Lo schifo persiste #39

26 08 2011

Fabrizio d’Esposito per “Il Fatto Quotidiano

RAFFAELE FITTO

 

La Casta Express viaggia in orario, protetta e nella massima pulizia. L’ultimo caso riguarda le vacanze estive del ministro pugliese Raffaele Fitto, che nel governo Berlusconi ha una delega senza portafoglio: i Rapporti con le regioni e la Coesione territoriale.

La storia è stata raccontata ieri dal manifesto. Fitto e i suoi familiari sono partiti in treno il 7 agosto dalla loro città, Lecce, per raggiungere Bolzano e poi Renon, sempre in Trentino Alto Adige. Un viaggio lungo, in vagone letto extralusso Excelsior. Cinque giorni prima alla direzione passeggeri di Trenitalia (società per azioni di proprietà del Tesoro) arrivano le richieste del ministro, che vengono messe nere su bianco in un carteggio interno via mail.

Il primo avviso: “Un ministro viaggerà con famiglia (2 adulti + 2 bambini) in Excelsior sul seguente itinerario: 7 agosto – Lecce/Bolzano – 924 -vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. 21 agosto – Bolzano/Lecce – 925 – vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. Il Ministro si è raccomandato per sicurezza a bordo treno ed assistenza (avranno due compartimenti adiacenti sia all’andata che al ritorno)”. La mail viene girata ad alcuni dirigenti e c’è la direttiva finale: “Riservata. Massima attenzione alla pulizia e al servizio offerto, compreso equipaggi, loco, puntualità e sicurezza patrimoniale”.

Ad agosto, per i vacanzieri “normali” è stato quasi impossibile viaggiare sui “treni notti”: ridotte o cancellate le prenotazioni di cuccette e vagoni letto a causa dello sciopero dei lavoratori di una ditta esterna per la manutenzione, cui lo stipendio non arriva da mesi. Per il ministro, invece, nessun problema. Anzi. Chiede pure la disponibilità di due compartimenti comunicanti e non adiacenti. La famiglia Fitto si muove in Excelsior: suite matrimoniale e doccia. C’è poi il mistero di una carrozza in più aggiunta al convoglio. Il viaggio d’andata del 7 si svolge come previsto. Quello del ritorno, il 21 agosto, non ci sarà: il 19 un’altra mail informa che è stato annullato.

Ieri Trenitalia ha smentito ogni “trattamento di favore”. In una nota scrive: “In primo luogo il ministro ha prenotato e pagato il viaggio autonomamente. Non è stata approntata alcuna modifica speciale alla composizione del treno. La sua vettura era infatti quella regolarmente prevista; l’altra viaggiava fuori servizio per un normale invio tecnico, insieme ad una seconda vettura. Erano entrambe chiuse e non prenotabili”.

E ancora: “I biglietti sono stati acquistati molti giorni prima che lo sciopero degli addetti alla manutenzione delle vetture letto riducesse la possibilità di impiego di quest’ultime ed esaurisse, di fatto, la disponibilità di biglietti. Il ministro aveva inoltre chiesto, se possibile , di modificare la prenotazione per avere due compartimenti adiacenti e comunicanti. Ha conservato i posti già acquistati. Anche in questa circostanza, quindi, nessuna eccezione ad personam. Il viaggio non ha infine comportato, per l’azienda, alcun costo aggiuntivo”.

E l’evidenza della mail interne? Qui Trenitalia ammette però la diversità della casta dai comuni mortali: “È prassi aziendale che, ogniqualvolta Trenitalia venga a conoscenza della presenza, sui propri treni, di alte autorità dello Stato, attivi le proprie strutture per assicurare massima attenzione, in particolare sotto il profilo della security. Non ha fatto eccezione neppure il viaggio del ministro Fitto”. Un viaggio privato per fare le vacanze, non istituzionale. E che ha comportato l’impiego di un agente della security ferroviaria, la cosiddetta Protezione aziendale composta da 350 uomini.

Del resto, spiegano da Trenitalia, la protezione dei politici è di fatto quotidiana, da quando all’aereo viene preferita l’alta velocità dei treni. Funziona così: dal cerimoniale dei ministeri parte la segnalazione che poi viene girata alla security. “Prassi aziendale”, appunto, che “vale per il governo Berlusconi come in passato per quello di Prodi”. Senza contare che la casta di deputati e senatori ha diritto al biglietto differito, che viene pagato cioè in un secondo momento dalla Camera di appartenenza. A spese dei contribuenti.

FITTO E D’ADDARIO

 

Quello del treno è il più antico dei privilegi della politica. Anche se tutto iniziò con una bocciatura. Il 29 giugno 1861, a Torino, il Senato disse no alla proposta del treno gratis, soprattutto per i parlamentari provenienti dal sud. A chi protestò, fu risposto: “Servire il Paese è un privilegio, pari al dovere. Chi lo ha fatto in armi ha rischiato tutto, compresa la vita, senza altro chiedere. La mercede è da mercenari, non da patrioti, non sia mai”. Altri tempi. “La prassi aziendale” non c’era ancora. Mentre Trenitalia si è spesa in una lunga autodifesa, il ministro Fitto si è limitato a definire la vicenda “paradossale”.

Classe 1969, Fitto si ritrovò in politica poco più che ventenne, dopo la morte in un incidente del papà presidente della Regione Puglia. Democristiano poi berlusconiano, è un perdente di successo del Pdl. Nel 2005, da governatore uscente, fu battuto da Nichi Vendola. Venne “ricompensato” nel 2008 con un posto da ministro. Nel 2010, infine, impose al premier, sempre in Puglia, la candidatura a presidente dello sconosciuto Rocco Palese. Altra sconfitta.

Coinvolto in due inchieste, dal peculato alla corruzione e al finanziamento illecito dei partiti, Fitto è uno dei accesi sostenitori, con la corrente dei quarantenni, del nuovo segretario del Pdl Angelino Alfano. Anche Fitto, quindi, è un teorico del partito degli onesti con Papa e Milanese. Un partito degli onesti che viaggia comodamente sempre, in vacanza o per lavoro.

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Lo schifo persiste #14 – Fini e l’abuso di potere

28 08 2008

Alessia Manfredi per Repubblica.it

Muta e bombole, come spesso gli capita in vacanza. Ma stavolta in una zona vietata. Il presidente della Camera Gianfranco Fini si è immerso in un’area a protezione integrale del parco nazionale dell’arcipelago toscano, un tratto di litorale dove è vietata qualsiasi attività.

La denuncia arriva da Legambiente, che ha fotografato la terza carica dello Stato, accompagnato da una imbarcazione dei vigili del fuoco, mentre si prepara all’immersione davanti alla Costa dei Grottoni, nell’isola di Giannutri, definita dal decreto istitutivo dell’area protetta ‘zona 1’, interdetta cioè a qualsiasi attività che non sia di carattere scientifico.

“La segnalazione è stata mandata da un gruppo di nostri soci che hanno visto l’imbarcazione in una zona vietata, dove l’accesso è consentito solo per fini scientifici e dietro precisa autorizzazione” racconta al telefono Umberto Mazzantini, portavoce di Legambiente Arcipelago Toscano.

Una zona particolarmente bella, con una costa a picco, il mare incontaminato e fondali meravigliosi. Ma anche particolarmente delicata, continua Mazzantini: “Ospita rare specie di uccelli. E va protetta per salvaguardarne l’ecosistema”.

Legambiente ha scritto una lettera alla direzione del parco per sapere “se l’imbarcazione e i subacquei presenti in quel tratto iperprotetto di mare avessero il necessario nulla-osta del parco e per quali attività di tipo scientifico e in base a quale progetto di ricerca approvato in precedenza dall’ente parco. E, in caso contrario, quali eventuali iniziative siano state prese dal parco per sanzionare l’imbarcazione e i sub nel caso non fossero autorizzati al transito, allo stazionamento e all’immersione in zona 1 a Giannutri”.

Denunce simili sono già state fatte dall’associazione in passato. A Montecristo, ricorda Mazzantini, “negli ultimi tre anni sono risultate 150 spedizioni scientifiche. Aspettiamo ancora che ci diano l’elenco dettagliato di chi si è immerso e per quale motivo”. Ora Legambiente attende dal parco una risposta formale “perché non è possibile che i potenti possano fare il bagno dove vogliono e gli altri no”.

Ma il presidente del parco, Mario Tozzi, cade dalle nuvole: “Non ne sapevo nulla, non ne ero a conoscenza, nessuno mi ha chiesto il permesso, né tantomeno avrei potuto concederlo perché in quel tratto di mare nessuno può fare il bagno, per non parlare delle immersioni subacquee”. “Se qualche autorità me lo chiede” continua “lo accompagno volentieri in giro per il parco, ma non certo in mezzo alla zona 1. E’ una riserva integrale”, ribadisce, aggiungendo che ci sono gli estremi per una grave multa perché “l’infrazione è grave”.

Il presidente della Camera, appassionato di fondali marini, era già finito quest’estate al centro di polemiche per l’utilizzo di sommozzatori dei vigili del fuoco all’Argentario come scorta per le sue immersioni. In zone permesse, però.

Dagospia 27 Agosto 2008





Autoricarica ?

20 06 2008

Fulvio Buffi per il “Corriere della Sera”

Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino
© Foto La Presse

C’è un consigliere comunale del centrosinistra che con il suo cellulare di servizio, quindi pagato dall’amministrazione e quindi dai napoletani, ha fatto in quarantotto ore telefonate per una spesa di 7.500 euro. I suoi colleghi sono dilettanti rispetto a lui, ma comunque si difendono bene: qualcuno porta in bolletta una media di quattromila euro a bimestre, molti stanno sotto i mille.

Chi fa spendere all’amministrazione una cifra normale è invece il sindaco Iervolino, che abitualmente non va oltre i 150 euro ogni due mesi. Anche i suoi assessori si mantengono bassi, ma non basta a contenere una spesa che ha raggiunto cifre tali da far aprire una indagine della Guardia di Finanza.

Il Consiglio comunale di Napoli è il posto dove qualche mese fa fu portata in aula la questione ingressi gratuiti allo stadio San Paolo. Molti consiglieri lamentavano di essere scarsamente riforniti dal Calcio Napoli di biglietti omaggio e posti in tribuna vip, e fecero mettere la questione all’ordine del giorno. Succedono cose così in quel Consiglio. E nelle stanze di Palazzo San Giacomo succede invece che da una settimana sia stata bloccata per tutti i circa 12.500 dipendenti la libera navigazione in Internet a causa dei troppi collegamenti con siti porno e di scommesse online.

Ora si apre la questione spese telefoniche, con l’indagine della Finanza, che è stata anticipata ieri sulle pagine del Mattino e che avrebbe già accertato un dato singolare: la spesa di circa seicentomila euro cui il Comune fa fronte ogni anno per le bollette delle novecento linee di telefonia mobile senza limitazioni assegnate a consiglieri, funzionari, dirigenti e dipendenti di vario livello è dovuta per il 55 per cento al consumo dei sessanta cellulari assegnati ai politici e per il 45 per cento agli altri 840 utenti.

Molto lo si deve certo al consigliere dei 7.500 euro in 48 ore. Che forse dovrà dare qualche spiegazione, ma se per convocarlo proveranno a fargli una telefonata sarà un problema trovare la linea libera: il nome che gira è quello di un ex Margherita passato al Pd che se lo incontri dieci volte in una giornata lo vedi per dieci volte con il telefono attaccato all’orecchio. Ed è capace — sa solo lui come — di mantenere il campo pure in un ascensore dove qualunque altro cellulare è puntualmente isolato.

Dagospia 16 Giugno 2008





Istituti di cultura italiana all’estero

18 06 2008

Riccardo Chiaberge per “Il Sole 24 Ore”

Riccardo Chiaberge tra Beppe Scaraffia e Nicoletta Picchio
© Foto U.Pizzi

Se rischiamo di essere estromessi dagli europei di calcio, come ci piazzeremo nelle Olimpiadi dell’arte e della creatività? L’equivalente della squadra azzurra, in questi campi, è la rete degli Istituti italiani di cultura. Sono ben 88 sparsi in altrettante città di tutti i continenti, da Tirana a Caracas.

Dovrebbero essere un punto di riferimento per i nostri connazionali all’estero e una piattaforma di lancio per scrittori, artisti, cantanti. Ma non fanno bene né l’uno né l’altro mestiere. I dieci istituti più importanti, come Londra, New York o Parigi, sono retti da direttori «di chiara fama» che restano in carica da due a quattro anni. Alcuni si mostrano all’altezza della loro fama, altri no. Ma procurano comunque un danno limitato. Il vero problema è il personale, gli «addetti culturali» e i «contrattisti» che lavorano (o dovrebbero lavorare) alle loro dipendenze.

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Lo schifo persiste #13

29 05 2008

ROMA — «Fannullone io? Non scherziamo, ragazzi! Sto lavorando per tutti voi, per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel mondo». Non potrebbe farlo dal suo scranno in Parlamento, onorevole Santo Versace? «Ho comunicato per iscritto al capogruppo del Pdl il mio viaggio a Mosca per presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama, un grattacielo da cento milioni tutto arredato Versace ». E quindi non si sente un peone-fannullone, lei. «I fannulloni alla Camera sono quelli che presentano certi emendamenti. E poi io a questa storia ci credo poco, cento deputati assenti sono un segnale politico».

Troppo impegnati (altrove) o troppo stanchi, malatissimi o solo incontinenti, in missione segreta a Palazzo Grazioli o, semplicemente, un filino distratti. C’è di tutto nella lista nera stilata da Berlusconi dopo il flop della maggioranza sulla tutela della fauna selvatica: 48 onorevoli di Pdl-Lega-Mpa in missione e 51 assenti al momento del voto, quando la corazzata del Cavaliere è andata sotto in Aula con relativo strascico di polemiche tra alleati. E adesso, sulla lunga guida rossa che taglia in due il Transatlantico, i «pentiti» camminano a testa bassa, in attesa che da Palazzo Chigi giunga la lettera di richiamo auspicata da Giorgio Stracquadanio: «Spero che ci sia una lezione, una vera e propria sanzione…». Assente ingiustificato? «Ero a Palazzo Grazioli a lavorare sulla comunicazione». Analoga scusa accampa il forzista Gianni Mottola, «uscito a fare una cosa per il presidente Berlusconi». Ce la racconta? «Non mi sembra il caso». Misterioso anche Giancarlo Pittelli, dice che si è assentato «solo tre minuti» ma non vorrebbe rivelare il perché e poi si scopre che era alla toilette. Probabilmente in fila, visto il fuggi fuggi verso i bagni all’ora del quarto voto, spiegazione ufficialmente addotta anche dal barese Carmine Santo Patarino di An: «Pensavamo che la cosa tirasse avanti, ci siamo presi qualche minuto di pausa e siamo cascati nella trappola del Pd».

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Lo schifo persiste #12

22 05 2008

Lo tsunami elettorale ha spazzato via la sinistra e i “nanetti”, ha rinnovato (in parte) le Camere e ha cancellato un esercito di mandarini che sedeva lì da decenni. Solo che ha svuotato anche le casse. Quelle del Senato, almeno. Nessuno è scappato via col bottino. Il fatto è che le liquidazioni d´oro ai grandi vecchi, da Armando Cossutta a Clemente Mastella giusto per dirne un paio, legittime e previste per legge, hanno però prosciugato il fondo di previdenza di ben 8 milioni di euro, quasi tutta la liquidità disponibile.

Un altro ammanco di due milioni lo hanno creato nei due anni della legislatura più breve della Repubblica i senatori che hanno usufruito (in massa, si suppone) dell´assistenza sanitaria gratuita. Risultato: lo Stato – il Tesoro, per la precisione – dovrà correre ora ai ripari, per coprire un buco da dieci milioni di euro rinvenuto nei conti interni di Palazzo Madama.

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Lo schifo persiste #11

26 04 2008

Da “Il Giornale”

Trombati? Sì ma con il portafoglio bello gonfio. Ora passa all’incasso tutta la schiera di ex parlamentari che, per essere entrati nel Palazzo, hanno diritto a pensioni e liquidazioni d’oro. Un’inchiesta di Panorama, oggi in edicola, fa le pulci ai prossimi ex membri della «casta»: deputati e senatori non rieletti che tuttavia hanno diritto a buonuscite di tutto rispetto. Tutta colpa di una vecchia norma degli anni Ottanta. Con 20 anni di contributi, a prescindere dall’età dell’onorevole, il Parlamento scuce. Per tutta la vita.

Basta essere stati eletti prima del 2001. Ed ecco cosa viene fuori: ci sono i baby pensionati, quelli cioè che all’anagrafe hanno 50 anni o meno ma ne hanno molti di contribuzione (chi non arriva a venti può sempre riscattare i contributi mancanti ndr). Alfonso Pecoraro Scanio, 49 anni, 5 legislature alle spalle, si porterà a casa 8.836 euro lordi al mese. Interpellato, ha ammesso che «sì, è un privilegio ma lo utilizzerò anche per sostenere il volontariato ambientale».

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