Lo schifo persiste #28

10 09 2010

Ferruccio Sansa per “il Fatto Quotidiano

L’esame delle urine per non pagare le tasse. Un nuovo trucco che meriterebbe di entrare nel manuale del perfetto evasore. Ma che dire delle crisi coniugali con tanto di auto-certificazione, di malinconia e depressioni? Davvero non ha limiti la fantasia dei furbetti dell’Ici e dell’Iva sbarcati a migliaia da mezza Italia per invadere la Sardegna. Storie degne di Totò e Peppino.

Ma questa non è commedia all’italiana: l’invasione degli “immigrati” d’Italia rischia di bloccare i bilanci dei comuni che così non possono più realizzare opere essenziali: scuole e strade, per dire.

Ci troviamo tra la Costa Smeralda e la Gallura (ma il discorso vale in tutta l’isola), nomi che soltanto a sentirli ti fanno venire in mente il blu del mare. Qui i comuni hanno cominciato a combattere una battaglia che si annuncia epica: quella contro i falsi residenti. Migliaia di persone che vivono “in continente”, ma sulla carta hanno trasferito la loro residenza sulle coste sarde. I motivi di questa immigrazione “fiscale”?

“Primo, evitare di pagare l’Ici. Si intesta alla moglie la vera abitazione , magari a Milano o a Genova, e si finge di abitare in Sardegna. Così la casa, magari una villa da trecento metri quadrati sulla riva del mare, diventa prima casa esente dall’Ici. Un trucco che consente di risparmiare centinaia di euro l’anno”, racconta Ignazio Mannoni, vicesindaco di Santa Teresa di Gallura, che appena insediato dopo la recente vittoria del centrosinistra ha deciso di dichiarare guerra ai falsi residenti.

TARIFFE RIDOTTE PER I POSTI-YACHT – I vantaggi non finiscono qui: “Chi acquista una prima casa ha diritto a una riduzione dell’Iva, dal 19 al 10 per cento. Come dire fino a centinaia di migliaia di euro sulle ville più costose”. Ancora: i residenti hanno diritto a una tariffa ridotta sui posti barca (che magari per i falsi abitanti sono yacht di quindici metri), e sono altre migliaia di euro.


Basta? Neanche per sogno: ci sono le tariffe agevolate (con riduzioni fino all’80 per cento) su aerei e traghetti, con tanto di posti riservati. Per finire con le riduzioni sulle bollette (fino al 40 per cento in meno). Insomma, un certificato di residenza in Sardegna vale un piccolo Jackpot al Superenalotto. Finora i comuni avevano chiuso un occhio: i turisti garantiscono entrate all’economia.

Così ci si trovava con paesi che nei registri avevano migliaia di residenti, ma d’inverno camminando nelle strade di Santa Teresa di Gallura e Palau, per non parlare dei paradisi del lusso, come Porto Cervo e Porto Rotondo, ti trovavi davanti centinaia di finestre chiuse. Il deserto: l’80 per cento delle costruzioni sono seconde case. La musica, però, è cambiata. Il motivo? “La legge adesso prevede che i comuni con oltre cinquemila abitanti hanno l’obbligo del patto di stabilità”, spiega Mannoni.

Aggiunge: “È una norma che ogni anno prevede l’accantonamento di centinaia di migliaia di euro di bilancio”. Ecco il pacco. Prendiamo Santa Teresa di Gallura, dove i sardi doc sono poco più di quattromila. A questi si aggiungono centinaia di “immigrati”, spesso professionisti, avvocatoni e medici del Nord come della Capitale. Il gioco è fatto: “Nei registri risultano 5.200 residenti”. Così il comune ha l’obbligo del patto di stabilità e il bilancio è mezzo paralizzato. Ma anche Palau, con 4.200 residenti, presto potrebbe fare la stessa fine.

Mannoni sospira: “Quest’anno noi dovremo accantonare l’avanzo di 800 mila euro. Non solo: la legge prevede limiti a contrarre mutui, così ci mancheranno due, tre milioni. Dovremo rinunciare a costruire strade e a sistemare quelle esistenti. Per non dire dei lavori nelle scuole o dei servizi pubblici. E poi ci sono le spiagge: senza servizi,docce e pulizia perdiamo le bandiere blu. È un paradosso: abbiamo uno dei mari più belli del mondo e il riconoscimento va a comuni con l’acqua più sporca, ma con più soldi e servizi. Così i turisti vanno via”.

E allora che guerra sia. I comuni hanno messo su vere e proprie squadre di segugi capaci di trucchi degni di uno 007: ecco vigili urbani che “spiano” le abitazioni chiuse, che vanno a studiarsi le bollette dell’acqua e del gas, che chiedono informazioni ai datori di lavoro dei residenti”sospetti”. Mannoni non sa se piangere o se ridere: “Ci sono dipendenti ministeriali che ogni giorno timbrano il cartellino a Roma e poi dicono di abitare qui”.

D’INVERNO LE LUCI SONO TUTTE SPENTE – A sentire gli alibi difensivi dei “falsi residenti” si trattiene a stento il riso. Ci sono professionisti milanesi che respingono le accuse attaccando: “Sono andato in Lombardia per curarmi, perché le strutture sarde non sono adeguate”. I più agguerriti si presentano in comune con tanto di esami del sangue e delle urine compiuti magari negli ospedali di Sassari.

“Vedete, io abito qui”, tuonano indignati. Però, controllando si scopre che tutti gli accertamenti sono stati eseguiti a cavallo di Ferragosto. Chissà se il prelievo delle urine l’hanno fatto sulla spiaggia. Ma le bollette della luce sono impietose: i consumi sono tutti concentrati tra luglio e agosto.

Allora i “residenti” con le spalle al muro la buttano sul patetico: “Ho litigato con mia moglie e mi sono rifugiato in Sardegna”. Separato? “No, ma posso fare un’auto-certificazione che ho litigato”. Autocertificazione di crisi coniugale, un nuovo tipo di documento. Una signora giura: “Vivo qui, ma d’inverno non accendo mai la luce. Sono depressa”. E un’altra: “Abito a Santa Teresa, ma la sera ho paura e vado a dormire da un’amica”.

Infine il manager: “Lavoro come un matto, torno a casa che è notte e mi infilo in letto senza nemmeno accendere la luce”. Nemmeno una volta in dieci mesi. Alla fine, però, qualcuno si arrende. Ma senza onore: “Noi vi diamo da mangiare. Se ce ne andiamo, voi sardi tornerete di nuovo a fare i pastori”. Falsi residenti. Veri colonizzatori.


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