Curma.

8 01 2012

2- COURMAYEUR E LA PAURA DEI CONTROLLI 
Gianni Barbacetto per Il Fatto

“I controlli come a Cortina? Li facciano pure, vengano anche qui, non c’è problema: vuol dire che ci sposteremo a Saint Moritz”. Così parla l’uomo del suv nero cattivo, quel nero opaco che sostituisce la vernice metallizzata. “Chi ha i soldi è spaventato dalle verifiche”, incalza una albergatrice. “Appena annusa odor di controlli prende e se ne va. Imbocca il tunnel del Monte Bianco e passa in Francia, oppure si sposta in Svizzera. E se se ne vanno quelli con i soldi, alla fine ci perde chi lavora, i camerieri, i baristi, i commessi…”.

Michele Vietti e Enrico Cisnetto

No, qui a Courmayeur non è piaciuto il Cortina day, la raffica di controlli dell’Agenzia delle entrate che ha scoperto proprietari di suv nullatenenti e incassi del 400 per cento superiori al giorno prima. “Va bene, le regole sono regole, ma non ci devono spaventare la clientela”, aggiunge un proprietario di ristorante. “Se proprio devono farli, ‘sti controlli, li facciano, ma in maniera discreta”. 

Qui a “Curma” la crisi non si sente. La via Roma è ad alto tasso di cashmere, sia venduto, sia indossato. Le boutique hanno fatto ottimi affari. Il Caffè della Posta è sempre pieno. Le macellerie, salumerie, formaggerie, vinerie sembrano gioiellerie (“Macelleria Monte Bianco”, “Cheese & wine”), le gioiellerie sono affollate come macellerie. A Capodanno, champagne esauriti sui banchi dei supermercati. L’Hotel Royal e Golf, cinque stelle, 400 euro a persona, è tutto esaurito. I maestri di sci accettano ancora qualche prenotazione per lezioni a 47 euro all’ora. 

Un tempo, Courmayeur era la località di vacanza della buona borghesia del Nordovest, ricca, sportiva e riservata. Era l’approdo di villeggiatura del triangolo Torino-Milano-Genova. I milanesi ricchi avevano due amori, “Curma” per l’inverno e “Santa” (Santa Margherita Ligure) per l’estate. Con il tempo, la sobrietà e la riservatezza si sono via via perse, sostituite dall’esibizione. Sono arrivati i suv, i russi, i nuovi ricchi della Brianza, della Liguria, del Piemonte. Ormai è “Curma da bere”.

Alba Parietti e Oriella Dorella, Daniela Santanchè e Ignazio La Russa, Marcello Dell’Utri e Vittoria Brambilla, Gerry Scotti e Umberto Smaila. “Abbiamo avuto un decennio di lenta decadenza”, racconta un albergatore, “poi è arrivata la ripresa. Quest’anno la Regione Valle d’Aosta ha fatto una buona promozione”. Nell’ultimo periodo sono arrivate le paninerie, i pub, le discoteche. Smaila ha aperto il “Courmaclub”, insegna con orgogliose corna di cervo, dove si balla, si beve, si mangia. È arrivato anche Lapo Elkann, a inaugurare “Italia Independent”, boutique monomarca di abbigliamento, occhiali, accessori. 

Qui gli scontrini vengono battuti, garantiscono gli esercenti. La Valle d’Aosta è terra di passaggio, marca di confine, e la Guardia di finanza è da sempre ben insediata, presente, visibile. I negozianti ci stanno attenti, anche se con gli stranieri sono pronti talvolta a fare qualche eccezione. Ma sono le case, in affitto e in proprietà, il punto debole del sistema.

Se qualche albergo negli ultimi anni ha chiuso per mancanza di ospiti, non conosce invece crisi il mercato immobiliare. Qui ci sono appartamenti, case, stupende ville in pietra. Qui si vende anche a 15 mila euro al metro quadro. Dopo i condoni, sono arrivati compratori con valigie piene di contante. E i sottotetti sono stati trasformati in mansarde, le cantine in taverne, i garage in stanze da letto.

BRIGITTE BARDOT A CORTINA FOTO ANSA

Così le metrature indicate al catasto (su cui si pagano le tasse) sono lievitate, raddoppiate. E chi invece paga l’affitto per una casa di vacanze raramente ha un numero di conto corrente su cui versare le quote: i proprietari registrano contratti con indicate somme ben più modeste di quelle effettivamente pretese; e poi i soldi li vogliono in contanti, o al massimo in assegni che versano chissà dove. 

Se una farfalla sbatte le ali a Cortina, a Courmayeur tremano in molti. “I controlli fiscali ci danneggiano. Spaventano i ricchi, intimoriscono i clienti e fanno scappare gli investitori”, ribadisce un negoziante. “Ma no, io non ho paura”, dice invece sorridendo un giovanotto molto sportivo scendendo dal suo suv. È italianissimo, ma la targa è quella con i rombi bianchi e rossi di Montecarlo.


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