Galbani…Galbani…

14 10 2008

dal nostro inviato PAOLO BERIZZI
NON BASTAVANO le indagini – che continuano ad ampio raggio – delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi “scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori” (dalle carte dell’inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori – venditori e addetti allo stoccaggio – hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere “stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta”.

A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell’azienda. Da lì – stando al dossier ora al vaglio degli investigatori – dal 2000 in poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi “tenuti in vita”.

Il marchio Galbani è già coinvolto nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende “riciclone” che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo “bonificavano” mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di Giussago e Corteolona (Pavia).

Decine di tonnellate di merce qualificata come “residui di produzione lattiero casearia per trasformazione a uso alimentare” erano in realtà costituite da croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute.
Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli. “Big logistica” è la società che distribuisce e vende tutti i prodotti Galbani in Italia.

Nel deposito di Perugia operano 26 camioncini, ognuno dei quali “piazza” in media 60 quintali di merce al mese, complessivamente 15 tonnellate. È qui, nella base umbra, che deflagra il caso “etichette”. Tutto inizia nel 2005. Con una denuncia “interna”. Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale (tuttora in carica). Non ne possono più di quello che – in una serie di comunicazioni riservate – viene definito un “sistema vergognoso”.

Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di “incastri” sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella “Golosissima” scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l’11-05-2005.

La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da 3 kg). E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono – prove alla mano – al direttore del personale. È il 14 novembre del 2005. L’incontro avviene in un hotel di Perugia.

“C’è da vergognarsi”, “i capi sanno tutto”, “se vengono fuori queste cose, l’azienda chiude domani”. Di fronte all’outing degli addetti, il dirigente promette interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall’intraprendere eventuali azioni di denuncia. “Certo, bisogna intervenire… – dice – metti che qualcuno si sente male dopo aver mangiato sta roba, ma non sia mai che stè notizie escano fuori di qui”.

Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il “trucco” sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli scaffali. Ma il sistema non cessa.
Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle “carenze igieniche” durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla celle frigorifere. A volte addirittura in “celle private” ovvero garage. Trasporto con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il rassicurante motto dell’azienda (“Galbani vuol dire fiducia”). Ma questa è un’altra storia.

(14 ottobre 2008)


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3 responses

14 10 2008
Fosco Del Nero

Ciao, ho visto oggi il tuo blog… molto ricco, complimenti.🙂
Ti scrivo per l’appunto perchè anche io gestisco un blog (anzi, più di 1, ben 5!), e volevo proporti uno scambio link…
Ok, fammi sapere (magari in uno dei miei, così leggo subito), e in ogni caso buona giornata!

Fosco Del Nero
http://www.foscodelnero.blogspot.com
http://www.libriromanzi.blogspot.com
http://www.pnlapprendimentosviluppopersonale.blogspot.com
http://www.amoreincontriamicizie.blogspot.com
http://www.assicurazionimutuiprestiti.blogspot.com

24 10 2008
Manuel

Di fronte all’ennesima schifezza, inorridito, credo che l’unica cosa da fare, per avere un minimo di protezione, in questo processo ormai di completa de-evoluzione della nostra specie, dove non esiste piu’ alcun briciolo di rispetto, dignita’ ed umanita’, sia la scelta di diventare *vegani*.
Io sono un amante della buona tavola e dei nostri gustosi sapori italiani, e non ho idea di quanto possa essere sostenibile uno stile di vita vegano (conosco pero’ degli amici che lo sono da anni), ma posso dirvi con sicurezza che iniziero’ a pensarci seriamente, perche’ sono stanco di subire le atrocita’ di questi criminali (vedrete che in galera non ci andra’ nessuno…).

5 01 2011
Gianantonio Cultrone

Il nuovo. ” Bel Paese” in formato mignon che avete lanciato in questi ultimi mesi decantandolo come un formaggio con una nuova formula rispetto al vecchio”Bel Paese” io l’ho acquistato ma ho trovato un prodotto : insapore, insignificante, non sa di nulla assomigliante ad una cartilagine insipida! Con che coraggio avete messo in commercio un simile formaggio! Pensate proprio che la gente non capisce niente ! Giovanni Cultrone / Roma

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