PECHINO — L’economia e i consessi internazionali, certo. Il G2 sino-americano, naturalmente. E i PhD di marca statunitense, britannica e australiana che ritornano in Cina, scalano le aziende e si moltiplicano nei ministeri. La Repubblica Popolare sa che la lingua della globalizzazione, l’inglese, dev’essere anche la sua. Ma, al di là delle eccellenze, gli sforzi non sono ancora premiati da limpidi successi. L’inglese dei cinesi è una lingua a parte, spesso comprensibile, tante volte irresistibile. Con il «Chinglish», però, la Cina comincia a fare i conti. Le città, ad esempio, si mettono a ripulire insegne e targhe esplicative: lo ha fatto Pechino prima delle Olimpiadi del 2008, ora ci si mette Shanghai pensando all’Expo del prossimo anno. Ci pensa qualche comico che ironizza su se stesso e la sua gente.
Si prenda il caso di Huang Xi. In America lo conoscono come Joe Wong. Ha 39 anni e fa ridere. Non nei sottoscala: è stato ospite allo show di David Letterman, la massima consacrazione per gli intrattenitori. Il prossimo anno si esibirà davanti a Barack Obama. Il personaggio di Wong è un cinese trapiantato negli Usa, ed è anche un «nerd», goffo ed esposto alle asperità di un mondo crudele. In fondo, Huang Xi scherza su se stesso, anche lui è nato in Cina. Attinge agli stereotipi dei cinesi, nei quali si riconoscono gli studenti asiatici che affollano i campus, lui stesso ha ammesso in un’intervista di sentirsi «a metà strada. Sono orgoglioso di essere un cinese che cerca di trovare posto in America». Sta provando anche in patria, ma «è come ripartire da zero». Manca il pepe del conflitto fra le lingue, appunto. Conflitto che a Shanghai è in pieno corso.
Come ovunque in Cina, le insegne contengono strafalcioni, parole mal tradotte, anche nei dettagli più banali, «ant» (formica) invece di «and» (la congiunzione «e»), o la raccomandazione di «non sparare a letto» («not fire in bed»), anziché «non fumare» («no smoking»). La municipalità di Shanghai ha incaricato squadre di studenti di rintracciare tutti gli errori che velerebbero con una patina di ridicolo l’Expo, che aprirà il primo maggio 2010 e punta a essere la più visitata di sempre. La Bbc, con la divertita spocchia dei maestri, sorride degli affanni degli shanghainesi, il suo corrispondente ha indicato la sua frase preferita in quella che ha letto nella metropolitana: «Se vi rubano, chiamate subito la polizia» («if you’re stolen, call the police at once»). A Pechino, la cura pre-olimpica ha funzionato un po’ sul piano ufficiale, per nulla su quello privato, dai menu dei ristoranti alle toilette fino ai musei.
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Il Chinglish è da tempo diventato una sorta di sottogenere della letteratura umoristica: il tedesco Oliver Lutz Radtke, ad esempio, ha dedicato all’argomento due libretti, messi insieme grazie alle fotografie colte in giro per la Cina (vedi il bancomat chiamato «cash recycling machine», macchina per il riciclaggio di denaro) e continua a integrare la collezione sul suo sito Chinglish.de. Non che sia proprio elegante sorridere degli infortuni altrui. Ma se è la lingua del mondo, allora l’inglese deve essere pronto a stare al gioco e a prestarsi alle manipolazioni creative dei cinesi. È la globalizzazione. Lo sa il comico Huang Xi, lo sanno i volenterosi correttori di Shanghai.
Il Corriere.it
26 agosto 2009
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