Schei #2

14 07 2008

Lucilla Incorvati per “Il Sole 24 Ore”

Roman Abramovich

Da pochi anni l’accumulo di ricchezza e quindi la crescita degli High net worth individual (Hnwi, chi ha risorse finanziarie superiori al milione di dollari) e degli Ultra high net worth (Uhnw, i soggetti con risorse superiori a 30 milioni di dollari) è negli emergenti. Secondo una ricerca Merrill Lynch-Capgemini, nel 2007 la Cina è arrivata al quinto posto nella classifica mondiale per numero di individui con patrimoni elevati.

Ancora meglio la Russia, che ha conquistato il quarto posto per crescita degli Hnwi, dopo Indonesia, India e Singapore. Si collocano bene anche alcuni Paesi del Sudamerica (in testa il Brasile) dove, per effetto del rialzo del prezzo delle materie prime, il tasso di ricchezza è in crescita.

«L’aumento della ricchezza apre in questi Paesi enormi prospettive per chi fa private banking», spiega Thomas R. Meier, ceo per Asia, Medio Oriente ed Est Europa di Julius Baer, terza banca svizzera per dimensione (il patrimonio era di 400 miliardi di franchi svizzeri a fine 2007) ma la più importante realtà di pura gestione patrimoniale. Anche secondo Meier il futuro sarà trainato dalle attività negli emergenti, dove è attesa una crescita a doppia cifra.

«È qui che già da qualche anno sono state aperte sedi importanti, in qualche caso anticipando il trend di settore – aggiunge Meier – e dove continueremo a investire capitali e risorse. Tra il 2005 e il 2007 il numero globale dei relationship manager è passato da 370 a 550, ma nel solo 2007 ne sono stati inseriti 94, quasi tutti in Asia». La stessa banca è appena sbarcata in Italia, dove in un anno pensa di reclutare due persone.


Dopo le sedi Buenos Aires, Hong Kong, e Singapore nel 2005, nel 2007 con l’apertura di Abu Dhabi Julius Baer ha esteso la copertura del Subcontinente indiano fino all’Estremo Oriente: Cina, Taiwan, Thailandia, Indonesia, mentre in Sudamerica è stato inaugurato l’ufficio di Bogotà. Gli investimenti sono continuati nel 2008, con l’apertura delle sedi di Mosca, Montevideo, Città del Messico e Jakarta, cui presto si aggiungeranno Il Cairo e Istanbul.

Ogni mercato fa storia a sé. Quello cinese, ad esempio, è molto diverso dai mercati asiatici maturi, con clienti esperti in campo finanziario. «In Cina l’85% dei super-ricchi – spiega Meier – è composto da imprenditori giovani o di mezza età molto determinati: essendo i primi ad aver accumulato un patrimonio rilevante, in genere hanno orizzonti di investimento a più breve termine, maggiore propensione al rischio e tendono a investire principalmente nelle propria società».

I cinesi, disponendo di elevata liquidità (in media nei loro portafogli la parte cash può essere anche doppia rispetto a investitori con medesima ricchezza finanziaria) e pur avendo meno esperienza, sono aperti a nuove tendenze. «Vogliono approfondire le diverse opportunità – spiega ancora Meier – e fra le strategie preferite c’è il trading attivo. I clienti più orientati alla negoziazione tendono a mantenere maggiori disponibilità liquide, per trarre vantaggi nelle fasi recessive del mercato».

Cambia invece il profilo dei russi super-ricchi: «Sono in maggioranza soggetti di mezza età – aggiunge Meier – che hanno conquistato il loro patrimonio nell’industria del petrolio, del gas, nell’industria metallurgica e siderurgica. In Russia solo una piccola parte di investimenti viene fatta tramite crediti, azioni e obbligazioni. La maggior parte delle aziende continua a finanziarsi con i suoi profitti o con aiuti di Stato. Una fonte di finanziamento e di accumulo di ricchezze, inoltre, arriva dalle quotazioni in Borsa». Insomma, se in passato i russi facoltosi investivano soprattutto all’estero, oggi hanno capito che puntando su tante aziende locali si guadagna di più.

Tuttavia, l’elevata volatilità del mercato (solo il 30% dei titoli quotati è negoziabile) fa crescere i potenziali rendimenti ma anche i rischi. Ecco perché molti di loro diversificano il portafoglio su titoli e gestioni globali. Quindi, per chi vuole aggiudicarsi il business del private banking è d’obbligo conoscere il mercato russo. Ma i russi facoltosi amano anche diversificare in immobili (quelli nel loro Paese ma non solo), in arte contemporanea e altri oggetti di lusso.


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