Le belle lavanderine..

13 08 2012

Dal corriere:

 

ROMA – «No, biglietti da 500 non gliene possiamo dare più. Ne prendiamo 20-30 al giorno e finiscono subito. Poi ci sono tagli più piccoli». Conversazione (autentica) tra un direttore di banca e un grosso cliente. I tagli da 500 euro? «Introvabili». Nessuno lo dice ufficialmente ma è forte il sospetto che cambiare i soldi in pezzi grossi serva a facilitare l’uscita di capitali dall’Italia.

Quella da 500 è una banconota che non esiste per i comuni mortali. Quanti sono i normali pagatori che vanno dal tabaccaio con un biglietto rosa e viola? Giusto Totò ne «La banda degli onesti» che comprò un toscano con il suo ultimo 10 mila lire. E lo sanno anche i falsari, tanto che non si azzardano a perderci tempo, solo lo 0,04% dei pezzi è risultato falso ai controlli, contro il 6,3% di quelli da 200. Questo perché un milione di euro in carte da 500 pesa 1,6 chili, in biglietti da 100 pesa 10 chili; 12 mila pezzi, 6 milioni di euro, entrano facilmente in una borsa per computer e 10 mila euro entrano facilmente in una borraccia da ciclisti, come dimostrano le cronache delle «scalate» al Titano degli spalloni cicloturisti della Romagna.

Sono introvabili anche perché i quattro quinti delle banconote da 500 nel nostro Paese circolano in aree ben circoscritte: secondo un rapporto della Fondazione Icsa e della Guardia di Finanza, i paesi a ridosso del confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (che confina con San Marino) e il Triveneto, ovvero le piste di decollo, e di atterraggio, dei capitali dal nostro territorio.

Nel rapporto annuale dell’Unità finanziaria della Banca d’Italia, pubblicato a maggio, si fa esplicito riferimento «all’utilizzo delle banconote da 500 euro come potenziale strumento di riciclaggio». Nell’area della moneta unica il numero delle banconote da massimo taglio è cresciuto dai 167 milioni (per un totale di 83 miliardi) del 2002 a 600 milioni (300 miliardi), e rappresentano (dati al dicembre 2011) il 34,57% del valore in circolazione. In Italia c’è stata, prosegue la Uif, «un’inversione di tendenza rispetto all’andamento dell’eurozona» negli ultimi mesi del 2009 e nel corso del 2010 e del 2011: «La diminuzione della fornitura di banconote di grosso taglio nel sistema italiano costituisce un dato positivo che s’inserisce nel quadro delle iniziative e degli strumenti volti alla prevenzione delle attività di riciclaggio». Tuttavia, nel nostro Paese «non può cessare l’allarme in merito all’eventuale utilizzo di banconote da 500 euro nelle transazioni illegali, né sul loro peso nell’ammontare di liquidità detenuta a scopo di riserva di valore di capitali illecitamente costituiti». È anche per questo che da più parti arriva la richiesta di limitare la diffusione dei grossi calibri. Seguendo l’esempio di Paesi che l’hanno fatto da tempo.

Negli Stati Uniti, per esempio le banconote sopra i 100 dollari sono state ritirate dal mercato nel 1969. In Giappone il taglio più grosso si ferma 10 mila yen (104 euro). In Gran Bretagna, addirittura, non si va oltre le 50 sterline (63 euro) ed stato proibito a banche e cambiavalute di rivendere al pubblico le banconote da 500 euro, proprio perché un rapporto di un’agenzia di sicurezza aveva segnalato il rischio che si trattasse di denaro da ripulire. C’è solo una moneta, tra le grandi valute occidentali, a superare il taglio da 500 euro: quella svizzera, pure lei di color violetto, da mille franchi (832 euro).

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Il Paese piu’ bello del mondo

17 02 2012

Milano costa il doppio di Shanghai

Sono stato quattro giorni durante le vacanze di Natale, il prezzo della stanza base è di Yuan 1700,00 pari a € 206,41. Vuol dire che due persone possono alloggiare pagando € 103 a testa, una cifra che neppure nelle pensioni attorno alla Stazione Termini a alla Stazione Centrale di Milano si riesce a spuntare.
Devo andare a Milano nei prossimi giorni e ho guardato quanto costa la stanza base del Park Hyatt Milan, la Park King, il prezzo è € 500.
Andrò in un altro albergo.

Anche i commenti mettono tristezza.





Lo schifo persiste #40

15 11 2011

di Rosa Ana De Santis

La legge di stabilità con cui il governo Berlusconi ha salutato il paese ha portato un bel regalo ai signori della guerra. E’ stato infatti cancellato il Catalogo delle armi da sparo, contribuendo a rendere più difficile qualsiasi forma di controllo e favorendo il commercio e gli affari delle lobby che traggono profitto dal mercato degli armamenti. La scusa di intervenire sulla crisi è sembrata sufficiente a spiegare un favore di questa portata a un gruppo, come quello di Finmeccanica, che certo non ha bisogno di privilegi e di aiuti.

Si continua a tagliare su numerosi fronti, mentre il bilancio della guerra nell’ultimo anno è vistosamente lievitato. L’ultima manifestazione che ha visto le Forze Armate protagoniste a Circo Massimo ne è stata, in certa misura, la prova simbolica più potente e, va doverosamente ricordato, per volontà non dei vertici militari che avevano optato per la sola ricorrenza dell’unità d’Italia – visto l’anno di austerity – ma per il narcisismo politico dell’ormai ex Ministro della Difesa.

La cancellazione del catalogo delle armi da sparo al fotofinish berlusconiano offre ora un ulteriore via libera al commercio bellico. Un macabro mercato sul quale il Rapporto di Amnesty International parla chiaro: Stati Uniti e molti paesi europei hanno nutrito le guerre, le rivolte e le crisi di tanti paesi difficili fornendo armi e autentica assistenza militare. Il Trattato studia il traffico verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005. L’Italia, in buona compagnia, è tra gli 11 paesi che hanno fornito munizioni ed equipaggiamenti allo Yemen, ad esempio, dove si sono contate molte morti di civili (indifesi manifestanti), e ai paesi del Nord Africa come la Tunisia e l’Egitto. Medio Oriente e Africa sono quindi il serbatoio assicurato di questo business e l’Italia figura tra i primi paesi che hanno fornito armi ai regimi arabi.

Diventa quasi impossibile, in questo scenario, dare credibilità alle parole della politica nazionale sulle guerre cattive e sulla necessità della pace quando proprio quei conflitti,osteggiati davanti alla tv, hanno in realtà  impolpato le casse dell’economia a suon di esportazioni. Lo stesso è accaduto con Gheddafi, prima che diventasse il nemico dell’Occidente.

Dal 2005 l’Italia ha aiutato il colonnello ei suoi con munizioni a grappolo, mortai e proiettili di ogni tipo. Poi il traffico è arrivato nelle mani dei ribelli, quelli che ora la comunità internazionale loda e difende, mentre fino a poco tempo fa armava il braccio proprio dei loro aguzzini. I lavori per un trattato internazionale che disciplini, caso per caso, un embargo su questo traffico quando interviene il serio rischio di una violazione dei diritti umani, sono ancora in corso e finora poco di concreto è avvenuto.

Le parole di riflessione di Helen Hughes, ricercatrice sul commercio di armi di Amnesty, che accompagnano i numeri del trattato e della ricerca inducono a riflettere sulla contraddizione, profonda e nascosta, tra l’economia e la politica. L’una mossa indipendentemente dall’altra con il risultato finale che gli affari rimangono sprovvisti di una direttrice etica e bastano a se stessi creando una spirale d’immoralità verso i beni privati e minando i beni pubblici fondamentali (i diritti in primis). Alla politica, come quella che abbiamo visto sfilare nei giorni della ribellione a Gheddafi, non rimane che una grancassa di trionfalismo retorico, senza contenuti reali e senza alcuna possibilità di incidere davvero nel corso delle cose.

In una parola è l’ipocrisia, infine, la protagonista di queste tristi pagine. Quella di chi, come gli Stati Uniti, hanno fatto dell’esportazione della democrazia una missione quasi mistica. Peccato che alla condizione già difficile da comprendere della guerra permanente in cui siamo caduti in nome di questa missione, si debba aggiungere il dato, sconcertante e colpevole, di aver armato chi ora – e già prima – era nemico della democrazia.

Quello che viviamo è forse null’altro che l’ultimo giro di giostra e l’ultima onda di profitto da seguire, fino ai prossimi nemici e alle nuove guerre che come un battesimo di sangue e rigenerazione (come sempre è stato del resto) porteranno a forme di ripresa e a solidi contratti di commesse e guadagni. Valgono tanto l’Afghanistan e l’Iraq. Cosi tanto che anche la nostra produzione di armi, mentre il resto dell’economia del Paese vivacchia nella speranza di qualche scampolo di bilancio e di ossigeno, avanza nell’attesa del nuovo nemico e dei nuovi acquirenti.
La pace non è mai stato un affare di stato.





No say cat…

15 11 2011

di Fabrizio Casari

L’uscita di scena, normalmente, è parte della recita e, tanto quanto la recita, indica le qualità di un buon attore. Quella di Berlusconi è stata in linea con il personaggio: un inchino dovuto agli applausi dei comprimari, un gesto di sfida verso il nuovo set che si va allestendo. L’inchino agli applausi dei comprimari è un ringraziamento sentito: il do ut des che ha permesso a oscuri personaggi di quarta fila d’ingrassare e ingrossare il proprio curriculum in cambio del servile contributo alla causa dei suoi interessi che ha caratterizzato i diciassette anni lungo i quali si è snodata l’avventura del cavaliere.

L’ultima seduta della Camera con Berlusconi a capo del governo è arrivata a seguire l’ultimo Consiglio dei Ministri, malinconico e privo di futuro. Perché Berlusconi potrà anche ricandidarsi, potrà anche cercare l’ennesimo colpo di reni, ma non sarà più quel che è stato, alfa e omega di un blocco sociale, verbo del nuovo qualunquismo, occasione di liceità per gli impulsi impolitici di un Paese da sempre ostile al frequentare la responsabilità e il senso dello Stato che caratterizzano le grandi nazioni.

Berlusconi è stato molto amato dai suoi e molto detestato da chi suo non lo era o non rimase tale sempre. Le facce, il corpo, le parole e gli atti di un modo di governare indifferente al senso dell’opportunità, al dovere della responsabilità verso il Paese lo hanno contrassegnato. Nella storia delle diverse stagioni della politica italiana, quello di Berlusconi è stato l’unico regime concepito, costruito e alimentato per e con la supremazia degli affari privati del capo. Le sue aziende e la loro fortuna, i suoi vizi privati e un piccolo esercito chiamato a servire l’imperatore e a servirsi a sua volta dell’impero, non hanno conosciuto precedenti simili, a nessuna latitudine. Nulla, nel suo governare, ha avuto il segno del bene comune, tutto è stato ad personam, persino la legge elettorale.

Ma il personaggio non è stato solo questo. Berlusconi è stato capace di tenere insieme l’establishment e gli esclusi, faccendieri e politicanti, evasori e corruttori, vittime e carnefici, trasformando il Paese intero in un palcoscenico dove attori e comprimari si scambiavano i ruoli. Ed è stato capace di creare un blocco sociale di consenso numericamente enorme, anche perché socialmente trasversale: operazione resa possibile, soprattutto, da un’abilità straordinaria nella propaganda politica.

Compito certo resogli più facile grazie alla sproporzione di mezzi a disposizione nei confronti degli avversari, ma onestamente frutto anche di una capacità superiore nel saper interpretare gli umori popolari, nel saper elevare gli istinti più beceri dell’egoismo nazionale a senso comune, nel saper piegare i bisogni collettivi ai suoi bisogni familiari. Il tutto sempre con la capacità di occupare il centro della scena, di saper imporre la sua agenda privata sulla congiuntura politica.

E anche nelle modalità dell’ultima crisi, quella finale, è stato capace di sceglierne i tempi, i riti, le gestualità; scansata la sfiducia per non cadere sul campo, ha scelto quando uscire, come uscire e il modo di uscirne, pur nell’ambito di un epilogo inevitabile: insomma una regia ad personam per il suo ultimo film.

L’anomalia di Berlusconi, però, non è stata solo quella di scegliere i tempi e le modalità di comunicazione della politica, ma anche quella di governare per diciassette anni senza avere un progetto per l’Italia, considerata sempre e solo il bacino di utenza delle sue ambizioni, del suo narcisismo, dei suoi affari. Mai nel cavaliere è prevalsa un’idea di modello di società da proporre, bensì la progressiva destrutturazione di ogni cemento sociale e culturale, obiettivi ai quali ha dedicato ogni energia, ogni mezzo, lecito e illecito. E’ sceso in campo con la forza delle sue televisioni e dei suoi miliardi, riuscendo a moltiplicare la sua presenza nel sistema mediatico e costruendo la sua vera fortuna patrimoniale.

Nella giornata appena conclusa si è riproposta, nel perimetro di Montecitorio, la storia di questi diciassette anni: lui al centro dell’emiciclo che riceve gli applausi dei suoi deputati, mentre fuori persone di ogni età applaudivano alla sua uscita di scena. Opposte fazioni per opposti applausi. Non poteva uscire diversamente chi, per il suo ego debordante, dell’applauso e persino dei fischi ha avuto sempre bisogno per poter dimostrare di essere comunque, nella vittoria e nella sconfitta, unico destinatario dell’attenzione generale.

Per la prima o per l’ultima volta quelle persone che l’hanno sempre detestato e combattuto l’hanno in qualche modo salvato da una fine anonima, dal nulla che incombeva. L’assenza di festeggiamenti per la sua uscita avrebbe potuto ferirlo davvero; si sarebbe sentito, per una volta, un uomo qualunque, vittima dell’indifferenza dei più, della scrollata di spalle collettiva, incamminato su una corsia preferenziale verso un limbo inaspettato. Ma ha dovuto lasciare il Quirinale da un’uscita secondaria e rientrare a casa da un’altra entrata secondaria per evitare immagini a testa bassa. Perché le persone prima o poi se ne vanno, ma le foto della sconfitta restano per sempre. Letali.





Elenco delle compagnie aeree fallite

5 09 2011
Da HwUpgrade:
Elenco delle Compagnie Aeree che operavano su aeroporti italiani e a cui e’ stata revocata la licenza o che hanno cessato l’attivita’(Tra parentesi nominativo IATA – ICAO)

– Alitalia – Linee Aeree Italiane (AZ – AZA) (Ora Alitalia – Compagnia Aerea Italiana (AZ-AZA))
– Volare (VE – VLE) (assorbita da Alitalia-CAI)
– Air Europe (PE- AEL) (assorbita da Alitalia-CAI e cessato il marchio)
– MyAir(8I – MYW)
– Air Sicilia (?? -???)
– Sky Europe (NE – ESK)
– Air Bee (BM – OBE)
– Sterling Airlines (NB – SNB) (Assorbita da Maersk)
– Swissair (SR -SWR) (Assorbita da Lufthansa)
– Air Italica (?? -???)
– Air Service Plus (?? -???) (Assorbita da Axis)
– Alisarda (IG – ISS) (Assorbita da Meridiana)
– Alisea Airlines (FZ – BBG)
– Avianova (RD – NOV) (assorbita da Alitalia)
– Azzurra Air (ZS – AZI)
– Club Air (6P – ISG)
– Gandalf Airlines (G7 – GNF) (assorbita da Alitalia)
– Italy First (IF – IFS) (non fallita, ma cessata attivita)
– Lauda Air (L4 – LDI) (assorbita da Livingston)
– Minerva Airlines (N4 – MTC) (assorbita da Alitalia per essere poi passata ad Alitalia Express)
– Ocean Airlines (VC – VCX)
– Panair (P2 – PIT) (scomparsa nel nulla, velivoli abbandonati in qualche hangar)
– Unifly Express (IP -???) (cessata attivita)
– VolaSalerno (OI – ORI) (nata il 2 Agosto 2008, ha cessato le operazioni il 18 dicembre 2008 UN RECORD!!!)
– FlyLAL (TE – LIL) (opera con licenza diversa come FlyLAL Charters)
– Albatros Airlines (4H – LBW)
– Belavia (B2 – BRU)
– CityBird (H2- CTB) (Velivoli acquisiti da Virgin Blue Australia)
– Constellation International (CQ – CIN)
– Sabena (SN – SAB) (confluita in SN Brussels Airlines – con Virgin Express diventa Brussels Airlines)
– Virgin Express (SN – VEX) (confluita in Brussels Airlines)
– Helios Airways (ZU – HCY)
– Noman (?? -???)
– Federico II Airways(?? -???)
– Air Emilia (6N -???) (altro record, Apr 2003 – Ott 2003)
– Air Besit (?? -BST)
– Air Columbia (?? -???) (fallita, assorbita da ItAli)
– Air Blue(?? -???)
– CiaoFly (?? -???)
– Puglia Air (?? -???) (il vero record… mai volato!!!)
– Action Air S.r.l. (??-ORS) 
– eFly(LE-LEF)(cessata attivita’ commerciale (22 Ott 09 – 05 Nov 09), ora solo voli charter…)
– Alpi Eagles (E8-ELG)(Licenza Sospesa il 01 Gen 2008, (Compagnia non piu’ autorizzata a volare)
– Italia Tour Airlines S.p.A. (OI-IAZ) 8 Apr 09 – 14 Ott 09 (nata dalle ceneri di Club Air)
Unifly Servizi Aerei S.r.l. (??-UNU) (Compagnia non piu’ autorizzata a volare) (Licenza Sospesa il 23 Mag 2011)
——————- LICENZA SOSPESA ———————–
– Interfly(??-RFL)(Licenza Sospesa dal 18 Apr 2011)(Voli VIP/Charter)
– Livingston(LM-LVG)(Licenza Sospesa dal 23 Ott 2010, Amministrazione Straordinaria causa insolvenza)
– Itali(FS-ACL)(Licenza Sospesa dal 11 Mar 2011)
– Delta Aerotaxi S.r.l. (??-DEA) (Licenza Sospesa dal 06 Giu 2011)
– Euraviation S.r.l. (??-EVN) (Licenza Sospesa dal 28 Giu 2011)
– Helica S.r.l. (??-???) (Licenza Sospesa dal 28 Giu 2011)
– Icarus S.c.r.l. (??-IUS) (Licenza Sospesa dal 15 Giu 2011)

——————– RESUSCITATE —————————

– AirMach S.r.l.(??-KAM) ha ripreso a volare
– Air Vallée [/b](DO-RVL) ha riottenuto la licenza e ripreso a volare.
– Miniliner S.r.l.(??-MNL) ha riottenuto la licenza definitiva e opera solo cargo.

NOTA: Le compagnie aeree evidenziate in BLU NON sono fallite, ma hanno la licenza sospesa dall’ENAC. Le motivazioni della sospensione possono essere diverse, ad esempio mancata manutenzione dei velivoli, mancanza di fondi o di garanzie societarie riguardo la manutenzione dei velivoli, mancato versamento di tasse e/o contributi aeroportuali, etc. e potrebbero riprendere l’attivita’ in qualsiasi momento, laddove rientrino nei parametri previsti da ENAC.

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Discesa libera

1 09 2011

Radiocor Intesa Sanpaolo e Unicredit il prossimo 19 settembre usciranno dallo Stoxx Europe 50, l’indice composto dai 50 titoli piu’ rappresentativi dell’Eurozona. E’ quanto comunicato ieri in tarda serata da Stoxx limited, dopo la conclusione della revisione annuale, che viene diffusa di norma il 31 agosto. Insieme alle due banche italiane usciranno dall’indice anche Societe’ Generale e Nokia, mentre entreranno Unilever plc, Lvmh, National Grid e Air Liquide. Non faranno piu’ parte invece dell’Euro Stoxx 50 Alstom e Credit Agricole, che lasceranno il posto a Volkswagen e Inditex.





Lo schifo persiste #39

26 08 2011

Fabrizio d’Esposito per “Il Fatto Quotidiano

RAFFAELE FITTO

 

La Casta Express viaggia in orario, protetta e nella massima pulizia. L’ultimo caso riguarda le vacanze estive del ministro pugliese Raffaele Fitto, che nel governo Berlusconi ha una delega senza portafoglio: i Rapporti con le regioni e la Coesione territoriale.

La storia è stata raccontata ieri dal manifesto. Fitto e i suoi familiari sono partiti in treno il 7 agosto dalla loro città, Lecce, per raggiungere Bolzano e poi Renon, sempre in Trentino Alto Adige. Un viaggio lungo, in vagone letto extralusso Excelsior. Cinque giorni prima alla direzione passeggeri di Trenitalia (società per azioni di proprietà del Tesoro) arrivano le richieste del ministro, che vengono messe nere su bianco in un carteggio interno via mail.

Il primo avviso: “Un ministro viaggerà con famiglia (2 adulti + 2 bambini) in Excelsior sul seguente itinerario: 7 agosto – Lecce/Bolzano – 924 -vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. 21 agosto – Bolzano/Lecce – 925 – vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. Il Ministro si è raccomandato per sicurezza a bordo treno ed assistenza (avranno due compartimenti adiacenti sia all’andata che al ritorno)”. La mail viene girata ad alcuni dirigenti e c’è la direttiva finale: “Riservata. Massima attenzione alla pulizia e al servizio offerto, compreso equipaggi, loco, puntualità e sicurezza patrimoniale”.

Ad agosto, per i vacanzieri “normali” è stato quasi impossibile viaggiare sui “treni notti”: ridotte o cancellate le prenotazioni di cuccette e vagoni letto a causa dello sciopero dei lavoratori di una ditta esterna per la manutenzione, cui lo stipendio non arriva da mesi. Per il ministro, invece, nessun problema. Anzi. Chiede pure la disponibilità di due compartimenti comunicanti e non adiacenti. La famiglia Fitto si muove in Excelsior: suite matrimoniale e doccia. C’è poi il mistero di una carrozza in più aggiunta al convoglio. Il viaggio d’andata del 7 si svolge come previsto. Quello del ritorno, il 21 agosto, non ci sarà: il 19 un’altra mail informa che è stato annullato.

Ieri Trenitalia ha smentito ogni “trattamento di favore”. In una nota scrive: “In primo luogo il ministro ha prenotato e pagato il viaggio autonomamente. Non è stata approntata alcuna modifica speciale alla composizione del treno. La sua vettura era infatti quella regolarmente prevista; l’altra viaggiava fuori servizio per un normale invio tecnico, insieme ad una seconda vettura. Erano entrambe chiuse e non prenotabili”.

E ancora: “I biglietti sono stati acquistati molti giorni prima che lo sciopero degli addetti alla manutenzione delle vetture letto riducesse la possibilità di impiego di quest’ultime ed esaurisse, di fatto, la disponibilità di biglietti. Il ministro aveva inoltre chiesto, se possibile , di modificare la prenotazione per avere due compartimenti adiacenti e comunicanti. Ha conservato i posti già acquistati. Anche in questa circostanza, quindi, nessuna eccezione ad personam. Il viaggio non ha infine comportato, per l’azienda, alcun costo aggiuntivo”.

E l’evidenza della mail interne? Qui Trenitalia ammette però la diversità della casta dai comuni mortali: “È prassi aziendale che, ogniqualvolta Trenitalia venga a conoscenza della presenza, sui propri treni, di alte autorità dello Stato, attivi le proprie strutture per assicurare massima attenzione, in particolare sotto il profilo della security. Non ha fatto eccezione neppure il viaggio del ministro Fitto”. Un viaggio privato per fare le vacanze, non istituzionale. E che ha comportato l’impiego di un agente della security ferroviaria, la cosiddetta Protezione aziendale composta da 350 uomini.

Del resto, spiegano da Trenitalia, la protezione dei politici è di fatto quotidiana, da quando all’aereo viene preferita l’alta velocità dei treni. Funziona così: dal cerimoniale dei ministeri parte la segnalazione che poi viene girata alla security. “Prassi aziendale”, appunto, che “vale per il governo Berlusconi come in passato per quello di Prodi”. Senza contare che la casta di deputati e senatori ha diritto al biglietto differito, che viene pagato cioè in un secondo momento dalla Camera di appartenenza. A spese dei contribuenti.

FITTO E D’ADDARIO

 

Quello del treno è il più antico dei privilegi della politica. Anche se tutto iniziò con una bocciatura. Il 29 giugno 1861, a Torino, il Senato disse no alla proposta del treno gratis, soprattutto per i parlamentari provenienti dal sud. A chi protestò, fu risposto: “Servire il Paese è un privilegio, pari al dovere. Chi lo ha fatto in armi ha rischiato tutto, compresa la vita, senza altro chiedere. La mercede è da mercenari, non da patrioti, non sia mai”. Altri tempi. “La prassi aziendale” non c’era ancora. Mentre Trenitalia si è spesa in una lunga autodifesa, il ministro Fitto si è limitato a definire la vicenda “paradossale”.

Classe 1969, Fitto si ritrovò in politica poco più che ventenne, dopo la morte in un incidente del papà presidente della Regione Puglia. Democristiano poi berlusconiano, è un perdente di successo del Pdl. Nel 2005, da governatore uscente, fu battuto da Nichi Vendola. Venne “ricompensato” nel 2008 con un posto da ministro. Nel 2010, infine, impose al premier, sempre in Puglia, la candidatura a presidente dello sconosciuto Rocco Palese. Altra sconfitta.

Coinvolto in due inchieste, dal peculato alla corruzione e al finanziamento illecito dei partiti, Fitto è uno dei accesi sostenitori, con la corrente dei quarantenni, del nuovo segretario del Pdl Angelino Alfano. Anche Fitto, quindi, è un teorico del partito degli onesti con Papa e Milanese. Un partito degli onesti che viaggia comodamente sempre, in vacanza o per lavoro.








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