Xi Ciao – Agenzia matrimoniale cinese a Rovigo

9 11 2009

ROVIGO (3 ottobre) – Si chiama “Xi Ciao” ed è un’agenzia matrimoniale che propone solo giovani spose cinesi ai suoi clienti, anche italiani. L’ha aperta a Rovigo il signor Huang Ying, cinese come la signorina “Luisa” – nome italiano e occhi a mandorla – che propone il book con le fotografie e le caratteristiche delle candidate mogli.

Le future spose si possono scegliere fra le cinesi che sono già in Italia, ma l’agenzia matrimoniale è anche in grado di “reperirle” direttamente in Cina, sia pure con tempi più lunghi. Il titolare o la signorina Luisa contattano la ragazza indicata nel “catalogo” dal cliente, italiano o cinese che sia, il quale ovviamente paga per il servizio ricevuto nella speranza di aver trovato la donna giusta.





Lo schifo persiste #24

2 11 2009
31 Ottobre 2009 Il Foglio

Il Nobel per la Pace Barack Obama ha appena firmato il più grande piano di spesa militare della storia del mondo” (Washington Post di giovedì). Il National Defense Authorization Act, che il presidente americano ha varato con una cerimonia solenne alla Casa Bianca, ammonta a 680 miliardi di dollari e stanzia venticinque milioni in più rispetto all’ultimo bilancio del guerrafondaio George W. Bush. In termini reali, dicono gli esperti di Washington, la spesa militare di Obama è maggiore di quella delle guerre stellari di Ronald Reagan e, se il presidente dovesse decidere, come è probabile, di inviare altri soldati in Afghanistan, la spesa militare aumenterà ancora di più. Il bilancio del Pentagono di Obama è il più grande della storia degli Stati Uniti anche senza considerare il costo delle guerre in corso. E, tra l’altro, non è finita qui perché la procedura di stanziamento dei fondi federali è soltanto cominciata: ora tocca alle potenti commissioni di “appropriation” del Congresso assegnare i soldi e, di solito, in questa fase la spesa aumenta, non diminuisce. Obama aveva minacciato il veto se il Congresso avesse mantenuto i programmi per gli aerei F22, per i nuovi motori degli F35 e per gli elicotteri presidenziali di fabbricazione italiana, ma la legge di bilancio firmata mercoledì mantiene la spesa per gli F35 (mentre al gruppo Finmeccanica restano le commesse per 38 aerei da trasporto, la partecipazione alla produzione degli F35 e la possibilità di installare cannoni italiani sui nuovi cacciatorpedinieri). Il Nobel Obama non ha battuto ciglio, e ha firmato: del resto il complesso industriale militare americano è la più formidabile garanzia di pace e libertà nel mondo.

Christian Rocca per Il Foglio





Tommasi, addio alla Cina

1 11 2009

PECHINO – Fischio finale. Damiano Tommasi torna a ca­sa, Verona, addio alla Cina. Og­gi l’ultima partita. Il Teda Tianjin perde il pilastro del suo centrocampo e la Repubbli­ca Popolare il primo e unico calciatore italiano che ne abbia calcato i campi. Se ne venisse­ro altri, in futuro, troverebbe­ro da seminare: «È un calcio acerbo». Che non a caso pro­prio in queste settimane la lea­dership sportiva (e non) di Pe­chino vuole veder crescere, punta dallo smacco di vedere già approdate al Mondiale su­dafricano le due Coree e il Giappone, ma non la propria nazionale.

STAGIONE – Otto mesi, che significano un campionato e la Champions asiatica. «Quel che mi porto dietro – racconta – è l’aver provato a conoscere la Ci­na da dentro. Avvertire la diffe­renza fra due mondi. Imparare a ridimensionare quello che noi magari prendiamo troppo sul serio. Quello che mi aspet­tavo: la mancanza di pianifica­zione, anche nel breve perio­do. Lo sforzo maggiore: la co­municazione. Perché più che tradurre, occorre decodificare. Anche in campo, con i compa­gni. E l’interprete non basta».

STRANIERI – Tianjin è la cit­tà a mezz’ora di treno da Pechi­no, dove fino agli anni Quaran­ta l’Italia ebbe una concessione coloniale, in parte rimasta in piedi e restaurata. «E con gli italiani che oggi lavorano a Tianjin ho fatto gruppo. In squadra invece legavo con gli stranieri: oltre a me, un brasi­liano, un francese e un rome­no, più un australiano poi rim­piazzato da un uzbeko». Matu­rità diversa, estraneità ai riti della vita comunitaria degli sportivi cinesi. «Passano ore in­sieme senza far niente prima e dopo gli allenamenti. Noi stra­nieri abbiamo ottenuto che questo ci fosse risparmiato». GOL – «Ne ho segnati due. Uno in campionato, ma abbia­mo perso 2-1. L’altro in Cham­pions: 5 maggio, una partita speciale, abbiamo battuto il Kawasaki, il mio 3-1 al 90’ è stata la rete della sicurezza. Con i giapponesi, poi… Anche se forse la mia miglior partita è stato lo 0-0 in casa con i corea­ni che ora sono in semifinale».

CONSIGLI – «I compagni me ne chiedono, ma occorre esse­re cauti. Sono orgogliosi, non bisogna sembrare quello che insegna. Però poi osservano co­me mi preparo, come mangio. Qualcosa passa. Resta il gap da colmare. Ed è frustrante con­statare che quasi sempre a tut­ti qui le cose vanno bene come stanno».

L’ULTIMO MATCH – «Oggi con il Canton non ci giochia­mo nulla. Possiamo arrivare quinti o sesti, siamo fuori dalla zona Champions. Peccato non aver fatto risultato, ma società e allenatore son contenti della stagione».

IL FUTURO – «A Tianjin avrebbero voluto che rimanes­si ma desidero tornare a Vero­na, la mia città». Si fece grande nell’Hellas, passò alla Roma, quella dello scudetto 2001. «Ma a Verona manco dal ’96. E poi c’è la famiglia: mia moglie, quattro figli. Sono volato in Ita­lia più di una volta al mese, in aprile son venuti loro, però è complicato». Il rientro, a 35 an­ni, potrebbe persino voler dire l’addio al calcio. Intanto la ma­glia numero 30 del Teda Tianjin cambierà proprietario. Che ricapiti a un ex campione d’Italia, a un ex nazionale az­zurro, non sarà facilissimo.


Corriere.it -  31 ottobre 2009





Superfusion

20 10 2009

Maurizio Molinari per “La Stampa – Economia & Finanza”

Le economie di Stati Uniti e Cina sono a tal punto interdipendenti da essere oramai diventate un’unica realtà. A sostenerlo è «Superfusion», il saggio firmato dall’economista Zachary Karabell che tiene banco a Wall Street come nei centri studi – il «Council on Foreign Relations» gli ha dedicato una seduta di approfondimento ad hoc – perché documenta l’esistenza di «Chinamerica» come di una fonte di ricchezza unica, con un pil combinato che in alcune circostanze arriva ad essere oltre la metà di quello dell’intero Pianeta.

«Il libro di Karabell è una sorta di Bibbia del G2» riassume Stephen Roach, presidente di Morgan Stanley in Asia, e in effetti la tesi di fondo è che l’anno della recessione globale ha fatto decollare «Chinamerica» per due ragioni convergenti: senza gli oltre 800 miliardi di dollari in buoni del Tesoro Usa detenuti dalle banche cinesi sarebbe stato assai arduo per l’amministrazione Obama stabilizzare il proprio sistema finanziario così come senza gli acquisti di beni «made in China» da parte dei consumatori americani Pechino nel 2008 non sarebbe riuscita ad accumulare le riserve che le hanno consentito di sostenersi, mettendosi al riparo dalla recessione globale fino a chiudere l’anno con una crescita del pil dell’8 per cento.

Alla base della «super-fusione» c’è dunque l’interscambio commerciale fra i due giganti che si affacciano sull’Oceano Pacifico, che nel 2007 ha toccato i 410 miliardi di dollari creando un motore di consumi che non ha eguali. La tesi di Karabell è che tale processo iniziò con la scelta fatta dal presidente Bill Clinton, negli anni Novanta, di non condizionare gli scambi commerciali al rispetto dei diritti umani – come gli Stati Uniti avevano invece fatto con l’Urss durante la Guerra Fredda – ed ora Barack Obama continua sulla stessa strada, come la recente decisione di posticipare l’incontro con il leader tibetano Dalai Lama ha confermato.

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L’Inter puo’ ragionevolmente sperare nella Champions a tavolino

13 10 2009

NYON – Dai campionati alla Champions League: sull’Europa del calcio sta per abbattersi un nuovo scandalo. Dopo aver registrato delle irregolarità in 40 partite disputate negli ultimi quattro anni, a novembre la Uefa svelerà “il maggiore sistema di corruzione di tutti i tempi”. Ad annunciarlo, in un’intervista al giornale olandese “Het Algemeen Dagblad”, è Karl Dhont, l’uomo incaricato dal governo di Nyon di indagare sulle possibili irregolarità nel calcio europeo. Secondo Dhont, la Uefa è in possesso di “prove concrete” di anomalie relative a partite sia dei campionati nazionali che di turni eliminatori di Champions ed Europa League.
In questo sistema di corruzione sarebbero coinvolti soprattutto club dell’est europeo ma non solo. Sotto accusa ci sarebbe anche una squadra belga e altre società dell’Europa occidentale e meridionale. “Salve” le formazioni olandesi anche se Dhont ha rivelato che sono state fatte delle indagini sulla gara tra il Nac Breda e gli armeni del Gandzasar, giocata per l’Europa League a luglio e finita 6-0 a favore degli olandesi. In merito a questo incontro era stato notato un volume “sospetto” di scommesse ma alla fine non sono state trovate prove che dimostrassero che si trattasse di una gara truccata.

11 ottobre 2009





WOW ecco i numeri di WoW

30 09 2009

Da HWUpgrade :

Blizzard rende nota la grandezza del progetto World of WarCraft, rivelando le cifre tecniche e quelle che riguardano lo staff che serve per mantenere attivo un sistema così grande. World of WarCraft è stato lanciato il 23 novembre 2004 e da quel momento sono state create più di 7600 quest, 70 mila magie e 40 mila personaggi non giocanti.

Il team di sviluppo è diviso in 30 dipartimenti. Quello che si occupa della programmazione è composto da 32 persone ed è a sua volta diviso in altri team che si occupano rispettivamente dei sistemi, degli strumenti, del gameplay, della gestione dei server e dell’interfaccia di gioco. Il dipartimento artistico, invece, è composto da 51 persone che si occupano dei personaggi, dei dungeon e degli scenari. Complessivamente, per World of WarCraft sono state scritte 5,5 milioni di linee di codice.

Le persone che lavorano sulla parte cinematica, e che quindi realizzano le sequenze pre-renderizzate che fanno da introduzione a World of WarCraft e le sue espansioni, oltre che i trailer per la pubblicizzazione del gioco, sono 123. Il team che si occupa dell’audio ha creato più di 27 ore di musica.

L’originale World of WarCraft conteneva 2600 quest, The Burning Crusade ne ha 2700 e Wrath of the Lich King 2350. Nelle fasi di beta testing sono stati corretti complessivamente 180 mila bug. Gli sceneggiatori hanno scritto 360 mila stringhe e circa due milioni di parole. Attualmente, World of WarCraft è localizzato in dieci lingue.

Venendo alla parte tecnica, per tenere in piedi World of WarCraft servono 13250 blade server, 75 mila CPU core e 112,5 terabytes di blade RAM. I computer impiegati complessivamente sono oltre 20 mila e lo spazio su disco rigido occupato dai contenuti di World of WarCraft è di 1,3 petabytes. Il team che si occupa della gestione dei server web controlla circa 900 mila file web. Inoltre, c’è un team apposito che ha il compito di monitorare gli utenti che tentano di usare dei cheat. Il gruppo che sta alle spalle di World of WarCraft conta anche 340 manager e 2056 game master.

In totale, servono oltre 4600 persone per fare in modo che World of WarCraft continui a funzionare. Blizzard, inoltre, ha attualmente offerte di lavoro per 221 posti.





Un Fiorino !

25 09 2009

Record di sconti: Fiorino a 3990 euro

Grazie alla somma di promozioni Fiat, incentivi alla rottamazione
e bonus metano il prezzo di listino passa da 12.950 euro a meno di 4000
Record di sconti: Fiorino a 3990 euro





Intel Core i7 Mobile !!!

24 09 2009

Intel Core i7 Mobile e Core i7 Mobile Extreme Edition: questi i nomi ufficiali dei processori quad core a die monolitico che equipaggeranno la sesta generazione Centrino alla quale è dedicato un intero articolo in uscita proprio nella giornata di oggi. Fino ad oggi indicati dal nome in codice Clarksfield, i nuovi processori portano l’architettura Nehalem a 45nm all’interno dei PC portatili, utilizzando per giunta il nome ufficiale dei processori per destkop ma arricchiti della dicitura Mobile.


A sinistra il chipset P55 (sebbene a singolo chip…) – A destra la CPU

Adattate agli scenari notebook, utilizzando ad esempio un socket a 989 pin al posto dell’LGA-1156, le nuove CPU ricalcano quasi per intero le caratteristiche dei processori Core i7 già presenti sul mercato, mantenendo al contempo il TDP a circa 45W per le versioni Mobile e 55W per la versione Mobile Extreme Edition. Integrato nelle nuove CPU il controller memoria di dipo dual-channel DDR3-1333 (Extreme Edition) e DDR3-1066, motivo per cui, anche nella declinazione mobile, viene meno l’esigenza di utilizzare un chipset costituito da North Bridge e South Bridge. Fra le caratteristiche principali in ottica prestazionale ritroviamo le tecnologie Intel Hyper-Threading e Intel Turbo Boost, già ampiamente documentate e discusse sulle pagine di Hardware Upgrade.

Hyper-Threading, riassumendo in breve, permette di far riconoscere al sistema ben 8 core logici, pur essendo in presenza di 4 core fisici. A trarne beneficio saranno tutte quelle applicazioni che traggono giovamento dalla presenza di processori multi-core, mentre per quelle che continuano a sfruttare un solo core viene in aiuto la tecnologia Turbo Boost.

Questa tecnologia permette di effettuare un overclock dinamico in base alle esigenze del sistema. Un’operazione che avviene su tutti i core in maniera conservativa, ma che si fa più audace quando ad essere utilizzati due core oppure solo uno. E’ in quest’ultimo caso che Turbo Boost effettua un overclock davvero sensibile, tanto da portare guadagni in termini di GHz di frequenza fino al 75%. Intel infatti, per il modello di punta Core i7-920XM Mobile Extreme Edition, dichiara operatività a singolo core fino a 3,2GHz, contro i 2GHz nominali della CPU.

Siamo ovviamente in situazioni limite, motivo per cui è lecito attendersi margini di overclock dinamico ben più contenuti, ma vi è comunque da segnalare questa importante introduzione nel mondo mobile, in un periodo in cui il PC portatile sta sostituendo man mano i PC desktop anche per la produttività personale in ambito multimediale.

Core i7-920XM Extreme Edition Core i7-820QM Core i7-720QM
Frequenza base 2GHz 1,73GHz 1,6GHz
Frequenza max Turbo Boost 3,2GHz 3,06GHz 2,8GHz
Cache L3 in MB 8 8 6
TDP 55W 45W 45W
Prezzo per 1000 unità $1054 $546 $364

Nella tabella abbiamo riassunto le caratteristiche principali delle CPU, denominate Core i7-920XM Extreme Edition, Core i7-820QM e Core i7-720QM. Per la CPU Extreme Edition, come di consueto, vale la regola empirica del prezzo esorbitante all’esordio. Si può notare infatti che per volumi di 1000 pezzi agli OEM si parla di oltre 1000 Dollari USA, motivo per cui è lecito attendersi prezzi davvero elevati per i portatili che ne faranno uso, almeno nelle settimane seguenti. Praticamente la metà il prezzo della CPU Core i7-820QM, mentre si assesta sui 364 Dollari USA la CPU più tranquilla del lotto.

Fonte: HWUpgrade





Capitan Scirea se ne ando’ 20 anni fa

2 09 2009

Il 3 settembre 1989 un incidente stradale tolse la vita a uno dei più grandi difensori di tutti i tempo. Il ricordo dell’amico e compagno di squadra alla Juve e in nazionale: “Quell’inutile viaggio in Polonia di MAURIZIO CROSETTI


TORINO – Zoff, sono già vent’anni.”Tornavamo da Verona in pullman, la Juve aveva vinto 4-1, il casellante disse che era successo qualcosa a Scirea, io risposi è impossibile, a quest’ora sarà già a casa che dorme”.

Invece era morto su una strada polacca.
“Allenavo la Juve, Gaetano era il mio vice. Era andato a vedere i nostri avversari di Coppa, lui non era convinto che fosse necessario, nemmeno io lo ero, ma Boniperti aveva insistito ed era giusto così. Il destino è invisibile”.

Chi era Gaetano Scirea? Cos’era?
“Un uomo. Era il suo stile. Non la forma, lo stile. Era serenità, chiarezza e pulizia. Era convincente anche quando si arrabbiava così di rado, non perdeva mai il controllo. Una persona sempre misurata e tranquilla. Diceva solo cose autentiche, ponderate”.

Ricorda quando lo conobbe?
“Arrivava dall’Atalanta, un ragazzone taciturno, buonissimo. All’inizio mi sembrava troppo perfetto per essere vero: a volte i timidi appaiono meglio di quello che sono, vale anche per me. Invece era così sincero e puro, senza sovrastrutture. Aveva il pudore delle parole, così raro sempre e di più adesso, in mezzo a questo boato”.

In campo, inarrivabile.
“Perché era sempre lui, era la sua continuazione. Dicono che in partita ti trasformi: fesserie, in partita sei tu e basta. E conta l’istinto, lì non esiste il freno dell’intelligenza, viene fuori il profondo. E il profondo di Scirea era Scirea”.

Mai un’espulsione, eppure giocava in difesa.
“Gli bastavano la classe e la pulizia del gioco. Mai visto uno così elegante, con la testa così alta. E la purezza del tocco era purezza morale. Questi sono uomini importanti, che magari non segnano un’epoca perché non gridano. Ma quanta ricchezza”.

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A me lo dicono…

26 08 2009

PECHINO — L’economia e i consessi internazionali, cer­to. Il G2 sino-americano, natu­ralmente. E i PhD di marca sta­tunitense, britannica e austra­liana che ritornano in Cina, scalano le aziende e si molti­plicano nei ministeri. La Re­pubblica Popolare sa che la lingua della globalizzazione, l’inglese, dev’essere anche la sua. Ma, al di là delle eccellen­ze, gli sforzi non sono ancora premiati da limpidi successi. L’inglese dei cinesi è una lin­gua a parte, spesso compren­sibile, tante volte irresistibile. Con il «Chinglish», però, la Ci­na comincia a fare i conti. Le città, ad esempio, si mettono a ripulire insegne e targhe esplicative: lo ha fatto Pechi­no prima delle Olimpiadi del 2008, ora ci si mette Shanghai pensando all’Expo del prossi­mo anno. Ci pensa qualche co­mico che ironizza su se stesso e la sua gente.

Si prenda il caso di Huang Xi. In America lo conoscono come Joe Wong. Ha 39 anni e fa ridere. Non nei sottoscala: è stato ospite allo show di Da­vid Letterman, la massima consacrazione per gli intratte­nitori. Il prossimo anno si esi­birà davanti a Barack Obama. Il personaggio di Wong è un cinese trapiantato negli Usa, ed è anche un «nerd», goffo ed esposto alle asperità di un mondo crudele. In fondo, Huang Xi scherza su se stes­so, anche lui è nato in Cina. Attinge agli stereotipi dei cine­si, nei quali si riconoscono gli studenti asiatici che affollano i campus, lui stesso ha am­messo in un’intervista di sen­tirsi «a metà strada. Sono or­goglioso di essere un cinese che cerca di trovare posto in America». Sta provando an­che in patria, ma «è come ri­partire da zero». Manca il pe­pe del conflitto fra le lingue, appunto. Conflitto che a Shanghai è in pieno corso.

Come ovun­que in Cina, le insegne conten­gono strafalcioni, parole mal tradotte, anche nei dettagli più banali, «ant» (formica) in­vece di «and» (la congiunzio­ne «e»), o la raccomandazio­ne di «non sparare a letto» («not fire in bed»), anziché «non fumare» («no smo­king»). La municipalità di Shanghai ha incaricato squa­dre di studenti di rintracciare tutti gli errori che velerebbe­ro con una patina di ridicolo l’Expo, che aprirà il primo maggio 2010 e punta a essere la più visitata di sempre. La Bbc, con la divertita spocchia dei maestri, sorride degli af­fanni degli shanghainesi, il suo corrispondente ha indica­to la sua frase preferita in quella che ha letto nella me­tropolitana: «Se vi rubano, chiamate subito la polizia» («if you’re stolen, call the poli­ce at once»). A Pechino, la cu­ra pre-olimpica ha funziona­to un po’ sul piano ufficiale, per nulla su quello privato, dai menu dei ristoranti alle toilette fino ai musei.

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Il Chinglish è da tempo di­ventato una sorta di sottoge­nere della letteratura umori­stica: il tedesco Oliver Lutz Radtke, ad esempio, ha dedi­cato all’argomento due libret­ti, messi insieme grazie alle fo­tografie colte in giro per la Ci­na (vedi il bancomat chiama­to «cash recycling machine», macchina per il riciclaggio di denaro) e continua a inte­grare la collezione sul suo sito Chinglish.de. Non che sia proprio elegante sor­ridere degli infortu­ni altrui. Ma se è la lingua del mondo, al­lora l’inglese deve es­sere pronto a stare al gioco e a prestarsi al­le manipolazioni cre­ative dei cinesi. È la globalizzazione. Lo sa il comico Huang Xi, lo sanno i volenterosi corret­tori di Shanghai.

Il Corriere.it
26 agosto 2009