Video dallo spire del Burj Dubai
Video dallo spire del Burj Dubai
Si ricorda a tutti le date del tour
03-12-2009 ORVIETO (TR) – Palazzo del Capitano del Popolo
04-12-2009 ROMA – Circolo degli Artisti
05-12-2009 NAPOLI – Casa Della Musica
08-12-2009 FIRENZE – Viper
09-12-2009 MILANO – La Casa 139
11-12-2009 RONCADE (TV) – New Age Club
17-12-2009 TORINO – Spazio 211
18-12-2009 BOLOGNA – Estragon
e naturalmente l’uscita del disco in data 27-11-2009!
di Stefano Olivari
ROVIGO (3 ottobre) – Si chiama “Xi Ciao” ed è un’agenzia matrimoniale che propone solo giovani spose cinesi ai suoi clienti, anche italiani. L’ha aperta a Rovigo il signor Huang Ying, cinese come la signorina “Luisa” – nome italiano e occhi a mandorla – che propone il book con le fotografie e le caratteristiche delle candidate mogli.
Le future spose si possono scegliere fra le cinesi che sono già in Italia, ma l’agenzia matrimoniale è anche in grado di “reperirle” direttamente in Cina, sia pure con tempi più lunghi. Il titolare o la signorina Luisa contattano la ragazza indicata nel “catalogo” dal cliente, italiano o cinese che sia, il quale ovviamente paga per il servizio ricevuto nella speranza di aver trovato la donna giusta.
PECHINO – Fischio finale. Damiano Tommasi torna a casa, Verona, addio alla Cina. Oggi l’ultima partita. Il Teda Tianjin perde il pilastro del suo centrocampo e la Repubblica Popolare il primo e unico calciatore italiano che ne abbia calcato i campi. Se ne venissero altri, in futuro, troverebbero da seminare: «È un calcio acerbo». Che non a caso proprio in queste settimane la leadership sportiva (e non) di Pechino vuole veder crescere, punta dallo smacco di vedere già approdate al Mondiale sudafricano le due Coree e il Giappone, ma non la propria nazionale.
STAGIONE – Otto mesi, che significano un campionato e la Champions asiatica. «Quel che mi porto dietro – racconta – è l’aver provato a conoscere la Cina da dentro. Avvertire la differenza fra due mondi. Imparare a ridimensionare quello che noi magari prendiamo troppo sul serio. Quello che mi aspettavo: la mancanza di pianificazione, anche nel breve periodo. Lo sforzo maggiore: la comunicazione. Perché più che tradurre, occorre decodificare. Anche in campo, con i compagni. E l’interprete non basta».
STRANIERI – Tianjin è la città a mezz’ora di treno da Pechino, dove fino agli anni Quaranta l’Italia ebbe una concessione coloniale, in parte rimasta in piedi e restaurata. «E con gli italiani che oggi lavorano a Tianjin ho fatto gruppo. In squadra invece legavo con gli stranieri: oltre a me, un brasiliano, un francese e un romeno, più un australiano poi rimpiazzato da un uzbeko». Maturità diversa, estraneità ai riti della vita comunitaria degli sportivi cinesi. «Passano ore insieme senza far niente prima e dopo gli allenamenti. Noi stranieri abbiamo ottenuto che questo ci fosse risparmiato». GOL – «Ne ho segnati due. Uno in campionato, ma abbiamo perso 2-1. L’altro in Champions: 5 maggio, una partita speciale, abbiamo battuto il Kawasaki, il mio 3-1 al 90’ è stata la rete della sicurezza. Con i giapponesi, poi… Anche se forse la mia miglior partita è stato lo 0-0 in casa con i coreani che ora sono in semifinale».
CONSIGLI – «I compagni me ne chiedono, ma occorre essere cauti. Sono orgogliosi, non bisogna sembrare quello che insegna. Però poi osservano come mi preparo, come mangio. Qualcosa passa. Resta il gap da colmare. Ed è frustrante constatare che quasi sempre a tutti qui le cose vanno bene come stanno».
L’ULTIMO MATCH – «Oggi con il Canton non ci giochiamo nulla. Possiamo arrivare quinti o sesti, siamo fuori dalla zona Champions. Peccato non aver fatto risultato, ma società e allenatore son contenti della stagione».
IL FUTURO – «A Tianjin avrebbero voluto che rimanessi ma desidero tornare a Verona, la mia città». Si fece grande nell’Hellas, passò alla Roma, quella dello scudetto 2001. «Ma a Verona manco dal ’96. E poi c’è la famiglia: mia moglie, quattro figli. Sono volato in Italia più di una volta al mese, in aprile son venuti loro, però è complicato». Il rientro, a 35 anni, potrebbe persino voler dire l’addio al calcio. Intanto la maglia numero 30 del Teda Tianjin cambierà proprietario. Che ricapiti a un ex campione d’Italia, a un ex nazionale azzurro, non sarà facilissimo.
Corriere.it - 31 ottobre 2009
Maurizio Molinari per “La Stampa – Economia & Finanza”
Le economie di Stati Uniti e Cina sono a tal punto interdipendenti da essere oramai diventate un’unica realtà. A sostenerlo è «Superfusion», il saggio firmato dall’economista Zachary Karabell che tiene banco a Wall Street come nei centri studi – il «Council on Foreign Relations» gli ha dedicato una seduta di approfondimento ad hoc – perché documenta l’esistenza di «Chinamerica» come di una fonte di ricchezza unica, con un pil combinato che in alcune circostanze arriva ad essere oltre la metà di quello dell’intero Pianeta.
«Il libro di Karabell è una sorta di Bibbia del G2» riassume Stephen Roach, presidente di Morgan Stanley in Asia, e in effetti la tesi di fondo è che l’anno della recessione globale ha fatto decollare «Chinamerica» per due ragioni convergenti: senza gli oltre 800 miliardi di dollari in buoni del Tesoro Usa detenuti dalle banche cinesi sarebbe stato assai arduo per l’amministrazione Obama stabilizzare il proprio sistema finanziario così come senza gli acquisti di beni «made in China» da parte dei consumatori americani Pechino nel 2008 non sarebbe riuscita ad accumulare le riserve che le hanno consentito di sostenersi, mettendosi al riparo dalla recessione globale fino a chiudere l’anno con una crescita del pil dell’8 per cento.
Alla base della «super-fusione» c’è dunque l’interscambio commerciale fra i due giganti che si affacciano sull’Oceano Pacifico, che nel 2007 ha toccato i 410 miliardi di dollari creando un motore di consumi che non ha eguali. La tesi di Karabell è che tale processo iniziò con la scelta fatta dal presidente Bill Clinton, negli anni Novanta, di non condizionare gli scambi commerciali al rispetto dei diritti umani – come gli Stati Uniti avevano invece fatto con l’Urss durante la Guerra Fredda – ed ora Barack Obama continua sulla stessa strada, come la recente decisione di posticipare l’incontro con il leader tibetano Dalai Lama ha confermato.

NYON – Dai campionati alla Champions League: sull’Europa del calcio sta per abbattersi un nuovo scandalo. Dopo aver registrato delle irregolarità in 40 partite disputate negli ultimi quattro anni, a novembre la Uefa svelerà “il maggiore sistema di corruzione di tutti i tempi”. Ad annunciarlo, in un’intervista al giornale olandese “Het Algemeen Dagblad”, è Karl Dhont, l’uomo incaricato dal governo di Nyon di indagare sulle possibili irregolarità nel calcio europeo. Secondo Dhont, la Uefa è in possesso di “prove concrete” di anomalie relative a partite sia dei campionati nazionali che di turni eliminatori di Champions ed Europa League.
In questo sistema di corruzione sarebbero coinvolti soprattutto club dell’est europeo ma non solo. Sotto accusa ci sarebbe anche una squadra belga e altre società dell’Europa occidentale e meridionale. “Salve” le formazioni olandesi anche se Dhont ha rivelato che sono state fatte delle indagini sulla gara tra il Nac Breda e gli armeni del Gandzasar, giocata per l’Europa League a luglio e finita 6-0 a favore degli olandesi. In merito a questo incontro era stato notato un volume “sospetto” di scommesse ma alla fine non sono state trovate prove che dimostrassero che si trattasse di una gara truccata.
11 ottobre 2009
Da HWUpgrade :
Blizzard rende nota la grandezza del progetto World of WarCraft, rivelando le cifre tecniche e quelle che riguardano lo staff che serve per mantenere attivo un sistema così grande. World of WarCraft è stato lanciato il 23 novembre 2004 e da quel momento sono state create più di 7600 quest, 70 mila magie e 40 mila personaggi non giocanti.
Il team di sviluppo è diviso in 30 dipartimenti. Quello che si occupa della programmazione è composto da 32 persone ed è a sua volta diviso in altri team che si occupano rispettivamente dei sistemi, degli strumenti, del gameplay, della gestione dei server e dell’interfaccia di gioco. Il dipartimento artistico, invece, è composto da 51 persone che si occupano dei personaggi, dei dungeon e degli scenari. Complessivamente, per World of WarCraft sono state scritte 5,5 milioni di linee di codice.
Le persone che lavorano sulla parte cinematica, e che quindi realizzano le sequenze pre-renderizzate che fanno da introduzione a World of WarCraft e le sue espansioni, oltre che i trailer per la pubblicizzazione del gioco, sono 123. Il team che si occupa dell’audio ha creato più di 27 ore di musica.
L’originale World of WarCraft conteneva 2600 quest, The Burning Crusade ne ha 2700 e Wrath of the Lich King 2350. Nelle fasi di beta testing sono stati corretti complessivamente 180 mila bug. Gli sceneggiatori hanno scritto 360 mila stringhe e circa due milioni di parole. Attualmente, World of WarCraft è localizzato in dieci lingue.
Venendo alla parte tecnica, per tenere in piedi World of WarCraft servono 13250 blade server, 75 mila CPU core e 112,5 terabytes di blade RAM. I computer impiegati complessivamente sono oltre 20 mila e lo spazio su disco rigido occupato dai contenuti di World of WarCraft è di 1,3 petabytes. Il team che si occupa della gestione dei server web controlla circa 900 mila file web. Inoltre, c’è un team apposito che ha il compito di monitorare gli utenti che tentano di usare dei cheat. Il gruppo che sta alle spalle di World of WarCraft conta anche 340 manager e 2056 game master.
In totale, servono oltre 4600 persone per fare in modo che World of WarCraft continui a funzionare. Blizzard, inoltre, ha attualmente offerte di lavoro per 221 posti.
Commenti recenti