C’era una volta la Gazza

16 10 2008

C’era una volta un giovane corridore in bicicletta, Riccardo Riccò, che al Giro d’Italia 2008 vinse entusiasmando due tappe – quella di Agrigento e quella di Tivoli – e che per tutta la corsa andò così forte da finire 2° in classifica generale a 1’57” dal vincitore, lo spagnolo Contador. Poco tempo dopo, il giovane Riccò si iscrisse al via della grande corsa francese, il Tour, vinse due tappe di montagna, quelle del Col d’Aspin e di Super Besse, indossò la maglia a pois di miglior scalatore ma una mattina venne fermato, portato in gattabuia e poi mandato a casa perché al controllo antidoping era stato trovato positivo all’Epo di terza generazione, il cosiddetto Cera. Per l’esattezza, Riccò risultò positivo a due controlli diversi. Poi, a fine Tour, l’agenzia francese responsabile dei controlli (l’ADFL) decise di sottoporre le provette dell’urina dei corridori a un nuovo, più sofisticato controllo e si seppe che Riccò era risultato positivo al Cera non in 2, bensì in tutti e 4 i controlli effettuati; e che due volte positivo era risultato anche Leonardo Piepoli, l’anziano compagno di squadra di Riccò che al Giro d’Italia lo aveva scortato e in certi momenti trascinato al 2° posto in classifica e che al Tour aveva vinto, lui pure, un leggendario tappone di montagna, quello con l’arrivo pirenaico ad Hautacam.

Poiché nel frattempo era risultato positivo al Cera anche un altro corridore italiano che al Giro aveva fatto sfracelli, vincendo addirittura 3 tappe di montagna (all’Alpe di Pampeago, al Passo Fedaia e a Tirano) e piazzandosi 6° nella classifica generale, tale Emanuele Sella, gli sportivi di tutta Italia cominciarono a chiedersi: possibile che Riccò, 4 volte positivo nei 4 controlli al Tour, abbia corso il Giro – un mese prima – pulito come un angioletto (e Piepoli e Sella con lui)? Possibile che in Francia, in montagna, Riccò stracciasse tutti grazie all’Epo di terza generazione che gli scorreva nelle vene e che in Italia, qualche settimana prima, stracciasse tutti solo in virtù del nutrimento dei panini alla marmellata presi al volo al rifornimento? I dubbi erano pesanti. Perché delle due l’una: o Riccò, finito il Giro, aveva incontrato Lucignolo che l’aveva portato a scoprire il Paese dei Balocchi (e della Siringhe e delle Pasticche), facendogli conoscere le meraviglie dell’Epo di terza generazione; oppure non aveva incontrato nessun Lucignolo, perchè l’Epo di terza generazione sapeva già benissimo che cosa fosse (e forse il suo dimostratore di fiducia era stato proprio Piepoli, vecchia pellaccia di 37 anni rotto a mille battaglie). Insomma: che cosa doveva pensare, il povero, stralunato appassionato di ciclismo? Le vittorie di Riccò al Giro d’Italia, e il suo 2° posto in classifica, erano genuini o taroccati? E le vittorie di Sella? E le prodezze di Piepoli?

Mentre il tormento degli aficionados del pedale si faceva insopportabile, e dalla Francia arrivavano notizie di altri dopati eccellenti (Kohl, 3° in classifica e miglior scalatore; Schumacher, vincitore di 2 tappe a cronometro e maglia gialla provvisoria) a spazzare ogni dubbio – dopo un silenzio assordante – arrivò lui, il direttore del Giro d’Italia, l’erede di Torriani e di Castellano: e cioè Angelo Zomegnan, mai come in questo caso Angelo di nome e di fatto. Che cosa arrivò a dire, un certo giorno, l’Angelo Pacificatore della Gazzetta dello Sport? “Niente doping al Cera al Giro d’Italia 2008. Ce l’ha confermato l’Uci. Il laboratorio antidoping di Roma l’ha cercato e non è stato rilevato, né hanno trovato nulla di sospetto. Per questo è inutile chiedere il riesame dei campioni del Giro” (“La Gazzetta dello Sport”, venerdì 10 ottobre).

Domanda: c’è qualcuno disposto a bersi una frescaccia del genere? Alla Gazzetta dello Sport devono avere un’opinione davvero bassa degli sportivi, dei lettori e della gente in genere. Riccò incorre in disavventure-doping a ripetizione già fra i dilettanti, al Tour viene pizzicato positivo 4 volte su 4, eppure gli organizzatori della corsa rosa vogliono farci credere che nelle tre settimane di Giro – tra “quel” prima e “quel” dopo – il ragazzo ha corso pulito e immacolato; e così Piepoli; e così Sella, che al Giro sembrava una via di mezzo tra Gaul e Bahamontes, ma secondo Zomegnan andava a pane e acqua e l’Epo di terza generazione cominciò evidentemente a prenderla a Giro finito, un po’ per noia e un po’ per vedere l’effetto che faceva. Diciamolo: chi vogliono prendere in giro? È mai possibile che Basso vinca il Giro fra i peana e di lì a poco venga incastrato – e sanzionato – nell’Operacion Puerto? È mai possibile che Di Luca vinca il Giro fra gli osanna e di lì a poco venga pizzicato – e sanzionato – per le sue pessime frequentazioni in ambienti-doping? È mai possibile che Riccò faccia il fenomeno al Giro, venga salutato come il nuovo Pantani e di lì a poco finisca in galera in Francia, pieno di Cera fino al collo? Insomma: è mai possibile che al Giro non scoprano mai nulla e finito il Giro succeda sempre un quarantotto, coi massimi protagonisti della corsa rosa che finiscono immancabilmente nella polvere?

A Carlo Verdelli, direttore della Gazzetta dello Sport e persona stimabilissima, chiediamo: considerando che di doping si muore – e se non si muore, ci si rovina per sempre -, invece di dedicare pagine intere allo sbarco di Armstrong al Giro del Centenario e al suo probabile duello con Ivan Basso (sic), non sarebbe il caso di fare punto e a capo e smetterla, una volta per tutte, con questa grottesca fiera della Bugia e dell’Ipocrisia che sta portando il ciclismo a un punto di non ritorno? Se è vero che al CIO (come dice il vicepresidente Thomas Bach) stanno addirittura pensando di escludere il ciclismo dalle prossime Olimpiadi, nella speranza – flebile – che possa rinascere dalle proprie ceneri, perché il direttore della Gazzetta non prova a convincere l’ex inviato di ciclismo Zomegnan – oggi direttore del Giro – a spedire le provette dei corridori del Giro 2008 ai laboratori dell’ADFL a Parigi come ha fatto il Tour e come ha fatto il Cio per gli oltre 4000 atleti controllati ai Giochi di Pechino? Non nascondiamoci dietro un dito: alla storiella di Riccò 2° al Giro a pane e acqua non crede nessuno; così come nessuno ha mai bevuto, al Giro 2007, la storiella dei 4 italiani meglio piazzati in classifica (Di Luca, Riccò, Simoni e Mazzoleni) che dopo il tappone dello Zoncolan fecero una pipì col profilo ormonale di un bambino di 7 anni. Magari ci sbaglieremo, caro Verdelli, ma c’è il caso che la classifica del Giro d’Italia 2008, se Zomegnan spedisse quelle provette a Parigi, possa essere completamente riscritta. Come dice la filastrocca del Girotondo (come vedete, sempre di Giro si parla): giro-girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.

paolo.ziliani@mediaset.it (per gentile concessione dell’autore, fonte: http://www.paoloziliani.it/ )


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One response

31 10 2008
mauro

Certo che tutto questo scritto qui è tutto vero il tifoso amante e praticante di bici si sente preso in giro da tutti poi si potrebbe aggiungere molto altro…………………………………complimenti signor Paolo

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