I numeri della crisi

11 10 2008

Vittorio Sabadin per “La Stampa”

Gordon Brown

Per capire quanto sia vero che anche i ricchi piangono, bisogna andare a Londra nei locali di lusso prima frequentati dagli ex padroni dell’universo delle banche e dagli oligarchi russi e indiani. Tutti spariti, a fare i conti con le perdite accumulate negli ultimi mesi.

Cifre spaventose: Lakshmi Mittal, il re dell’acciaio e quinto uomo più ricco del mondo, possedeva quattro mesi fa l’equivalente di 33,24 miliardi di euro, che si sono ridotti a 11,82. Ci potrà vivere ancora benissimo, ma certo non deve essere stato facile osservare dalla sua residenza di Kensington Palace Gardens gli indici di Borsa che lo hanno privato da giugno a oggi di 234 milioni di euro al giorno, quasi 10 milioni all’ora.

A Vladimir Kim, il magnate delle miniere originario del Kazakhstan, è andata persino peggio: ha perso solo 4,2 miliardi di euro, ma ne possedeva in tutto 5,2. Anil Agarwal, l’indiano che aveva creato una fortuna con le miniere, ha lasciato sul campo 3,7 miliardi di euro, la metà del valore della sua Vedanta Resources.

Disintegrato anche l’impero di Mike Ashley, proprietario di Sports Direct, del notissimo negozio Lillywhites di Piccadilly Circus e della squadra del Newcastle: un anno fa valeva
1,5 miliardi di euro, ora gli sono rimasti 218 milioni.

Secondo l’«Evening Standard», Alexander Lebedev, uno dei proprietari di Aeroflot, ha ammesso di avere perso due terzi della sua fortuna di 2,21 miliardi di euro e si dice che Oleg Deripaska (alluminio), il quale vive a Belgravia in una casa da 26 milioni di euro, abbia licenziato tutto il personale della sua proprietà di Mosca.

Wall Street

Il premier inglese Gordon Brown ha chiesto le teste dei banchieri che con il loro comportamento irresponsabile hanno creato l’attuale situazione e sicuramente le avrà. Alla fine dell’anno, invece di ricevere i bonus abituali, molti manager dovranno cercarsi un altro lavoro.

Si calcola che nella City quest’anno ci saranno 5 miliardi di sterline (6,5 miliardi di euro) in meno di premi ai dirigenti. Meritata punizione, ma anche gravissimi danni per negozi, ristoranti, concessionari d’auto, agenzie immobiliari che contavano di essere ancora una volta i destinatari finali di quei soldi e che invece, in molti casi, dovranno chiudere bottega. Il fiume di denaro facile che aveva arricchito negli ultimi anni l’Inghilterra non scorre più, e bisognerà trovare presto una alternativa.


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