Martin Amis non ha tutti i torti

9 02 2009

Enrico Franceschini per “la Repubblica”

Martin Amis è di ottimo umore: seduto su un divano rosso fiamma, sotto un nudo di donna dipinto dalla moglie, la pittrice e scrittrice Isabel Fonseca, nella sua bella casa di Primrose Hills, quartiere di intellettuali, artisti, attori, una bohème londinese che ha fatto fortuna, confida di avere ultimato il suo nuovo romanzo, una vicenda ambientata interamente in Italia, al tempo della rivoluzione sessuale degli anni Settanta. In Inghilterra verrà pubblicato in autunno.

Martin Amis

Ma è di un altro libro che ci apprestiamo a parlare: “Il secondo aereo”, che esce in questi giorni nel nostro paese, pubblicato da Einaudi (pagg. 194, euro 18,50). Il sottotitolo, per chi avesse dubbi (sebbene la copertina non ne lasci: un´immagine delle Torri Gemelle di New York che spuntano, o meglio spuntavano, tra le nuvole), è 11 settembre 2001-2007.

Fu il secondo aereo dei terroristi a togliere ogni speranza o illusione: se la notizia che un jumbo jet si era schiantato contro uno dei grattacieli del World Trade Center poteva far pensare a un tragico incidente, scrive Amis, lo schianto del secondo jet sull´altro grattacielo, pochi minuti più tardi, rivelò immediatamente di che cosa si trattava.

Osama Bin Laden

Il libro dell´autore di tanti best-seller mondiali, come “L´informazione”, “Money” e il recente “La casa degli incontri”, raccoglie due racconti e dodici saggi scritti dopo quell´attentato che ha introdotto un nuovo secolo e un nuovo spaventoso problema: il fanatismo islamico, la guerra santa di al Qaeda contro l´Occidente.

Figlio di un grande scrittore, Kingsley Amis, che fu a lungo marxista, Amis indaga sul rapporto tra Occidente e Islam con la stessa spregiudicata sincerità con cui aveva esplorato quello tra Occidente e comunismo in “Koba il Terribile”, biografia di Stalin e di tutto quello che la sinistra europea ha a lungo preferito non sapere del dittatore sovietico.

Le sue posizioni hanno suscitato polemiche e scalpore, inclusa l´accusa di «islamofobia». Che cos´è, secondo lei, che ha scandalizzato?
«Il fatto che ho definito il conflitto tra al Qaeda e Occidente come una questione religiosa. La religione, sostenevano in tanti, specie nella sinistra a cui mi sento di appartenere, non c’entra: c’entrano altre ragioni. Ma è difficile negare che la religione non c’entri.

Sicuramente Osama bin Laden la usa come uno strumento per enfatizzare l´odio delle masse, ma i soldati della sua guerra santa si infiammano in nome della religione. Il fanatismo, l´estremismo, sono il risultato dell’umiliazione patita per lungo tempo dall’Islam nei confronti dell´Occidente. Ma questa banale verità non si può più dire senza scatenare proteste e accuse».

barack obama

E perché non si può?
«Perché un quarto di secolo di più che legittima sensibilità verso le altre culture, dopo la fine dell’era coloniale, ce lo impedisce. Nell’odierna ossessione per il politicamente corretto, non si possono più dire cose negative sull’Islam. E il discorso va allargato: non si possono più dire cose negative su qualsiasi gruppo di persone con la pelle scura. Intendo che se al Qaeda fosse sbocciata in Norvegia o nel Sud Africa dei bianchi razzisti o tra le sette di estrema destra americane, insomma tra gente dagli occhi blu, potremmo condannare la sua religione con le parole più spregevoli. Invece, poiché è nata tra gli arabi, è pericoloso farlo. Ma si può forse credere che Hamas non ha niente a che fare con la religione?»

Vuol dire che c´è qualcosa di sbagliato nell´Islam?
«Voglio dire che tutte le religioni contengono dei potenziali incitamenti alla violenza: l´Antico Testamento ne è pieno. Ma l´Islam ne contiene forse di più, perché i suoi Profeti, diversamente da Gesù Cristo, erano uomini d´azione, erano sacerdoti e soldati, con il Corano in una mano e la scimitarra nell´altra. E un altro motivo è che l´Islam è una religione più recente, nata 600 e passa anni dopo il Cristianesimo. Sei secoli or sono, anche nel nome del Cristianesimo venivano compiuti orrendi misfatti, ma poi questa religione si è evoluta, è passata attraverso il Rinascimento e l´Illuminismo. L´Islam non ha avuto né l´uno, né l´altro».

Dunque bisognerà aspettare 600 anni per un cambiamento, per una soluzione del problema?
«Mi auguro di no. Sia perché 600 anni, al ritmo dell´odierno progresso tecnologico, sono un tempo infinitamente troppo lungo e rischioso: le due linee oggi parallele di estremismo islamico e armi di distruzione di massa potrebbero incontrarsi molto prima, qualcuno ha anche calcolato la data, collocandola al 2030. Ma io spero che il progresso tecnologico serva ad accelerare il cambiamento: ho molta fiducia nella rivoluzione di Internet, sebbene creda che abbia contribuito a innescare la guerra santa».

11 Settembre New York

In che senso?
«Internet ha frantumato le frontiere. Le antenne satellitari per ricevere tutte le tivù del mondo da qualunque parte della terra hanno fatto il resto. Perciò io non credo alla teoria del conflitto tra civiltà esposta dal sociologo americano Samuel Huntington: nella civiltà globale di oggi, la comunicazione è totale e diventerà sempre più così.

Ma ai difensori della restaurazione islamica, a coloro che aborrono i nostri costumi, la parità trai sessi, i diritti degli omosessuali, la libertà di parola, il crollo dei confini geografici grazie alla rivoluzione digitale fa orrore. Sentivano di dover intervenire, prima che fosse troppo tardi, per cercare di ricacciare i loro popoli, il loro mondo, nell´oscurantismo religioso. E ci hanno provato».

Un altro aspetto che lei affronta nel suo libro è la repressione sessuale come base, o almeno come una delle basi, per il terrorismo di al Qaeda.
«Satana, il demonio, è il grande tentatore dell´Uomo nei libri sacri. E qui sulla Terra chi è, agli occhi degli estremisti islamici, il tentatore più grande di tutti? E´ l´America, il Grande Satana. Vedere tutte quelle donne libere, che non solo hanno il volto scoperto ma si sentono di usarlo come meglio preferiscono per sentirsi più attraenti, è stata una miccia della bomba che stava per esplodere. Quello che ti tenta, ma che non puoi avere, deve venire distrutto».

11 Settembre New York

Prima ha citato Hamas: per lei l´America, l´Occidente, dovrebbero dialogare con Hamas?
«Assolutamente sì. Con Hamas, con l´Iran, con chiunque ha al suo interno un´ala moderata che si può progressivamente sospingere verso un dialogo di pace. Solo così possiamo sconfiggere l´odio religioso. Bisogna dialogare con i moderati, e premiarli cammin facendo per i loro passi avanti: come la Gran Bretagna ha fatto con i guerriglieri dell´Ira in Irlanda del Nord».

Sembra essere la strada su cui punta Barack Obama.
«L´elezione di Obama è stata un grande segnale per il mondo. Basta guardarlo: tutto quel che fa, anche il modo in cui muove un mignolo, trasmette l´idea del soft power, del potere del convincimento morbido, il contrario esatto di Bush. E´ stato un segnale anche a tutti quei radicali di sinistra che dicevano: ah, sarebbe bello, ma l´America non permetterà mai che un nero diventi presidente, e ora devono ammettere che qualcosa di buono, nella democrazia americana, c´è.

Nutro grandi speranze per Obama anche per un altro motivo: il nuovo presidente è un vero scrittore. Non un romanziere, almeno non ancora, ma i suoi libri rivelano un autentico talento e anche da come parla si capisce che sa scrivere. Uno scrittore alla Casa Bianca: ecco di cosa aveva bisogno il mondo».

[28-01-2009]


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