Mancano ancora tre lunghissimi anni

5 12 2008

Con la vittoria per 32-6 sull’Inghilterra, la Nuova Zelanda di rugby riesce a conquistare il Grande Slam delle Isole britanniche nel suo tour 2008. L’ultima squadra dell’Emisfero Sud a riuscirci erano stati proprio gli All Blacks nel 2005. Nell’intero tour di partite la Nuova Zelanda ha espresso il miglior rugby possibile, sia per intensità difensiva, da cui ha posto le basi per controazioni d’attacco rapide e di bruciante violenza fisica, sia per organizzazione d’attacco, con grandi prove della prima linea nel riuscire a dare dinamicità al raccogli e vai, che ha fruttato alcune mete fondamentali. Proprio dal pack di mischia, i tutti neri sviluppano i movimenti per aprire le cassaforti difensive altrui. Muovere a grande velocità e imprevedibilità la palla, grazie alle mani e all’intelligenza tattica del mediano di mischia Piri Weepu, è ad oggi il loro primo punto di forza. A Twickenham, prova solo di buon livello del mediano di apertura Dan Carter, che ha messo a segno 5 cinque piazzati, sbagliandone però altrettanti, e una trasformazione, mentre grande meta è stata realizzata dal centro-ala dei Wellington Hurricanes, Ma’a Nonu, che ha messo una seria ipoteca sulla maglia nera numero 12 per un futuro sempre più vicino a quello di Tana Umaga. L’altra meta è stata realizzata dall’estremo Mils Muliaina, capitano dei Waikato Chiefs, affidabile e deciso in tutte le partite del tour britannico. Da sottolineare che entrambi i giocatori realizzatori di una meta sabato pomeriggio hanno esordito il 14 novembre 2003 proprio contro l’Inghilterra al Westpac Stadium di Wellington. Il tour era iniziato l’8 novembre allo stadio Murrayfield di Edimburgo contro una Scozia davvero poca cosa per opporsi all’onda nera. Solo due piazzati di Paterson niente hanno potuto contro le mete di Tuitavake, Weepu, Kahui e Boric. Carter era partito in panchina, lasciando mezzo proscenio a Stephen Donald prima di entrare e mettere a segno un calcio piazzato. Anche contro l’Irlanda, la Nuova Zelanda ha vinto grazie ad una superiorità fisica spaventosa. A Limerick, il 15 novembre, c’erano da festeggiare i 50 caps del centro capitano dell’Irlanda e dei British Lions, Brian O’Driscoll. Proprio O’Driscoll, ingabbiato nei terribili e costanti placcaggi di So’oialo, Kaino e McCaw non ha inciso sulla partita. Nel test match contro gli irlandesi gli All Blacks partono molto piano rispetto alla gara contro la Scozia e solo alla fine del primo tempo riescono a segnare una meta tecnica con Richie McCaw, che, oltre ad aver dimostrato ancora una volta di essere il miglior flanker del mondo, con un cervello da scienziato e una tenacia da terrier, è stato l’uomo che ha saputo organizzare l’intero assetto di squadra soprattutto difensivo. Mollati gli ormeggi, nel secondo tempo i neozelandesi dilagano con le mete ben costruite di Ma’a Nonu e Brad Thorn. La partita più bella e combattuta è stata giocata il 22 novembre scorso al Millennium Stadium di Cardiff contro il Galles. Prima della partita, dopo la solita Haka, i gallesi non si sono mossi dalle loro posizioni e c’è stato un minuto di attesa e silenzio di grande tensione e di sguardi terrificanti e determinati. Uno dei momenti di non rugby più belli della storia del rugby. La gara è stata di vibrante forza e velocità. Il Galles ha realizzato tre piazzati con Stephen Jones ed è riuscito a stare nel match fino ai 60 minuti. Le mete del solito Ma’a Nonu, grande protagonista non atteso del tour per quanto riguarda le realizzazioni, e di un immenso Jerome Kaino, hanno spianato la strada e creato un solco incolmabile per la squadra britannica migliore di questo periodo (vincitrice dell’ultimo Sei Nazioni e grande favorita per quello 2009). A livello mondiale invece, con l’Inghilterra e il Sudafrica che stanno ricostruendo dopo gli ultimi due mondiali, l’Australia che non riesce a trovare una prima linea compatta e veloce, la Francia che non ha più gli atleti di dieci anni fa, la Nuova Zelanda è la squadra migliore del globo. Peccato per gli All Blacks che il Mondiale arriverà solo fra tre anni.
Jvan Sica
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Letteratura sportiva)


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