Con la Scozia il tutto per tutto

24 02 2009
ROMA, 23 febbraio 2009 – L’Italia riparte nel silenzio e lavorando a testa bassa. Dopo la debacle interna con l’Irlanda gli azzurri di Mallett sono alla Borghesiana in vista della trasferta di Edimburgo, dove sabato con la Scozia si giocano la chance più grande di strappare un successo in questo Sei Nazioni.
PARLA CARIAT – L’allenatore dei trequarti, Jean-Philippe Cariat, e quello degli avanti, Carlo Orlandi, tornano sulle prime due partite giocate e sui fischi del Flaminio dopo l’ultima meta irlandese: “A questa squadra è mancata solo l’intelligenza in campo – dice Cariat -. Con l’Irlanda abbiamo messo la giusta aggressività, ma abbiamo commesso errori dovuti alla scarsa lucidità in diverse situazioni di gioco. Il fallo di Masi al primo minuto, la scarsa pulizia del gioco, mai in posizione del pallone, 18 penalità in 80 minuti. Senza disciplina non siamo in grado di competere a certi livelli. Se all’Inghilterra abbiamo fatto regali preziosi, all’Irlanda abbiamo permesso di giocare senza vere preoccupazioni. La Scozia fra le rivali è sì quella a noi più vicina, ma merita molto rispetto per quello che ha mostrato con la Francia e con le sue squadre di club in Heineken Cup. Cosa dobbiamo fare sabato? Giocare semplice, usare di più i piedi e lavorare palloni di qualità. I fischi? Meritati per quanto abbiamo dimostrato di saper fare in passato. Ma nessuno dica che i ragazzi non hanno dato tutto”.
PARLA ORLANDI – Sulla stessa lunghezza d’onda Carlo Orlandi: “Vorrei capire perché i fischi, senza ragione per l’impegno mostrato. Il risultato, sì, andava fischiato, ma bisogna capire anche chi siamo e che tipo di sfida affrontiamo in questo Sei Nazioni. Il futuro dell’Italia del rugby non è incerto. Ci sono giovani che presto saranno in grado di competere a questi livelli, come Andrea De Marchi e Simone Favaro, oppure Cittadini che ora è infortunato. E qui con noi ci sono Bacchetti, Rubini e Pavan. Ma non possiamo accelerare un processo di maturazione che si fa duro se i nostri giovani non giocano neanche nelle loro squadre di club. Il movimento è certamente aiutato da poche formazioni italiane. Vanno ringraziate Overmach Parma e Rovigo. Altre società hanno fatto altre scelte che io rispetto, ma oggettivamente imbottire di stranieri le formazioni in campo non è di aiuto ai giovani e al movimento della Nazionale. E a quanto pare neanche alle squadre. Toniolatti? Forse la sua presenza in Nazionale non è stata gestita bene per lui, ma le situazioni contingenti hanno portato a fare certe scelte. Per fortuna lui è un ragazzo molto intelligente e ha capito che deve lavorare per migliorare. Non l’abbiamo perso”.


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