidi che costano sempre più cari alle finanze dello Stato, e quindi i consumatori saranno sempre più esposti ai rincari dei carburanti. Brutte notizie anche sul fronte della produzione industriale: il tasso di crescita nel mese di maggio (+16%) per quanto robusto è inferiore alle attese. L’industria cinese sta cominciando a soffrire per la stretta creditizia messa in atto da diversi mesi dalla banca centrale.

Altri fattori incidono sulla competitività del made in China: l’apprezzamento dello yuan sul dollaro e gli aumenti salariali hanno costretto molti produttori ad alzare i prezzi all’export, e a ridurre i loro margini di profitto. Il tessile-abbigliamento, dove accanto a grandi multinazionali convive una miriade di piccole e medie imprese, è tra i settori più colpiti. Nonostante i prolungati cali delle Borse, un indice medio delle azioni di aziende che producono beni di consumo dà un price/earning a quota 42.
Un livello elevato, il segnale che la “bolla” cinese probabilmente deve ancora scendere per sgonfiarsi del tutto. Non è una crisi indolore. A Shanghai ci sono state le prime manifestazioni di piazza di risparmiatori che accusano il governo per la caduta delle quotazioni. E in un paese dove la superstizione resta diffusa, si rafforza il timore che l’anno delle Olimpiadi sia segnato dalla jella: dopo le rivolte in Tibet e il terremoto nel Sichuan, in questi giorni tutto il Sud del paese è colpito da pesanti alluvioni.


(17 giugno 2008)


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