Lo schifo persiste #25

27 12 2009

Stefano Feltri per “Il Fatto Quotidiano”

“Fare ironia su questi micro interventi significa non avere il senso della democrazia”, ha detto ieri il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nella conferenza stampa di fine anno. Eppure gli interventi previsti dalla Finanziaria – ormai noti come “legge mancia” – sono micro nei singoli importi, ma sommati valgono un massimo di 165 milioni di euro in tre anni, 105 subito relativi al 2009 (di questi ne vengono impiegati circa 103), poi 30 e 30 nel 2010 e 2011.

Regali di Natale, ciascuno di poche decine di migliaia di euro, che secondo Tremonti sono in perfetta sintonia con lo spirito della manovra e, anche se decisi dall’alto a Roma, con la tensione leghista al federalismo, visto che “i soldi vanno ai loro territori”. La trasparenza non è il punto di forza di questa “legge mancia”: si parte dalla legge Finanziaria, si arriva a 165 milioni di fondi stanziati nel 2008 che si frammentano in decine e decine di interventi la cui lista completa è stata appena pubblicata sul sito della Camera dei deputati, come allegato ai lavori della commissione Bilancio della seduta del 22 dicembre.

OPERE DI BENE. Una volta arrivati alla lista degli interventi, la prima cosa che si scopre è un torrente di denaro che arriva alla Chiesa, già finanziata dallo Stato con altre voci della spesa pubblica come l’otto per mille. Il primo intervento religioso che si incontra scorrendo le 47 pagine di tabelle riguarda l’arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo (la terra di padre Pio), a cui finiscono 400 mila euro nel 2009 per il “recupero ambientale degli immobili della curia vescovile” (integrati da 50.000 all’anno per i successivi due anni). Arrivano poi altri 100.000 in tre anni per la ma “manutenzione straordinaria di immobili e arredi della parrocchia Madonna del Carmine di Manfredonia”.

Qualche pagina dopo ci sono 100.000 euro per il “recupero ambientale e ristrutturazione della chiesa di san Francesco finalizzata allo sviluppo turistico” nel comune di Aversa (in provincia di Caserta). L’aggettivo “ambientale” si spiega con la necessità di giustificare il ricorso a un fondo che, almeno nella sua origine, doveva servire a finanziare la tutela dell’ambiente e la promozione del territorio.

L’elenco del sostegno a edifici in senso lato religiosi è lunghissimo: dalla chiesa medievale di Centola, a Salerno, dove servono 50.000 euro per “incremento flussi turistici”, al seminario diocesano San Giovanni Bosco di Castellamare di Stabia a cui ne toccano 110.000 per i “lavori di ristrutturazione ostello della gioventù Monte Faito per la formazione dei ragazzi”.

OPERE VARIE. Spiegare in meno di dieci parole come spendere parecchie migliaia di euro richiede una capacità di sintesi rara nella pubblica amministrazione. Ma molte delle giustificazioni di stanziamenti sono comunque un po’ troppo vaghe. Prendiamo il comune di Ziano Piacentino, a Piacenza, che avrà diritto nel 2010 e nel 2011 rispettivamente a 40.000 e 42.000 euro. La ragione? “Opere viarie”. In altri casi le informazioni sono appena più precise. Il comune di Castellaneta (Taranto) ha bisogno di 160.000 euro in tre anni per un “percorso ricreativo di fruizione per paesaggio della gravina di Castellaneta”.

Un alone di mistero circonda anche le necessità della Croce rossa italiana che come causale per 160.000 euro indica un “progetto per la diffusione della cultura della donazione Comitato regionale dell’Umbria”. Molto dettagliata la spiegazione per i 400.000 euro in una sola tranche assegnati alla Fondazione nazionale “Giuliana Carmignani” di Livorno che ne ha bisogno come “contributo per la costruzione di un soggetto consortile multidisciplinare volto a sviluppare attività di supporto operativo ed informativo delle attività professionali italiane”.

La fiscalità generale assegna anche 120.000 euro in tre anni alla non famosissima Scuola del gusto del comune di Torrecuso (Benevento) come “finanziamento per adeguamento ambientale e messa in sicurezza”.

OPERE STRANE. Il governo che invoca il federalismo leghista ma toglie l’Ici ai comuni (risarciti con oltre 1.7 miliardi in Finanziaria), combina decisionismo centrale con la ricaduta locale. Ci sono centinaia e centinaia di migliaia di euro per marciapiedi, piste ciclabili, messa in sicurezza di strade, parcheggi e aiuole. Perfino per la “realizzazione di un campo di calcio a sette nel comune di Torino”, un intervento da 50.000 euro.

Da Roma, nella commissione Bilancio, hanno ritenuto opportuno provvedere con 80.000 euro anche per un “impianto di valorizzazione e smaltimento delle vinacce” a Offida (Ascoli Piceno). Il comune di Monza, per citarne uno come esempio, ottiene 133.000 euro per la “sistemazione del nodo viabilistico di largo Mazzini”, un grosso incrocio con una piccola aiuola al centro che, a giudicare da Google Maps, non sembra aver bisogno di grandi interventi.

Se queste opere sono soltanto alla lontana coerenti con le misure del Fondo che eroga i soldi, altri soggetti hanno chiesto soldi per progetti davvero collegati all’ambiente e al territorio. Ono San Pietro, in provincia di Brescia, ottiene 70.000 euro per la promozione dei “prodotti tipici e delle attività alimentari”.

Più criptica la cittadina salernitana di Perdifumo: 200.000 euro per la “realizzazione ecomuseo vichiano per valorizzazione e sviluppo dei luoghi vichiani in Vatolla”. Roma, forse per la vicinanza ai centri decisionali, riesce ad aggiudicarsi molti soldi. Per esempio quasi mezzo milione (450.000 euro) per un “programma di azioni finalizzate allo sviluppo economico del tessuto produttivo della capitale” e ben 210.000 per sostenere la rete dei “farmers’s market” del comune, coltivatori che vendono direttamente al pubblico saltando la mediazione dei negozi.


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