Le belle lavanderine..

13 08 2012

Dal corriere:

 

ROMA – «No, biglietti da 500 non gliene possiamo dare più. Ne prendiamo 20-30 al giorno e finiscono subito. Poi ci sono tagli più piccoli». Conversazione (autentica) tra un direttore di banca e un grosso cliente. I tagli da 500 euro? «Introvabili». Nessuno lo dice ufficialmente ma è forte il sospetto che cambiare i soldi in pezzi grossi serva a facilitare l’uscita di capitali dall’Italia.

Quella da 500 è una banconota che non esiste per i comuni mortali. Quanti sono i normali pagatori che vanno dal tabaccaio con un biglietto rosa e viola? Giusto Totò ne «La banda degli onesti» che comprò un toscano con il suo ultimo 10 mila lire. E lo sanno anche i falsari, tanto che non si azzardano a perderci tempo, solo lo 0,04% dei pezzi è risultato falso ai controlli, contro il 6,3% di quelli da 200. Questo perché un milione di euro in carte da 500 pesa 1,6 chili, in biglietti da 100 pesa 10 chili; 12 mila pezzi, 6 milioni di euro, entrano facilmente in una borsa per computer e 10 mila euro entrano facilmente in una borraccia da ciclisti, come dimostrano le cronache delle «scalate» al Titano degli spalloni cicloturisti della Romagna.

Sono introvabili anche perché i quattro quinti delle banconote da 500 nel nostro Paese circolano in aree ben circoscritte: secondo un rapporto della Fondazione Icsa e della Guardia di Finanza, i paesi a ridosso del confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (che confina con San Marino) e il Triveneto, ovvero le piste di decollo, e di atterraggio, dei capitali dal nostro territorio.

Nel rapporto annuale dell’Unità finanziaria della Banca d’Italia, pubblicato a maggio, si fa esplicito riferimento «all’utilizzo delle banconote da 500 euro come potenziale strumento di riciclaggio». Nell’area della moneta unica il numero delle banconote da massimo taglio è cresciuto dai 167 milioni (per un totale di 83 miliardi) del 2002 a 600 milioni (300 miliardi), e rappresentano (dati al dicembre 2011) il 34,57% del valore in circolazione. In Italia c’è stata, prosegue la Uif, «un’inversione di tendenza rispetto all’andamento dell’eurozona» negli ultimi mesi del 2009 e nel corso del 2010 e del 2011: «La diminuzione della fornitura di banconote di grosso taglio nel sistema italiano costituisce un dato positivo che s’inserisce nel quadro delle iniziative e degli strumenti volti alla prevenzione delle attività di riciclaggio». Tuttavia, nel nostro Paese «non può cessare l’allarme in merito all’eventuale utilizzo di banconote da 500 euro nelle transazioni illegali, né sul loro peso nell’ammontare di liquidità detenuta a scopo di riserva di valore di capitali illecitamente costituiti». È anche per questo che da più parti arriva la richiesta di limitare la diffusione dei grossi calibri. Seguendo l’esempio di Paesi che l’hanno fatto da tempo.

Negli Stati Uniti, per esempio le banconote sopra i 100 dollari sono state ritirate dal mercato nel 1969. In Giappone il taglio più grosso si ferma 10 mila yen (104 euro). In Gran Bretagna, addirittura, non si va oltre le 50 sterline (63 euro) ed stato proibito a banche e cambiavalute di rivendere al pubblico le banconote da 500 euro, proprio perché un rapporto di un’agenzia di sicurezza aveva segnalato il rischio che si trattasse di denaro da ripulire. C’è solo una moneta, tra le grandi valute occidentali, a superare il taglio da 500 euro: quella svizzera, pure lei di color violetto, da mille franchi (832 euro).





La maledizione del ragazzo del computer – Autobiografico direi…

15 06 2009

Fonte | HayaoMiyazaki nel forum di HwUpgrade

Tutti noi che abbiamo a che fare con l’informatica per hobby o per lavoro abbiamo incontrato il classico amico, parente o collega che puntualmente ha problemi con il pc. Non lo senti per mesi, però quando chiama non è solo per sentire come stai… gli servi.
E’ un rito al quale nessuno si può sottrarre… è inutile che vi nascondiate dentro l’armadio o in mansarda… vi troveranno… sono là fuori e cercano voi!
Un giorno, un signore che conosco solo di vista, mi intercetta per strada con “Ciao! Senti domani ti porto il mio pc…” [grazie, mi serviva giusto un muletto da tenere acceso per Boinc]
Anche i problemi più devastanti vengono ridotti a: “Hai cinque minuti per guardarmi il pc?”. Certo, perché ai loro occhi tu avendo ricevuto il *dono* dell’onniscienza informatica sei moralmente tenuto a mettere le tue conoscenze a disposizione gratuita di chi è meno fortunato di te.
E così inizia a manifestarsi l’arcana maledizione del “ragazzo del computer” che come le sabbie mobili inghiotte il malcapitato. Si inizia con interventi sporadici, per non dire di no, per rendere un favore, per aiutare sinceramente un collega… A volte anche per la soddisfazione un po’ vanesia di mostrare le proprie competenze.
Da questo punto in avanti, il passaparola è inevitabile: “…chiedi a questo mio amico, è bravo e disponibile, sicuramente passa a guardarti il pc! Ecco, ti do il suo cellulare così lo chiami, prova nelle ore pasti”. [mi raccomando, nelle ore pasti!]
E’ fatta. Sei fregato.

Tutti, anche chi hai conosciuto pochi minuti prima, si sentono autorizzati a chiederti pareri, aiuti, idee… dando per scontata la tua assistenza disinteressata.
Idem sul posto di lavoro: se lavori nel settore o hai a che fare con l’informatica, non hai scampo! Tutti faranno di te il loro referente informatico-tecnico-tuttofare *gratuito*.
Dai velox per i navigatori alle rom per Nintendo DS, dalla TV LCD ai cellulari: tu devi essere competente in tutto lo scibile informatico e delle telecomunicazioni. Anche per prodotti che non conosci, non ci sono mezze misure: se risolvi il problema sei un mago del computer, altrimenti sei una delusione… “Se non lo sai tu…”.
Conosci una persona, prime parole, ecc. “Di cosa ti occupi?” Un topo in trappola: “Lavoro in un’azienda…” “Si ma di preciso cosa fai?” “Ehm… sistemista…”
“!!!Aaahh!!! ma allora sai usare bene il computer! Ma sai che è da un po’ che non riesco a fare funzionare emule, avrò mica un virus?!?” [amoxicillina, cpr da 1 g due volte al dì]

La descrizione dei problemi che ti fanno, specie telefonicamente, è perfettamente incomprensibile, ma loro si stupiscono se non capisci… “Quando avvio il pc, si apre una finestra al centro con scritto qualcosa e sotto ha il tasto OK. Cosa faccio?”
“Cosa c’è scritto?” “Ah non ricordo più. Ma si dai! …sai quella con lo sfondo grigio che compare proprio al centro dello schermo… Ma posso cliccare su OK?”

Peggio ancora quando il pc non parte. “Ma inizia a caricare Windows o si ferma prima?” “Non so, è tutto nero e appaiono delle scritte” “Leggi cosa c’è scritto” “Non so, non ci capisco niente”
[Riflessione… Io non so usare il pianoforte, però mi piacerebbe. Ciononostante non compro uno Steinway e stresso l’amico al conservatorio che mi insegni ad usarlo. Non sapete e non volete imparare i fondamenti dell’utilizzo del pc? Non compratelo!]

Chiaramente non si può dire di no a tutti. Per cordialità a volte non si può scaricare l’amico di un amico che ti ha raccomandato. Anche ai parenti mica puoi sempre dire di no… o lasciarli in panne quando magari usano il pc per la ditta in proprio.
Inizia così la fantozziana corsa alla scusa… sotto con la fantasia!
La più classica “mah, sai in questo periodo non ho molto tempo” è inutile. Sono preparatissimi e tenaci: “No, ma quando hai tempo eh, senza fretta” (…salvo poi metterti fretta dopo qualche giorno: “sai devo cercare e prenotare un albergo per la settimana bianca”) oppure “Se non hai tempo, ti porto il pc così lo guardi appena puoi” o ancora… “mi chiami quando hai cinque minuti così mi dici per telefono come fare”. [notare il *mi chiami* e il *cinque minuti*]

Una soluzione, a scapito dell’orgoglio personale, è fingersi ignoranti in materia. “Si, ma io Vista non lo uso, sono rimasto a XP. Non so come funziona…” – “No, guarda non ho mai configurato una rete wi-fi, sicuramente al negozio all’angolo hanno più esperienza” – “Portalo in quel negozio là, hanno sicuramente tempo, competenza e mezzi per fare un buon lavoro …e so che i prezzi sono onesti…” [alla parola “prezzi” istantanea ritirata in stile Caporetto con “nooo behhh maaaa vado avanti ancora un po’ tanto poi lo cambio, prendo un portatile… poi ti chiederò]

Veramente i professionisti del settore hanno più esperienza, anche solo per la varietà di situazioni che affrontano, solo che hanno il pessimo vizio di farsi pagare per la loro professionalità…! Vero?!?

Un palliativo è quello dell’attesa: farli aspettare! Ovvero, non rispondere alle email o al telefono, posticipare l’intervento il più possibile accampando scuse, rendersi irreperibili. Se hanno davvero fretta troveranno un altro smanettone, o si rassegneranno a rivolgersi a qualche assistenza professionale.

Altra soluzione che personalmente mi piace molto: metterli a conoscenza delle cose che hai fatto, giustificando con un piccolo riassunto scritto le cose che hai fatto e motivando così il motivo di tanto tempo impiegato. Utile anche come riferimento in futuro. Esempio: “Prima sera: backup dei dati e reinstallazione Windows. 2 ore – Seconda sera: Service pack e windows update vari 2,5 ore– Terza sera: drivers e antivirus 1 ora” ecc. chiaramente con più dettagli possibili. Molti davanti all’evidenza non possono ignorare il tempo impiegato e non riconoscerti qualcosa. [trovi anche quelli che fanno finta di nulla: “ah, grazie!”]

Anni fa l’opzione di portarti il pc era l’ultima risorsa, ora che molti hanno un portatile è la prima soluzione proposta: “ti posso dare il portatile, che è diventato lento?” [meno male, in questi giorni mi stavo davvero annoiando]
Ti guardano stupiti quando nei casi gravi gli rispondi: “Chiaro che è lento… l‘antivirus è aggiornato al 2001, non hai un firewall, la cronologia contiene siti porno sconosciuti anche a Google, installi tutti i crack e keygen che scarichi da emule e apri ogni email con outlook, anche quelle che ti comunicano la vincita di 1 gigaeuro. Internet è lento perché hai un ecosistema di virus ormai senzienti che si nutrono della tua adsl. Magari li puoi allevare come le api… Formattone immediato e reinstalla tutto!”
Pessima mossa: avendolo tu proposto, diventa automaticamente tuo compito dovuto.
Loro credono che ci vogliano un paio d’ore, mentre gli svelo un segreto conosciuto solo a pochi iniziati: a fare un bel lavoro si dovrebbe fare un backup dei loro giga di pornominchiate ripulite preventivamente dall’antivirus, formattone, driver aggiornati, windows update, ecc. …ti partono almeno tre serate. Poi riconfigura la posta e la connessione a internet (delle quali è tassativo perdere le password), poi reinstalla l’antivirus… altra serata devoluta in beneficienza!
Anatema su di voi! D’ora in poi, qualunque minimo problema a quella macchina è tua responsabilità immediata: ti chiameranno alle ore più improbabili soprattutto di sera e nei giorni festivi. “Ho installato la Nokia PC Suite, ma non va il bluetooth, non è che hai installato un Windows diverso da prima?” [non ti ho installato il bluetooth perchè non ce l’hai, babbano!]
Ovvio che al momento della chiamata è prettamente trascurabile ciò che stai facendo, devi ascoltarli tanto “è solo una cosa da cinque minuti”.

I più, perplessi dal lavoro gli hai prospettato [così tanto tempo?!], portano il pc al negozietto sotto casa che per 80 euro pialla l’hd e reinstalla Windows. Punto.
Trenta secondi dopo, ti chiamano maledicendo il negozietto perché non hanno messo i driver della stampante, non hanno installato la mail [e scommetto che XP non ha nemmeno l’SP2] quindi “Non hai cinque minuti per installarmi internet e la posta?” [e credi che sia sufficiente? Non hai nemmeno un antivirus]

Gli consigli quindi un antivirus/firewall, che ritieni adatto alla situazione e alle loro capacità, magari che non costi troppo. Il giorno dopo: “ma sai, il mio collega che ha un fratello all’IBM mi ha detto che è meglio il Supercazzola-Internet-Security-2010 e bla bla bla …se uso quello?” [fallo, così credi di essere al sicuro e dopo due mesi ci vuole l’esorcista per pulirti il pc]

Altri, senza portarti il pc, riescono ugualmente ad evocare in te Hannibal The Cannibal: sono quelli che in vista di un acquisto ti chiedono innumerevoli info su cosa comprare, come e perché, se i preventivi che hanno sono buoni… per poi ignorare regolarmente le tue considerazioni.
Acquistato l’oggetto misterioso e malefico, ti chiamano per configurarlo… Se si tratta di un portatile, appena dopo l’acquisto non lo portano nemmeno a casa… non lo aprono nemmeno, ma arriva direttamente a te per il primo avvio perché non sanno come fare.
Se lo acquistano online, tanto vale che mettano il tuo indirizzo di casa per la consegna… “Ma sai, non è proprio quello che dicevi tu, ma ho un amico commesso che mi ha detto che va bene lo stesso, poi tanto per quello che mi serve…” [Allora perché mi hai stressato due settimane con cataloghi e preventivi?!?]
La successiva e conseguente domanda, dopo aver acquistato un pc è *sempre* la solita: la indovinate? Bene, “Non è che hai un Office da darmi?” [no, li ho finiti, sai vanno via come il pane]
La seconda a breve distanza: “Ho installato emule ma non funziona. Come mai??” …cosa gli spieghi, le porte sul router? Kad o gli ip dei server? Mi arrendo sconsolato… “Ma non è che puoi passare da me una sera dopo cena?” [certo, lavoro dieci ore al giorno, alla sera sono davvero impaziente di venire a casa tua per consentirti di scaricare da emule l’ultimo porno di Jenny Cavalca, e già che sono lì mi fai altre cento domande *mentre* smanetto]

La cosa più triste è che tutto, dalle periferiche ai pc, è corredato di un manuale comprensibile alla maggior parte degli esseri umani normodotati: ma è carta per il camino.
Nel peggiore dei casi è in PDF: “ma non c’è nemmeno il libretto di istruzioni”. Spesso però come nelle stampanti c’è un semplice foglio illustrato con il quick-start. Comprensibilissimo, pure io nonostante abbia un po’ di esperienza lo consulto sempre per evitare sorprese.
Perché non lo guardano nemmeno? Non è una pergamena maledetta scritta con il sangue di un eretico scomunicato. Si apre e si legge, se non compri le cose in Uzbekistan trovi pure sovente l’italiano scritto. “Ah ma io quelle istruzioni lì mica le capisco… non ci provo nemmeno; preferisco che fai tu che mi fido”.

Compensi: scordateveli. I più corretti qualcosa te lo riconoscono: diciamo un 30 euro per due ore e mezza di smadonnamenti? [10-12 euro/ora vabbè almeno hanno fatto il gesto]. Gli unici apprezzabili sono quelli che si sdebitano per come gli è possibile: il meccanico che ti sconta pari ore di manodopera, chi a Natale ti regala un bel cesto di leccornie, almeno sono seri. Ovvio che tutto deve essere proporzionato.
I restanti, diciamo il 90% della “clientela”, abbassando il mento ed alzando le sopracciglia ti chiedono “Ma… ti devo qualcosa?”. Tradotto: “Non dovrò mica pagarti?!? Siamo amici!” [almeno la benzina per venire a casa tua, tirchio… non mi becchi più]

Scommetto che nessuno dice all’amico meccanico “Guarda, ho la macchina che va a tre, e ogni tanto si spegne… non è che passi una sera nel mio garage e le dai un’occhiata?”

Concludendo: fatevene una ragione. Nonostante i profusi elogi alla vostra competenza e lusinghe alla vostra disponibilità, il vero motivo per il quale si rivolgono a voi è la parola *gratis*. Opportunismo. Servizio a domicilio in ore serali o nel weekend, così essendo presenti vi possono chiedere “già che ci sei…” e farsi fare un tutorial espresso. [poi sogghignando ti chiedono “ma quante ore stai al pc per sapere tutte queste cose??” (che sfigato che sei, noi furbi il pc ce lo facciamo sistemare… mica perdiamo tempo)]

E se il lavoro risulta essere più lungo del previsto? Allora “Beh, dai è già mezzanotte, domani si lavora… continueremo un’altra volta con calma! Venerdì sera hai da fare?”

Solidarietà a tutti!!





C’e crisi dappertutto (cit.) #2

6 03 2009
Se nannamo a Sciarm ??

Se n'annamo a Sciarm ??

La recessione non sembra fermare la voglia di vacanza. La conferma arriva dalla mole di preventivi (+30% rispetto allo stesso periodo del 2008) che le agenzie di viaggio stanno cercando di smaltire in vista delle prossime vacanze pasquali.

«Nonostante la cattiva congiuntura economica – conferma Loredana Rinaldi dell’agenzia affiliata a Giramondo Nessie Viaggi – è tornato il desiderio di vacanza, di evasione dalle problematiche quotidiane e, soprattutto, di caldo. Mar Rosso e Oceano indiano sono infatti le mete più gettonate».

Destinazioni scelte, nel caso del più vicino Egitto, in particolare dalle famiglie, allettate da sconti fino al 25% in caso di prenotazioni anticipate e da pacchetti all inclusive costruiti attorno alle esigenze dei più piccoli: «Aprile, tradizionalmente, è sempre stato un buon mese per località costiere come Sharm el Sheik, Hurgada e Marsa Alam, tuttavia quest’anno molto richieste sono anche le crociere sul Nilo e le visite a Luxor, alle oasi e alla capitale Il Cairo, il che ci fa tirare un sospiro di sollievo, considerato il disastro di dicembre, gennaio e febbraio», racconta Livia De Fabianis di Kemet Viaggi.

Ieri pomeriggio, nell’agenzia Turisanda di piazza Risorgimento a Milano c’era la coda: «Prenotare una tripla o una quadrupla famigliare per tempo – spiegava Elisa Anelli è molto conveniente, considerato che, oltre agli sconti, generalmente i minori di dodici anni non pagano. L’impressione è che il volume dei preventivi sia in linea con quello dello scorso anno, forse qualche punto in più. L’Egitto rappresenta una conferma mentre, sorprendentemente, raccolgono più favore del previsto le Isole Mauritius (Mauritius e’ una sola, non e’ un arcipelago ndC), le Maldive e il Madagascar».

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I numeri della crisi

11 10 2008

Vittorio Sabadin per “La Stampa”

Gordon Brown

Per capire quanto sia vero che anche i ricchi piangono, bisogna andare a Londra nei locali di lusso prima frequentati dagli ex padroni dell’universo delle banche e dagli oligarchi russi e indiani. Tutti spariti, a fare i conti con le perdite accumulate negli ultimi mesi.

Cifre spaventose: Lakshmi Mittal, il re dell’acciaio e quinto uomo più ricco del mondo, possedeva quattro mesi fa l’equivalente di 33,24 miliardi di euro, che si sono ridotti a 11,82. Ci potrà vivere ancora benissimo, ma certo non deve essere stato facile osservare dalla sua residenza di Kensington Palace Gardens gli indici di Borsa che lo hanno privato da giugno a oggi di 234 milioni di euro al giorno, quasi 10 milioni all’ora.

A Vladimir Kim, il magnate delle miniere originario del Kazakhstan, è andata persino peggio: ha perso solo 4,2 miliardi di euro, ma ne possedeva in tutto 5,2. Anil Agarwal, l’indiano che aveva creato una fortuna con le miniere, ha lasciato sul campo 3,7 miliardi di euro, la metà del valore della sua Vedanta Resources.

Disintegrato anche l’impero di Mike Ashley, proprietario di Sports Direct, del notissimo negozio Lillywhites di Piccadilly Circus e della squadra del Newcastle: un anno fa valeva
1,5 miliardi di euro, ora gli sono rimasti 218 milioni.

Secondo l’«Evening Standard», Alexander Lebedev, uno dei proprietari di Aeroflot, ha ammesso di avere perso due terzi della sua fortuna di 2,21 miliardi di euro e si dice che Oleg Deripaska (alluminio), il quale vive a Belgravia in una casa da 26 milioni di euro, abbia licenziato tutto il personale della sua proprietà di Mosca.

Wall Street

Il premier inglese Gordon Brown ha chiesto le teste dei banchieri che con il loro comportamento irresponsabile hanno creato l’attuale situazione e sicuramente le avrà. Alla fine dell’anno, invece di ricevere i bonus abituali, molti manager dovranno cercarsi un altro lavoro.

Si calcola che nella City quest’anno ci saranno 5 miliardi di sterline (6,5 miliardi di euro) in meno di premi ai dirigenti. Meritata punizione, ma anche gravissimi danni per negozi, ristoranti, concessionari d’auto, agenzie immobiliari che contavano di essere ancora una volta i destinatari finali di quei soldi e che invece, in molti casi, dovranno chiudere bottega. Il fiume di denaro facile che aveva arricchito negli ultimi anni l’Inghilterra non scorre più, e bisognerà trovare presto una alternativa.





Schei #2

14 07 2008

Lucilla Incorvati per “Il Sole 24 Ore”

Roman Abramovich

Da pochi anni l’accumulo di ricchezza e quindi la crescita degli High net worth individual (Hnwi, chi ha risorse finanziarie superiori al milione di dollari) e degli Ultra high net worth (Uhnw, i soggetti con risorse superiori a 30 milioni di dollari) è negli emergenti. Secondo una ricerca Merrill Lynch-Capgemini, nel 2007 la Cina è arrivata al quinto posto nella classifica mondiale per numero di individui con patrimoni elevati.

Ancora meglio la Russia, che ha conquistato il quarto posto per crescita degli Hnwi, dopo Indonesia, India e Singapore. Si collocano bene anche alcuni Paesi del Sudamerica (in testa il Brasile) dove, per effetto del rialzo del prezzo delle materie prime, il tasso di ricchezza è in crescita.

«L’aumento della ricchezza apre in questi Paesi enormi prospettive per chi fa private banking», spiega Thomas R. Meier, ceo per Asia, Medio Oriente ed Est Europa di Julius Baer, terza banca svizzera per dimensione (il patrimonio era di 400 miliardi di franchi svizzeri a fine 2007) ma la più importante realtà di pura gestione patrimoniale. Anche secondo Meier il futuro sarà trainato dalle attività negli emergenti, dove è attesa una crescita a doppia cifra.
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Schei…

15 06 2008

ABRAMOVICH IN FIERA NON BADA A SPESE…
«Mi piace tutto di questo stand. Vorrei proprio quella tela di Rothko e quel bel Picasso. Anzi, qualcuno mi farebbe il conto complessivo?»: più o meno queste le parole che il miliardario russo Roman Abramovich avrebbe pronunciato davanti alle opere esposte nel padiglione della Ernest Beyeler gallery durante la fiera d’arte internazionale di Basilea. L’episodio ha fatto il giro dei galleristi e, fra battute e commenti sarcastici, qualcuno ha ricordato che il proprietario della squadra di calcio Chelsea è avvezzo allo shopping d’arte a più zeri: è stato lui l’acquirente del Francis Bacon e del nudo di Lucien Freud battuti da Sotheby’s a Londra in primavera.

Brad Pitt non è stato da meno, visto che pare abbia speso circa 1 milione di dollari in mobili di design a tiratura limitata. E, facendosi consigliare dalla curatrice Ambra Medda, ha scelto un tavolo di Jean Prouvet, sedie dei coniugi americani Eames e una seduta di Le Corbusier.
Toccata e fuga per Miuccia Prada, che non ha resistito al richiamo dell’arte. Imperdibile l’arrivo dell’emiro di Dubai con il seguito di otto splendide donne alla mostra del Vitra, curata dall’architetto Rem Koolas. Selettive, ma ad alto tasso di potere, le feste private nelle ville dei collezionisti. (A.M.)





La CEI si compra l’Ancona Calcio !

3 10 2007

Giacomo Galeazzi per “La Stampa”

La Chiesa scende in campo. Per la prima volta nella sua storia, il Csi, il centro sportivo della Cei, ha costituito una cordata di imprenditori cattolici per gestire una squadra di calcio professionistica. Da oggi l’Ancona, che quattro anni fa giocava in serie A e oggi è capolista del campionato di C1, dipende dal «Centro sportivo italiano» fondato dall’Azione Cattolica e i cui responsabili ecclesiali vengono nominati dalla Conferenza episcopale.

Un colpo di scena e una svolta moralizzatrice in una piazza «a rischio» che, tra i fallimenti e le bufere giudiziarie delle presidenze di Edoardo Longarini ed Ermanno Pieroni, è stata una delle culle di Calciopoli.

Adesso, divenuta la «squadra dei preti», adotta, unica in Italia, un Codice Etico all’insegna del «fair play» e dell’impegno sociale. Al decalogo del «progetto Soccer» saranno tenuti ad aderire giocatori, dirigenti e tifosi. In caso di comportamenti non etici, falli gravi, di reazione o intolleranza, i calciatori verranno sanzionati con ore di volontariato; gli utili della società saranno investiti in opere di sostegno per il Terzo Mondo e negli oratori; i giocatori potranno svincolarsi dalla società e i loro contratti seguiranno una linea di equità; i biglietti saranno venduti a prezzi ridotti; i tifosi dovranno rinunciare a comportamenti scorretti con le tifoserie avversarie e ad esporre striscioni offensivi.

«E’ un modo per moralizzare il calcio, per riportare un po’ di etica in un settore che attraversa una grave crisi di valori», spiega l’arcivescovo di Ancona, Edoardo Menichelli, a sua volta calciatore per beneficenza contro la Nazionale cantanti, in occasione della recente visita di Benedetto XVI al santuario di Loreto.

«Scommettiamo sul vero significato dello sport – precisa il presidente del Csi, Edio Costantini -. Vogliamo far sì che il calcio torni ad essere uno strumento educativo e che non sia più ancorato a valori esclusivamente economici. Dimostreremo che per i ragazzi il calcio non è solo un’illusione o un cattivo maestro».

E’ un «importante e delicato esperimento», aggiunge l’assistente spirituale nazionale, don Claudio Paganini, al quale il Csi lavora da tempo. «Sono stato destinato al mio incarico dal cardinale Camillo Ruini e dal segretario generale della Cei, Giuseppe Betori – spiega – l’idea che ha ispirato il progetto di Ancona ci è venuta da due eventi. Il primo è il Giubileo degli sportivi, quando il Papa rilanciò i valori dello sport. L’altro è la “Clericus Cup”, il campionato del Vaticano, un’esperienza molto positiva».

Il presidente dell’Ancona, Sergio Schiavoni ha venduto l’80% della società ad un gruppo di finanziatori milanesi del Csi, ma è rimasto con una quota del 20 per cento «perché condivide lo spirito dell’iniziativa», puntualizza don Paganini. Si comincia dall’Ancona e il sogno è la Nazionale Vaticana, magari per favorire il dialogo con l’Islam e le altre religioni anche attraverso il calcio e lo sport.

Un progetto gradito al segretario di Stato, Tarcisio Bertone, grande esperto di calcio e tifoso juventino, il primo a ipotizzare «una squadra di calcio di serie A del Vaticano, per competere ad armi pari con grandi formazioni come Juve, Inter, Milan, Roma». Il premier della Santa Sede aveva rivelato in varie occasioni di «non escludere» che il Vaticano potesse allestire in futuro «una formazione di calcio di grandissimo valore, allo stesso livello dei club superblasonati».

Fornendo anche alcune indicazioni operative sulla strada da seguire: «Se, ad esempio, valorizzassimo i ragazzi dei nostri oratori e prendessimo tutti gli studenti brasiliani delle nostre università pontificie, potremmo fare una magnifica squadra. Ai Mondiali del ‘90 contai 42 giocatori delle nazionali che erano giocatori in oratori o centri salesiani».

Intanto oggi udienza dal Papa in Vaticano e «cerimonia di consegna della nuova maglia dell’Ancona al Santo Padre», poi al Pontificio Oratorio San Pietro di Roma presentazione ufficiale della prima società professionistica «cattolically correct». E alle 15 partita amichevole tra l’Ancona e la selezione dei migliori calciatori della «Clericus Cup».








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