Donatella !!!

11 09 2008

Giancarlo Dotto per “Gioia”

Donatella Rettore per Playmen

Infallibile. Prova a dire Rettore e attorno a te qualcuno, uomo, donna, vecchio o poppante, prenderà a gorgheggiare ispirato: “Splendida splendente, io mi amo finalmente” o “Il kobra non è un serpente” e, i più colti, “Dammi una lametta che mi taglio le vene, sempre meglio che un trapianto di rene”. Tutti pazzi della Rettore, me compreso. Aveva due anni e già il diavolo in corpo. Scappava e ballava. La madre, un’attrice goldoniana, la teneva al guinzaglio e la sedava con la valeriana. Mezzo secolo dopo, la Rettore è la stessa. Da legare e da sedare. Mai vista tanta innocenza dentro una minigonna inguinale e una testa punk oltre che picchiata.

Epicentro di una famiglia che include i tre cani, Elvis, Leone e Orso, il truccatore Gennaro Marchese, che la segue adorante da vent’anni («truccarla mi esalta, ogni volta è una tela da dipingere»), e soprattutto Claudio Rego, musicista romano convertito per amore alla compagna e alla campagna veneta. Lui sa come nessuno che la Rettore ha senso solo se sguinzagliata e libera, a spasso per il paese con il suo casco rosa e i suoi ventagli esotici, spassosa quando fa l’imitazione di Giusy Ferreri che fa il verso a Amy Winehouse. La felicità? Ridere e commuoversi insieme vedendo Harold e Maude, loro due soli, i cani e una bottiglia di Merlot.

Dopo una vita a Roma, la Rettore è tornata a Castelfranco Veneto nella casa dove è nata. Stralunata più di sempre. Aggettivo che la definisce meglio di ogni altro, ma anche il titolo del cofanetto (2 ore di dvd e 2 cd con inedito) con la sua opera omnia, uscito in questi giorni per la Sony. Rettore e basta. Donatella è altra storia. La prima femmina, «un piccolo dono», dopo tre figli maschi morti anzitempo.

Donatella Rettore
© Foto U.Pizzi

Castelfranco Veneto, la città di Giorgione, di Sergio Saviane e della Rettore. «Aggiungo Tina Anselmi e Francesco Guidolin, l’allenatore. A scuola era mio compagno di banco e non mi passava mai i compiti».

Donna stralunata, si autodefinisce.
Gioiosamente stralunata. Da non confondere con le tante squinternate da manicomio che girano per l’Italia.

Sarebbe stata davvero perfetta in Rocky Horror Picture Show.
Io e Renato Zero. Anche se quelle cose io le avevo già fatte tutte da tempo.

Frankenstein di se stessa?
Niente laboratorio. Sono nata così. Da piccola cercavo le scarpe verdi e le parrucche fucsia. A tre anni facevo inorridire mia madre. Io snobbavo lei, lei snobbava me. Quando ero in televisione, cambiava canale. Mio padre era costretto ad andare al bar per vedere la figlia.

Si sente prigioniera dei suoi umori o del suo umorismo?
L’umorismo è la mia salvezza. Sono del Cancro. Una depressa cronica. Lunatica, irascibile, permalosa. Quando mi prende, mi dico “Rettore alza il culo e vai fuori a cantare”.

La sostiene Claudio Rego, quando cade in depressione?
Rego si deprime insieme a me. Lui ha tutte le magagne dell’artista. È un ipersensibile. Avrei bisogno di un viveur accanto a me. Lui è un morteur.

Ha partecipato a La fattoria. Soldi, vanità o antidepressivo?
Sopravvivenza. Dicevo di no a tutti. Avevo rinunciato a Music farm, dove mi sarei sputtanata per sempre. Ho fatto la prima edizione, un reality durissimo, niente carta igienica, niente assorbenti, niente acqua e luce, vero Ottocento, senza inganno. Ho legato con tutti, tranne che con Gigi Rizzi, che io chiamavo plaid-boy. A sessant’anni ancora la menava con Brigitte Bardot e Saint Moritz.

La lingua tagliente di Donatella

Anche Katia Ricciarelli ha spalato la cacca delle mucche e pulito le gabbie dei conigli.
Tutto finto, la sua Fattoria era un set di Cinecittà. Noi eravamo veri, brutti, sporchi e molto cattivi.

“Io sorrido eternamente grazie a un bisturi tagliente”, cantava profetica trent’anni fa.
In America la chirurgia estetica c’era dagli anni ’40. All’epoca di Splendido splendente, Sofia Loren s’era già rifatta sette volte.

Ma lei è concettualmente contraria al bisturi?
C’è questa ossessione della perfezione. Le donne rifatte sono più vecchie di quello che sono. Anch’io ho fatto una cazzata. Niente bisturi, ma mi sono fatta l’acido alle labbra. Due iniezioni che non si sono completamente riassorbite e in televisione si vede.

“Il kobra non è un serpente ma un pensiero frequente che diventa indecente quando vedo te”. Ovvero l’osceno assoluto.
Una professoressa siciliana lo fece sequestrare. Fu la sua fortuna commerciale. Trent’anni dopo trovo ragazzini di otto anni che sanno Kobra a memoria e ce l’hanno nell’ipod.

La Rettore. Un’icona gay come Raffaella Carrà e Patty Pravo.
Aggiungerei Mina. Ma loro sono le icone delle checche anziane. Modelli vintage.

Da bambina cantava i successi di Caterina Caselli.
Nelle parrocchie per cinquecento lire a sera. Avevo dieci anni e la Caselli era il mio idolo. Non potevo proprio immaginare che un giorno ci avrei duettato insieme.

Donatella Rettore per Playmen

Tre cani e un marito. Manca una piccola Rettore.
Tutt’ora non sono menopausata, ci proviamo io e Claudio, ma non vengono. Madonna c’è riuscita, io no. Mi piacerebbe avere una figlia che mi assomiglia.

Se invece che a Castelfranco Veneto fosse nata a Bay City, nel Michigan, come Madonna Luisa Ciccone?
Madonna Ciccone? So solo che è alta un metro e venti, senza un filo di voce. Questo fa capire quanto sia stata grande a vendere se stessa. Il contrario di me. Mi sarei fatta vampirizzare dagli americani dello showbiz. Io mi considero una sfigata cronica. Mai avuto il classico colpo di culo. Sono figlia della mia regione: per punizione un cannone sulla spalla e tante salite.

C’è chi la declina al passato o, memoria corta, non la declina affatto.
Sono ancora una che studia. In natura ho una voce più potente di Mina, che da qualche tempo canta come una lavandaia, vedi il duetto con Giorgia, sgallettando e sgargarozzando. Io studio jazz e soul. Ho raffinato la mia voce. Oggi mi potrei confrontare con Annie Lennox o Amy Winehouse, un’altra bella stralunata pure lei.

Alla faccia della stralunata.
Ce ne sono tante anche da noi che dovrebbero girare con la camicia di forza. Nomi? L’imbarazzo della scelta. La Bertè, Anna Oxa, Fiordaliso. Patty Pravo, quando si traveste da Winehouse… Voglio morire. O la Parietti che si fa fotografare nuda a 48 anni. Tutta ritoccata. Non c’è più dignità.

Bocciata anche Giorgia?
È un’artista piena di cuore, quasi sofferente. Dovrebbe dire addio al suo maestro di canto, la tecnica alla Mariah Carey o Whitney Houston, bucare la corazza. I giovani di oggi sono freddi come il ghiaccio, pezzi di plexiglas ammaestrati.

Bacio.

Nel suo caso, l’esuberanza del look può aver oscurato il genio umoristico dei testi?
Me lo sono chiesto, ma io ho sempre avuto bisogno della messa in scena. Se canto Kamikaze, non mi posso mettere il tailleur di Valentino.

Quella volta che è caduta dalla scala in diretta, in prima serata, sulla televisione tedesca.
M’hanno messo su una scala di legno di venti gradini, i sadici. Inciampai sul filo del microfono: scomparsa dalla telecamera in diretta. Ridevo come una pazza. I media tedeschi usarono l’immagine per rappresentare la caduta della lira, l’Italia che cade, si rialza e la prende a ridere.

Quando Elton John era pazzo di lei.
Non di me, dei miei vestiti. Voleva indossarli. Era il mio idolo. Lo chiamavo «Sir». E lui, in italiano: «Chiamami Reginaldo». Mi regalò tre suoi pezzi. Conoscendo star come lui o Sting ti rendi conto che stronzoni sono i cantanti italiani. Salvo Morandi, Ron, Lucio Dalla, pochi altri. Salvo De Gregori. È il mio mito da sempre. Mi chiamavano la “De Gregori in gonnella” ai miei esordi cantautorali.

Quando stava per sposarsi con Umberto Marzotto.
Il primogenito del conte Pietro, erede universale. Era pazzo. Mai trovato un uomo che mi raccontasse tante balle. S’era strippato per Vasco Rossi, lo seguiva ovunque. L’ho ripulito per bene. Non si lavava mai, si vestiva come un barbone.

Giusy Ferreri, la nuovissima popstar italiana.
Ti faccio sentire il pezzo della Winehouse e confrontalo con quello che Tiziano Ferro ha scritto per la Ferreri. Uguale. La Ferreri? Più carina di Amy, ma fermiamoci lì. Diciamo che non è proprio fresca di bucato.

Dagospia 10 Settembre 2008


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One response

12 09 2008
arianna

RETTORE DIVA!!!

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