Lettera di Angela Terzani Staude al “Fun” Club

25 06 2008

Riceviamo e pubblichiamo con molto piacere una lettera di Angela Terzani Staude dedicata a tutti i 20.035 iscritti alla newsletter “Govinda”

Agli amici del “fun” club
di Angela Terzani Staude

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Dovunque io vada a parlare di Tiziano, ospedali o librerie, associazioni private o luoghi di incontri pubblici che siano, sempre spunta qualcuno a convincermi che non è tutto inutile, a farmi sentire fra persone che continuano a leggerlo e pensarci. E quasi sempre siete voi, i suoi amici del Fun Club, a venirmi incontro così. Di questo vostro esserci in persona, come dei pensieri che mi mandate per lettera o e-mail vi ringrazio moltissimo perché mi riscaldano il cuore.

Intanto, a febbraio abbiamo fatto uscire un nuovo libro, Fantasmi, che raccoglie gli articoli che Tiziano aveva scritto sulla Cambogia tra il 1972 e il 1996, ossia tra il nostro arrivare in Asia e il suo ritirarsi nell’Himalaya. Di questi articoli, tre erano già usciti in tedesco in un volumetto intitolato «Holocaust in Kambodscha» (1980) che molti ci avevano chiesto di poter leggere in italiano.

Ma non aveva senso pubblicare quei drammatici reportage, una quarantina di pagine in tutto, fuori dal loro contesto storico, perché non si capiva né come si fosse arrivati all’olocausto (oggi si preferisce la parola genocidio), né come il paese ne fosse uscito. Sembravano articoli un po’ campati in aria. Per questo, intitolando il capitolo che li contiene «Dopo l’olocausto», li abbiamo rimessi al posto in cui cronologicamente debbono stare: fra gli altri articoli inviati da Tiziano dalla Cambogia nei 25 anni del suo scrivere d’Asia.

E’ curioso infatti che la Cambogia sia stato il solo paese asiatico in cui Tiziano è sempre voluto tornare. Non erano solo i giornali a mandarcelo, era proprio lui a volerci andare. Ci è andato da Singapore negli anni della guerra in Vietnam; ci è tornato da Hong Kong, dalla Cina, dal Giappone e infine dalla Thailandia. Era come se nella storia di quella tranquilla piccola nazione tropicale, catapultata suo malgrado nella grande storia del suo tempo, lui vedesse un esempio di come va il mondo. Cambiano gli equilibri politici, i rapporti di forza fra le grandi potenze (in quel caso Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina) e cambiano di conseguenza, quasi sempre in maniera catastrofica, i destini delle piccole nazioni – come si vede ancora oggi in Afghanistan e Iraq.

E’ stata questa fatalità a interessare Tiziano, questo vedere come la storia può abbattersi su un paese con una violenza da cui nessuno riesce più a difendersi. Il senso dell’impotenza anche sua, di giornalista, di fronte agli eventi di cui si trovava a scrivere, lo ha indotto alla fine a voltare le spalle al mestiere con cui aveva sperato di cambiare il mondo.

Fantasmi al primo colpo d’occhio sembra giornalismo puro. Eppure non è mai giornalismo puro. La condizione umana è fin dal primo articolo al centro delle preoccupazioni di Tiziano ed è in questo suo non perdere mai di vista l’uomo che sta per me l’interesse del libro. Che poi è anche un interessante esempio, raro nella sua completezza, di come lavorava un corrispondente di guerra negli anni ruggenti del giornalismo.

Quanto è cambiato il giornalismo da allora! Forse rimarrà addirittura un fenomeno limitato al ventesimo secolo. Era cominciato sul serio solo durante la Seconda guerra mondiale, con la libertà di stampa garantita dalle nuove Costituzioni democratiche e le comunicazioni radio che si sperimentavano allora per la prima volta; aveva preso forza con la guerra in Corea, e raggiunto vette di bravura e di coraggio, fra i giornalisti come fra i fotografi, durante le guerre in Vietnam e Cambogia. Oggi, sopraffatto dalla concorrenza della televisione e di internet, il bel mestiere che per Tiziano valeva l’impegno di una vita sta già per tramontare. A Londra, proprio in questi giorni c’è chi sostiene che fra cinque anni i giornali non esisteranno più. Viviamo davvero in tempi storici!

Essere il quarto potere dello Stato, come il giornalismo è stato anche chiamato, essere gli occhi e le orecchie dei lettori, cercare le notizie in terre lontane e riferirle il più onestamente possibile, stabilendo così un rapporto di fiducia con i propri lettori: questo lo aveva fatto amare a Tiziano.

Come un esploratore o un avventuriero, sempre da cane sciolto, Tiziano si aggirava per le terre dell’Asia. Legato al suo giornale solo dal filo di quei brevi messaggi telex che figurano anche in testa a tanti articoli di Fantasmi, senza modo di mettersi in contatto con la sua famiglia, scompariva a volte per settimane. Ed io, convinta che ogni uomo ha il proprio destino e che quello non cambia neppure se lo si rinchiude in casa, mi fidavo del suo e lo aspettavo. Infatti è sempre tornato. Il suo destino, come si è visto, era un altro.

Questa dunque è la storia dietro a Fantasmi, di cui solo lo scritto introduttivo e il titolo sono miei. Se lo si volesse collocare cronologicamente nella serie dei libri scritti da Tiziano, il suo posto sarebbe fra La porta proibita e Buonanotte, signor Lenin .

E perché Fantasmi? Perché fin dai suoi primi viaggi in Cambogia la parola ricorre in tanti articoli. Ricorre soprattutto dopo l’olocausto, con tutti quei morti che chiedevano giustizia e che non l’hanno mai avuta. A trentatre anni Tiziano era partito per l’Asia «a cercare la verità nei fatti», come diceva. Ma nel corso del suo lavoro aveva sentito forte, al di là del mondo che osservava, uno fatti di fantasmi. Gradualmente si convinse allora che la verità non sta nei fatti, ma dietro ai fatti, in fondo ai fatti; che, mai ovvia, la verità si nasconde negli antefatti o nei retroscena di quel che si recita sul grande palcoscenico del mondo, prolungandosi verso un mondo invisibile.

Cos’altro c’è da aspettarsi? Di libri di Tiziano purtroppo non ce ne sono più. Ci sono però ancora tanti scatoloni pieni di diari, di lettere, di appunti d’ogni genere, di manoscritti mai pubblicati. E poi ci sono casse e casse piene di fotografie in bianco e nero, perché Tiziano era anche un bravissimo fotografo. Quindi il nostro prossimo progetto sarebbe di tirare fuori quelle fotografie, con cui per un ventennio lui aveva illustrato i suoi articoli per Der Spiegel, e di raccoglierne le migliori in un bel volume. Che non è però quello, appena uscito, delle foto di un giovane fotografo americano, James W. Delano, che ha viaggiato recentemente nei paesi in cui era stato anche Tiziano seguendo un po’ le sue tracce, e che chiamandosi «I viaggi di Tiziano Terzani» potrebbe creare dei fraintendimenti.

Quello delle foto fatte da Tiziano sarà un volume quasi d’altri tempi, perché il mondo che ritraggono è già tramontato. Ma non aveva Tiziano giusto detto che lo affascinava la Storia, quella con la S maiuscola? In queste casse, quella del suo tempo lui l’ha conservata.

E con questo, carissimi amici del Fun Club, vi ringrazio ancora tanto di seguire quello che avviene attorno a Tiziano e vi saluto con un caloroso abbraccio.

angela terzani

Firenze, giugno 2008


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4 responses

13 10 2010
stefano paoli

personalmente trovo t.terrzani abbastanza ordinario, scriveva in genere quello che io lettori volevano leggere, un po’ come il buon montanelli, e a mio parere ci ha azzeccato molto poco e ha capito ben poco in tante occasioni, vietnam, hong kong , cina ecc non capendo nemmeno che non capiva
lo trovo sovravalutato, malato si mette a mangiare sterco in india, malato nonostante tutto cio’ di male che ha detto e scritto sugli USA e’ in USA che si va a curare…

una cosa seriamente l ha fatta, e’ morto in modo dignitoso e coerente guardando in faccia la morte e forse con un po’ di toscana ironia facendone un libro, ma non fatene un mito del pacifismo ne’ un santo laico,

18 10 2010
Lorenzo Zanirato

ognuno ha le proprie idee. Per me la tua idea e’ profondamente sbagliata. Forse Terzani non l’hai letto o seguito proprio.

Cordialita’

PS: lungi da me farne un santo laico

15 09 2011
Lorenzo

“Fun” è il divertimento, lo svago; “Fan” è invece il sostenitore, l’ammiratore. Il vostro è un Fun Club o un Fan Club?

15 09 2011
Lorenzo Zanirato

chiaramente “no pun intended”

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