Speriamo bene (ne abbiamo bisogno)

23 10 2008

Il regista di Treviso è salito da 82 a 86 kg. “Difendo meglio però oso meno”. Chiuso il raduno con la Nazionale a Roma, ora l’appuntamento è per il 2 novembre a Padova per preparare l’Australia

Andrea Marcato, 25 anni, in azzurro vanta 9 caps con 32 punti. LaPresse

Andrea Marcato, 25 anni, in azzurro vanta 9 caps con 32 punti. LaPresse
MILANO, 22 ottobre 2008 – “Abbiamo provato qualche giocata, senza difesa. Io ho fatto sia da apertura, sia da estremo. Credo che Mallett abbia le idee chiare, ma non ha fatto trasparire nulla”. Al termine del raduno di Roma, Andrea Marcato non sembra preoccupato. I tempi sono cambiati, il padovano non è più l’eterna promessa del rugby italiano: il drop con la Scozia a marzo nel Sei Nazioni e la trasformazione dalla touche per la vittoria di giugno in Argentina gli hanno dato la fama di match winner. Apertura o estremo, approccia i test di novembre (oggi i 26 azzurri) con la fiducia dello staff, anche perché se l’annuario 2008 a fianco del suo nome dava 82 chili, quello del 2009 dice 86. Musica per le orecchie Mallett.
Come ci è riuscito?
“Quest’estate ho fatto palestra tutti i giorni, due volte al giorno. E poi mi sono sforzato a mangiare anche quando non ne avevo voglia”.
Cosa non si fa per la maglia numero 10 dell’Italia…
“Mallett mi ha detto “Fallo, ci serve” e ci ho provato. Per il Sei Nazioni conto di arrivare a 88, ma per me è veramente fatica”.
Effetti positivi?
“In difesa mi sento un po’ più sicuro. Sono sempre stato il più piccolo della squadra e da sempre placco alle gambe. Ora Franco Smith mi ha chiesto di provare più alto, ma non sono i quattro chili a cambiarmi”.
Fatto sta che quest’anno gioca apertura con regolarità.
“Sì, ma so che devo meritarlo di domenica in domenica. L’anno scorso una partita, quella di Calvisano, mi ha rovinato l’anno”.
Nel gioco al piede e nelle scelte tattiche sembra maturato.
“Sì, sono sereno. Nei calci tattici mi alleno una volta alla settimana con Smith e Goosen. Dalla piazzola mi arrangio. Non ho mai avuto un maestro, e poi sono abituato. Anche perché davanti ai pali sei solo”.
Si è reso conto che tra ottobre e gennaio tra Treviso e Nazionale potrebbe giocare contro aperture come l’inglese Flood, il gallese Hook, l’australiano Giteau, l’argentino Hernandez e l’All Black Carter?
“Bello, c’è tanto da imparare, ma anche da dimostrare. Carter è il più completo, Giteau è una folgore, Hernandez può fare la magia come la cavolata, ma ci prova sempre. Non ha paura di sbagliare”.
E lei, ha paura di sbagliare?
“Più cresco, più fatico a prendere dei rischi. È un mio limite, dovrei osare di più. L’ho fatto solo a Cardiff, a febbraio, da estremo. Ma da piccolo mi sentivo più libero di sbagliare”.
Anche perché oggi in molti le dicono cosa fare o non fare…
“Sì, forse è per quello”.

di

Simone Battaggia


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