Gomorra ed Expo 2015

26 12 2009

Alessandro Da Rold per “Il Riformista”

La criminalità organizzata è tornata di attualità in Lombardia. Mafia o ‘ndrangheta fa lo stesso, perché se nella giornata di ieri si è registrato l’arresto del boss di Cosa nostra Ugo Martello, dall’altra parte si presta particolare attenzione alle inchieste della procura di Milano che riguardano da vicino lo sviluppo territoriale della regione, tra cave, bonifiche, smaltimento di rifiuti tossici e la costruzione di nuovi complessi immobiliari.

Il tutto con l’Expo 2015 alle porte. Proprio ieri il tribunale di Milano ha emesso un decreto di sospensione per sei mesi nei confronti di nove società immobiliari operanti tra Cesano Boscone, Buccinasco e Cisliano, tra cui la Kreaiamo spa.

È la prima volta nella storia recente della città. Secondo l’inchiesta “Parco Sud,” coordinata dalla Dda di Milano e dal pm Ilda Bocassini, vi sono fondate motivazioni che queste società «abbiano costituito uno strumento di appoggio delle attività delle cosche, consentendo una partecipazione occulta e perseguendo interessi economici».

Vicende dove sarebbero implicati esponenti delle cosche calabresi, cui lo stesso Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, arrestato il 20 ottobre scorso nell’ambito dell’inchiesta Santa Giulia Montecity, fece accenno prima di finire in carcere, di fronte ai magistrati. «Mi ero reso conto che la Sadi di Torino era in mano a un clan malavitoso calabrese».

E la Sadi piemontese è solamente una delle tante società della galassia Green Holding, il gruppo di Grossi, leader in Italia per le bonifiche ambientali. Proprio questa è una delle tematiche più spinose che riguarda da vicino la regione Lombardia. Al Pirellone, all’assessorato all’Ambiente, svetta una montagna cartacea di provvedimenti amministrativi dove è probabilmente difficile trovare il bandolo della matassa.

L’assessore Massimo Ponzoni, interrogato dai magistrati nell’ambito dell’inchiesta su Grossi, si è difeso in commissione: «Il Pirellone svolge solo controllo gestionali, è l’Arpa a verificare se gli interventi sono regolari. La magistratura farà chiarezza». Ma quindi se una bonifica non va buon fine o se è stata effettuata in modo irregolare, di chi è la responsabilità? E se fosse stata fatta esclusivamente per scopo di lucro? Di mezzo, non bisogna dimenticarlo, c’è la salute stessa dei cittadini.

«È da quindici anni che lotto in consiglio regionale per avere chiarezza su questi argomenti – dice Silvia Ferretto, ex consigliere di Alleanza nazionale, ora nel gruppo misto, silurata alla presidenza della commissione ambiente dal voto segreto dei suoi stessi colleghi di partito – Non sono mai riuscita a capire quali sono i criteri con cui si stabilisce che una bonifica ha una priorità rispetto a un’altra. Oppure in che modo si decida la destinazione finale di un’area da bonificare. I dati sono contraddittori, si intersecano tra loro. Ci sono ombre sulle stesse fideiussioni».

Ilda “la rossa” si occupò di mafia a Milano all’inizio degli anni 90, alla vigilia di tangentopoli, con la Duomo Connection. Un’inchiesta che portò in carcere alcuni esponenti mafiosi per spaccio di cocaina, ma che non dimostrò alcuna responsabilità dell’amministrazione comunale che aveva concesso alcune autorizzazioni urbanistiche. Ora è il business degli scavi e dello smaltimento dei rifiuti a insospettire gli inquirenti. Si scava, si bonifica e poi si costruisce: il giro d’affari è di centinaia di milioni di euro.

Sotto i riflettori ci sono i cantieri degli scavi lombardi, tra cui il Parco Sud, ma soprattutto, oltre al caso Santa Giulia, pure altre bonifiche, come la stessa Sisas di Pioltello, dove operava Grossi. Si calcola – dati dell’assessorato all’Ambiente – che in Lombardia su 618 bonifiche 21 siano in mano all’imprenditore ora in carcere insieme a Rosanna Gariboldi, moglie dell’ex assessore Giancarlo Abelli. È l’ex Sisas a destare maggiori preoccupazioni insieme all’area ex Falck di Sesto San Giovanni.

Ma in Lombardia sono decine i casi di discariche abusive o di bonifiche ambientali non portate a termine. Lo scorso 3 dicembre sono state raggiunte da avviso di garanzia dieci persone nell’inchiesta della procura di Voghera sull’amianto alla Fibronit di Broni, in provincia di Pavia. Morte e ingiustizia, dicono i cittadini che avranno a che fare con il sito da bonificare ancora per molto tempo. Le cifre per la bonifica sono infatti troppo alte.

Mancano i fondi. «Eppure – sottolineano esponenti di Legambiente – gli esempi italiani che dimostrano come finanziamenti pubblici importanti siano stati erogati non mancano». Grossi ha tuttora in corso con la regione Lombardia un accordo di programma per la bonifica della Sisas di Pioltello. «Stiamo parlando di 120 milioni di euro, più un aumento dei costi di 44 milioni», ricordano alcuni consiglieri del Prc lombardo.


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One response

17 01 2010
Agora’ di cloro C’è del marcio in Lombardia

[…] vediamo un poo’ piu’ nel particolare la storia, notiamo che la Ferretto ha sollevato questioni che riguardano particolarmente il tema “Traspar…” . Nel suo partito poi si distingueva per la rivendicazione della “linea […]

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