Un grande, Lula !

15 11 2010

Maurizio Molinari per “La Stampa”

OBAMA E HU JINTAO

Il G20 si apre nel segno dei disaccordi su svalutazione delle monete e squilibri commerciali, obbligando i leader a una maratona negoziale per concordare un testo sufficientemente neutro da salvare il primo summit asiatico. L’incontro fra le venti maggiori economie del pianeta è iniziato con la cena di lavoro nell’avveniristica sede del Museo nazionale di Corea, dove hostess in antiche tuniche reali e bambini in abiti folkloristici hanno fatto da sfondo al doppio dissenso sull’agenda.

SARKOZY E MERKEL SUL LUNGOMARE DI DEAUVILLE

Su entrambi i fronti è l’America di Barack Obama ad essere sotto pressione. La prima, e più aspra disputa, riguarda la quotazione delle valute. Obama è arrivato a Seul puntando a mettere alle strette la Cina a causa dell’eccessiva debolezza dello yuan, a cui attribuisce buona parte del deficit commerciale Usa, ma si è trovato sul banco degli imputati a causa delle critiche giunte da numerosi Paesi nei confronti della recente decisione della Federal Reserve di acquistare 600 miliardi di titoli del Tesoro Usa con una mossa sospettata di voler abbassare artificialmente il valore del dollaro.

BERNANKE

«Politiche come quelle della Fed rischiano di mandare in bancarotta il mondo intero» accusa il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, secondo il quale «se i Paesi ricchi che non consumano vogliono sostenere le economie con le esportazioni andremo tutti incontro ad collasso perché si innescherà una corsa a vendere».

Obama risponde che «la cosa più importante che gli Stati Uniti possono fare per l’economia globale è crescere, in quanto restiamo il motore delle altre nazioni» ma la sua ricetta di puntare sul raddoppio dell’export del «made in Usa» incontra forti resistenze, come confermato dall’impossibilità di annunciare l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud, rinviandolo alle «prossime settimane» assieme alle conseguenti ricadute sull’intesa fra Seul e l’Unione Europea.

LULA E DILMA-ROUSSEF

La crisi delle monete è stata al centro di un bilaterale fra Obama e il leader cinese Hu Jintao durato 1 ora e 20 minuti ma il comune intento di «arrivare a un risultato positivo» e la promessa di Pechino di procedere nella «riforma monetaria» non ha partorito una convergenza sul testo finale, nel quale l’America vuole includere un esplicito riferimento alla necessità di quotare lo yuan «sulla base dell’andamento dei mercati valutari».

CAMERON E LE SPILLE-PAPAVERO IN CINA

Il secondo fronte di crisi riguarda la necessità di trovare un nuovo equilibrio fra nazioni con deficit e surplus di bilancio. Qui il duello è fra Obama – sostenuto da Canada, Australia, Gran Bretagna e Singapore – e la Germania di Angela Merkel, che assieme a Cina e Giappone vanta i maggiori surplus. Tim Geithner, ministro del Tesoro Usa, aveva proposto di stabilire un tetto massimo del 4 per cento tanto per i surplus che per i deficit ma il rifiuto di Berlino – che ha un surplus al 6,1 per cento – è stato netto. La Merkel lo ha ribadito a Obama: «Stabilire dei tetti precisi non è appropriato».

GEITHNER


L’unico, timido, sostegno alla proposta di Geithner è arrivato dalla Francia – che ospiterà il prossimo G20 – il cui ministro della Finanze Christine Lagarde ha parlato di «idea sulla quale si può lavorare». È il russo Dmitrij Medvedev a trarre le conseguenze: «L’unità del G20 è in pericolo, senza un’intesa l’economia globale resterà instabile e sbilanciata».

LAGARDE

Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak, nelle vesti di anfitrione, spera comunque di «raggiungere un’intesa su una crescita continua e bilanciata» anche se il portavoce del summit, Kim Yoon-kyung, ammette che «finora non c’è accordo per concludere il summit con una dichiarazione di sostanza».

Da qui lo scenario, ventilato dai negoziatori a notte fonda, che il summit eviti il fallimento con una dichiarazione sull’«accordo minimo possibile» ovvero l’impegno per la «crescita bilanciata» accompagnato dall’incarico ai ministri finanziari di definire le misure per far crescere «in maniera differente» le economie appesantite dai deficit e quelle che vantano dei surplus.

Mentre i leader del G20 tentavano di arginare i dissensi, circa tremila manifestanti – rispetto ai 10 mila previsti – si sono riuniti davanti alla stazione di Seul inscenando un falso funerale per denunciare la «morte della giustizia nell’economia». Una donna ha tentato di darsi fuoco davanti al centro Coex, luogo del summit, ma la polizia è riuscita a fermarla.

 


Azioni

Information

One response

15 11 2010
Tweets that mention Un grande, Lula ! « Sesto Potere – Il mio blog -- Topsy.com

[…] This post was mentioned on Twitter by Lorenzo Zanirato, Lorenzo Zanirato. Lorenzo Zanirato said: Un grande, Lula !: http://wp.me/p7qBm-Fh […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger cliccano Mi Piace per questo: