Tommasi, addio alla Cina

1 11 2009

PECHINO – Fischio finale. Damiano Tommasi torna a ca­sa, Verona, addio alla Cina. Og­gi l’ultima partita. Il Teda Tianjin perde il pilastro del suo centrocampo e la Repubbli­ca Popolare il primo e unico calciatore italiano che ne abbia calcato i campi. Se ne venisse­ro altri, in futuro, troverebbe­ro da seminare: «È un calcio acerbo». Che non a caso pro­prio in queste settimane la lea­dership sportiva (e non) di Pe­chino vuole veder crescere, punta dallo smacco di vedere già approdate al Mondiale su­dafricano le due Coree e il Giappone, ma non la propria nazionale.

STAGIONE – Otto mesi, che significano un campionato e la Champions asiatica. «Quel che mi porto dietro – racconta – è l’aver provato a conoscere la Ci­na da dentro. Avvertire la diffe­renza fra due mondi. Imparare a ridimensionare quello che noi magari prendiamo troppo sul serio. Quello che mi aspet­tavo: la mancanza di pianifica­zione, anche nel breve perio­do. Lo sforzo maggiore: la co­municazione. Perché più che tradurre, occorre decodificare. Anche in campo, con i compa­gni. E l’interprete non basta».

STRANIERI – Tianjin è la cit­tà a mezz’ora di treno da Pechi­no, dove fino agli anni Quaran­ta l’Italia ebbe una concessione coloniale, in parte rimasta in piedi e restaurata. «E con gli italiani che oggi lavorano a Tianjin ho fatto gruppo. In squadra invece legavo con gli stranieri: oltre a me, un brasi­liano, un francese e un rome­no, più un australiano poi rim­piazzato da un uzbeko». Matu­rità diversa, estraneità ai riti della vita comunitaria degli sportivi cinesi. «Passano ore in­sieme senza far niente prima e dopo gli allenamenti. Noi stra­nieri abbiamo ottenuto che questo ci fosse risparmiato». GOL – «Ne ho segnati due. Uno in campionato, ma abbia­mo perso 2-1. L’altro in Cham­pions: 5 maggio, una partita speciale, abbiamo battuto il Kawasaki, il mio 3-1 al 90’ è stata la rete della sicurezza. Con i giapponesi, poi… Anche se forse la mia miglior partita è stato lo 0-0 in casa con i corea­ni che ora sono in semifinale».

CONSIGLI – «I compagni me ne chiedono, ma occorre esse­re cauti. Sono orgogliosi, non bisogna sembrare quello che insegna. Però poi osservano co­me mi preparo, come mangio. Qualcosa passa. Resta il gap da colmare. Ed è frustrante con­statare che quasi sempre a tut­ti qui le cose vanno bene come stanno».

L’ULTIMO MATCH – «Oggi con il Canton non ci giochia­mo nulla. Possiamo arrivare quinti o sesti, siamo fuori dalla zona Champions. Peccato non aver fatto risultato, ma società e allenatore son contenti della stagione».

IL FUTURO – «A Tianjin avrebbero voluto che rimanes­si ma desidero tornare a Vero­na, la mia città». Si fece grande nell’Hellas, passò alla Roma, quella dello scudetto 2001. «Ma a Verona manco dal ’96. E poi c’è la famiglia: mia moglie, quattro figli. Sono volato in Ita­lia più di una volta al mese, in aprile son venuti loro, però è complicato». Il rientro, a 35 an­ni, potrebbe persino voler dire l’addio al calcio. Intanto la ma­glia numero 30 del Teda Tianjin cambierà proprietario. Che ricapiti a un ex campione d’Italia, a un ex nazionale az­zurro, non sarà facilissimo.


Corriere.it –  31 ottobre 2009


Azioni

Information

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger cliccano Mi Piace per questo: