Le belle lavanderine..

13 08 2012

Dal corriere:

 

ROMA – «No, biglietti da 500 non gliene possiamo dare più. Ne prendiamo 20-30 al giorno e finiscono subito. Poi ci sono tagli più piccoli». Conversazione (autentica) tra un direttore di banca e un grosso cliente. I tagli da 500 euro? «Introvabili». Nessuno lo dice ufficialmente ma è forte il sospetto che cambiare i soldi in pezzi grossi serva a facilitare l’uscita di capitali dall’Italia.

Quella da 500 è una banconota che non esiste per i comuni mortali. Quanti sono i normali pagatori che vanno dal tabaccaio con un biglietto rosa e viola? Giusto Totò ne «La banda degli onesti» che comprò un toscano con il suo ultimo 10 mila lire. E lo sanno anche i falsari, tanto che non si azzardano a perderci tempo, solo lo 0,04% dei pezzi è risultato falso ai controlli, contro il 6,3% di quelli da 200. Questo perché un milione di euro in carte da 500 pesa 1,6 chili, in biglietti da 100 pesa 10 chili; 12 mila pezzi, 6 milioni di euro, entrano facilmente in una borsa per computer e 10 mila euro entrano facilmente in una borraccia da ciclisti, come dimostrano le cronache delle «scalate» al Titano degli spalloni cicloturisti della Romagna.

Sono introvabili anche perché i quattro quinti delle banconote da 500 nel nostro Paese circolano in aree ben circoscritte: secondo un rapporto della Fondazione Icsa e della Guardia di Finanza, i paesi a ridosso del confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (che confina con San Marino) e il Triveneto, ovvero le piste di decollo, e di atterraggio, dei capitali dal nostro territorio.

Nel rapporto annuale dell’Unità finanziaria della Banca d’Italia, pubblicato a maggio, si fa esplicito riferimento «all’utilizzo delle banconote da 500 euro come potenziale strumento di riciclaggio». Nell’area della moneta unica il numero delle banconote da massimo taglio è cresciuto dai 167 milioni (per un totale di 83 miliardi) del 2002 a 600 milioni (300 miliardi), e rappresentano (dati al dicembre 2011) il 34,57% del valore in circolazione. In Italia c’è stata, prosegue la Uif, «un’inversione di tendenza rispetto all’andamento dell’eurozona» negli ultimi mesi del 2009 e nel corso del 2010 e del 2011: «La diminuzione della fornitura di banconote di grosso taglio nel sistema italiano costituisce un dato positivo che s’inserisce nel quadro delle iniziative e degli strumenti volti alla prevenzione delle attività di riciclaggio». Tuttavia, nel nostro Paese «non può cessare l’allarme in merito all’eventuale utilizzo di banconote da 500 euro nelle transazioni illegali, né sul loro peso nell’ammontare di liquidità detenuta a scopo di riserva di valore di capitali illecitamente costituiti». È anche per questo che da più parti arriva la richiesta di limitare la diffusione dei grossi calibri. Seguendo l’esempio di Paesi che l’hanno fatto da tempo.

Negli Stati Uniti, per esempio le banconote sopra i 100 dollari sono state ritirate dal mercato nel 1969. In Giappone il taglio più grosso si ferma 10 mila yen (104 euro). In Gran Bretagna, addirittura, non si va oltre le 50 sterline (63 euro) ed stato proibito a banche e cambiavalute di rivendere al pubblico le banconote da 500 euro, proprio perché un rapporto di un’agenzia di sicurezza aveva segnalato il rischio che si trattasse di denaro da ripulire. C’è solo una moneta, tra le grandi valute occidentali, a superare il taglio da 500 euro: quella svizzera, pure lei di color violetto, da mille franchi (832 euro).





Avete spazio per 1 Trillione (o Triliardo) di dollari ???

13 03 2009

Tanto per darvi un’idea di quanto spazio vi ci vuole…

Ecco un miliardo...

Ecco un miliardo...

Ci vuole un bel magazzino...

Ci vuole un bel magazzino...





I numeri della crisi

11 10 2008

Vittorio Sabadin per “La Stampa”

Gordon Brown

Per capire quanto sia vero che anche i ricchi piangono, bisogna andare a Londra nei locali di lusso prima frequentati dagli ex padroni dell’universo delle banche e dagli oligarchi russi e indiani. Tutti spariti, a fare i conti con le perdite accumulate negli ultimi mesi.

Cifre spaventose: Lakshmi Mittal, il re dell’acciaio e quinto uomo più ricco del mondo, possedeva quattro mesi fa l’equivalente di 33,24 miliardi di euro, che si sono ridotti a 11,82. Ci potrà vivere ancora benissimo, ma certo non deve essere stato facile osservare dalla sua residenza di Kensington Palace Gardens gli indici di Borsa che lo hanno privato da giugno a oggi di 234 milioni di euro al giorno, quasi 10 milioni all’ora.

A Vladimir Kim, il magnate delle miniere originario del Kazakhstan, è andata persino peggio: ha perso solo 4,2 miliardi di euro, ma ne possedeva in tutto 5,2. Anil Agarwal, l’indiano che aveva creato una fortuna con le miniere, ha lasciato sul campo 3,7 miliardi di euro, la metà del valore della sua Vedanta Resources.

Disintegrato anche l’impero di Mike Ashley, proprietario di Sports Direct, del notissimo negozio Lillywhites di Piccadilly Circus e della squadra del Newcastle: un anno fa valeva
1,5 miliardi di euro, ora gli sono rimasti 218 milioni.

Secondo l’«Evening Standard», Alexander Lebedev, uno dei proprietari di Aeroflot, ha ammesso di avere perso due terzi della sua fortuna di 2,21 miliardi di euro e si dice che Oleg Deripaska (alluminio), il quale vive a Belgravia in una casa da 26 milioni di euro, abbia licenziato tutto il personale della sua proprietà di Mosca.

Wall Street

Il premier inglese Gordon Brown ha chiesto le teste dei banchieri che con il loro comportamento irresponsabile hanno creato l’attuale situazione e sicuramente le avrà. Alla fine dell’anno, invece di ricevere i bonus abituali, molti manager dovranno cercarsi un altro lavoro.

Si calcola che nella City quest’anno ci saranno 5 miliardi di sterline (6,5 miliardi di euro) in meno di premi ai dirigenti. Meritata punizione, ma anche gravissimi danni per negozi, ristoranti, concessionari d’auto, agenzie immobiliari che contavano di essere ancora una volta i destinatari finali di quei soldi e che invece, in molti casi, dovranno chiudere bottega. Il fiume di denaro facile che aveva arricchito negli ultimi anni l’Inghilterra non scorre più, e bisognerà trovare presto una alternativa.





Bene….Singapore e’ in recessione ! :(

10 10 2008

S’pore is in recession <!–10 min–>

  • MTI lowers 2008 forecast to 3%, from earlier 4-5%
  • MAS moves to ease monetary policy
  • Inflation has peaked
  • By Fiona Chan
    It added that Singapore’s export-oriented sectors, such as manufacturing, will be affected, noting that Europe is also facing severe strains in the banking sector, tighter credit conditions, and adjustments in housing prices. — ST PHOTO: TERENCE TAN

    SINGAPORE’S economy has slid into its first technical recession since 2002, as a slump in exports pushed quarterly growth into negative territory for the second quarter in a row.The economy shrank by a worse-than-expected 0.5 per cent in the third quarter compared to the same period last year, according to estimates from the Ministry of Trade and Industry (MTI) released on Friday morning.

    MTI has also revised its full-year growth forecast for the second time this year, lowering it to ‘around 3 per cent’ from 4 to 5 per cent previously. This would make it the weakest pace in seven years.

    Recognising growth concerns, the Monetary Authority of Singapore also changed its policy stance to zero appreciation of the Singapore dollar, reversing the gradual appreciation policy it has adopted since 2003.

    On a quarterly basis, third-quarter GDP contracted 6.3 per cent from the second quarter, on top of a 5.7 per cent decline in the previous three months. A technical recession is generally defined as two consecutive quarters of decline.

    Manufacturing led the slowdown again this time around, weighed down by a poor performance in the biomedical sciences segment. It was also hit by weakened global demand for exports as the United States-triggered financial crisis spreads around the world.

    The sector shrank by 11.5 per cent in the third quarter, after declining 4.9 per cent in the previous quarter.

    Growth in construction and services also slowed. Construction, in particular, saw its pace of expansion halved to single-digit growth, as projects were delayed by the construction squeeze, said MTI.

    Services, touted as a key driver of growth this year, is likely to take a hit as well as financial services falters in the wake of the global credit crunch.

    Most economists expect the economy to grow even more slowly next year, with the chance of a technical recession turning into a ‘real’ one.

    ‘With external conditions deteriorating and the lack of domestic demand support, we expect Singapore to register no growth next year… with a muted recovery, if at all, expected only in the second half of next year at the earliest,’ said Morgan Stanley economists in a report.

    Inflation peaks
    Inflation, which reached a 26-year high earlier this year, has peaked, said MAS. Consumer prices will rise between 6 per cent and 7 per cent this year, and gains will ease to between 2.5 per cent and 3.5 per cent in 2009, it predicted.

    ‘Against the backdrop of a weakening external economic environment and continuing stresses in global financial markets, the growth of the Singapore economy is expected to remain below potential in the period ahead,’ said MAS.

    ‘Inflation is expected to trend down in 2009 as the global and domestic economies slow.’

    Read also:
    S’pore eases monetary policy
    S’pore stocks fall 7.3%





    MoneyManager per il tuo cell

    11 01 2008

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    8 01 2008
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    (non illudetevi, non è proprio la cosa più facile del mondo…)








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